La Vita Cattolica

Giovedì 03 Aprile 2014

 

Europa politica cercasi disperatamente

di Roberto Muradore - Segretario generale Cisl di Udine

Quei Paesi europei che, per il fatto di avere un'economia più in salute e uno Stato meno indebitato, ritengono di poter fare a meno degli altri e di non dover farsi carico delle altrui critiche situazioni sbagliano in quanto l'ideologia del «egoismo autosufficiente» è gravida di conseguenze negative non solo per le persone e le comunità ma anche per i singoli Stati e la stessa Europa. Ciò non toglie, però, che facciano bene ad esigere che nei Paesi in cui si è scialacquato, in modo anche vergognoso, non lo si possa fare più. In Italia, ad esempio, da quando la produttività non è cresciuta tanto quanto i consumi privati e pubblici, si sono utilizzati malamente e colpevolmente gli strumenti dell'inflazione, della svalutazione e del debito pubblico: il privato (imprese e anche cittadini) si è arricchito sulle spalle di uno Stato sempre più inguaiato dai debiti. Ricchezza privata, squallore pubblico!

In Germania, invece, si è praticata la cosiddetta «economia sociale di mercato» e cioè si è trovato un equilibrio tra Stato e mercato, tra produzione e consumo. Va ricordato, comunque, che nella seconda metà del secolo scorso nel vecchio continente si è complessivamente realizzato il punto più alto del rapporto tra crescita della ricchezza (mercato) e giustizia sociale (welfare), tra capitale (impresa) e lavoro (sindacato). Questo sistema di tutele statuali e sociali rischia di svanire se non si afferma la consapevolezza che, in un quadro profondamente mutato, urgono riforme radicali e che si deve ritornare a produrre tanto quanto si consuma, siano essi beni pubblici o privati.

Senza, con ciò, ricadere nella sciagurata ideologia dello sviluppo infinito. Non possono, poi, essere il solo mercato e la sola moneta unica a rilanciare e riqualificare l'economia e la società europea. Urge una maggiore e reale integrazione politica delle nazioni europee poichè, se il mondo è oramai lo spazio del mercato, l'Europa rappresenta lo spazio politico da percorrere e realizzare per il bene dei singoli Stati, delle loro società e delle loro economie. Senza più Europa politica non ce n'è per nessuno, nè per chi oggi sta bene o benino, nè per chi è in crisi più o meno grave. Urge cambiare strada per affermare un'Europa in grado di offrire ai suoi cittadini giustizia sociale e benessere, pena il riproporsi di vecchi e nuovi nazionalismi e fascismi e il dilagare di populismi che trovano un terreno comune proprio nell'antieuropeismo. D'altronde per questi il gioco è facile in quanto l'Europa si è trasformata da sogno a incubo e da opportunità a minaccia! Va, però, sfatata la vulgata per cui la causa delle attuali difficoltà sia stata l'introduzione della moneta unica e va detto con franchezza che il malessere economico e sociale è il risultato, tanto tragico quanto ovvio, delle successive scelte sbagliate di politica economica.

Ma per gli Stati europei è preferibile vedersi sottrarre la propria sovranità dalla ingovernata e rapace finanza speculativa oppure cederla per costruire una vera Europa, che possa decidere per sè e di sè e anche contare di più nello scenario mondiale? Un'Europa delle Regioni, intesa e vissuta nei territori e nelle comunità, valorizzandone le specificità e non eliminandole! È il tempo di scelte indifferibili, pena il venire meno delle ragioni stesse dell'Europa: sistemi fiscali coerenti, sistemi di tutele sociali omogenei, tassazione delle transazioni finanziarie, crescita della domanda interna, sviluppo dell'economia verde, project bond, euro bond...

E basta con una dogmatica, crudele e letale «austerità», senza, ovviamente, abbandonare un doveroso e utile rigore nella gestione delle risorse pubbliche che non vanno più sprecate. Il «fiscal compact» così com'è, senza profonde correzioni, uccide le nazioni come l'Italia che dovrebbe per vent'anni trovare circa 50 miliardi di euro all'anno per rientrare dal debito pubblico. Se così fosse, tra molto meno di vent'anni l'Italia sarà morta e, con essa, l'Europa tutta. Non è supponenza o presunta superiorità affermare che senza la cultura e la civiltà del vecchio continente tutto l' «occidente», così come evoca il suo stesso nome, sia davvero destinato al tramonto.

Come ha ricordato il Direttore nell'editoriale della settimana scorsa, è giunta l'ora di sfatare i dogmi neo liberisti e tardo marxisti secondo i quali tutto ciò che non è economia e materia è impedimento e sovrastruttura, frenanti la libera potenzialità del mercato e il realizzarsi di una giusta società (?), tanto indistinta quanto frustrante per le persone. Ma va disvelata anche l'infondatezza e la pericolosità dell'attuale narrazione circa l'oggettività, quindi l'ineluttabilità, dei processi economici. Questa narrazione bugiarda è figlia di una visione determinista per cui le cose accadono perchè «devono» accadere ma anche e soprattutto di quella furbizia, ignavia e cinismo di troppa parte dei gruppi dirigenti che, piegati su se stessi e i loro privilegi, sono assoggettati ai poteri forti. Ma la politica in particolare non dovrebbe avere a cuore e rispondere al popolo e non alle varie lobbies e potentati economici e finanziari?

Roberto Muradore
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