Messaggero Veneto

Domenica 06 Gennaio 2013

 

Export in picchiata: meno 7,1 per cento nell’area friulana

Il dato elaborato dalla Cisl riguarda i primi 9 mesi del 2012.
La previsione: i disoccupati toccheranno quota 20mila.

Esportazioni in calo del 7,1% nei primi nove mesi del 2012 per l’area friulana. E, stando agli studi della Cisl, il 2013 non inizia davvero sotto migliori auspici. Tutta colpa della crisi del manifatturiero. Una crisi che inevitabilmente si traduce nella perdita di posti di lavoro. Da via Ciconi azzardano anche una stima: nel 2013 saranno 20 mila i disoccupati.

«I dati sull'export regionale sono negativi, ma la notizia peggiore è il calo delle esportazioni nella provincia di Udine, pari a un meno 7,1%, originato soprattutto dal calo del comparto metalmeccanico, cuore del manifatturiero friulano», spiega il segretario generale della Cisl Udine, Roberto Muradore. «Nel 2012 si sono superati i 15 mila mobilitati del 2011 – aggiunge – e i lavoratori sospesi, temporaneamente coperti dalla cassa integrazione, nel periodo da gennaio a novembre del 2012 sfiorano le 14 mila unità».

L’elenco di Muradore sembra un bollettino di guerra: «Secondo Unioncamere l'economia regionale perde il 2,1% di reddito nel 2012 e, complessivamente nel periodo 2008-2012 perde un totale del 7,6%. Sono 2,3 i miliardi di euro persi rispetto al 2008, sempre in termini di prodotto interno lordo, il 70% dei quali a danno del settore manifatturiero. I lavoratori disoccupati sono saliti dai 18mila del 2007 ai 28mila del 2011, ai 35mila del 2012 e nel 2013 diventeranno almeno 40mila». Una situazione difficile che si alimenta della crisi del manifatturiero: «E’ il cuore economico del Friuli – aggiunge Muradore – e per sostenerlo era stato creato il Comitato provinciale dell’economia e del lavoro. Uno strumento pensato dai sindacati Cgil, Cisl e Uil e avallato da tutti i soggetti economici e sociali della provincia. Un modo per fare sistema e andare a contare rispetto alle scelte di politiche economiche di questa regione. Era stato prodotto anche un documento che però non ha inciso a livello regionale». Ecco allora la scelta di uscire dal comitato. «Non vogliamo piegarci a inutili passerelle – protesta Muradore –. Il governatore Tondo non si è mai fatto vivo, disconoscendo un momento importante della vita politica ed economica della nostra regione».

«A essere mancate sono le politiche attive per il lavoro - denuncia Muradore -. Con il governo Illy anche Cgil, Cisl e Uil hanno avuto un atteggiamento subalterno e con Tondo, vista la sua contrarietà alla concertazione, non c’è stato un vero dialogo che, per essere tale, esige reciprocità. Servono passi decisi quali la definizione di nuovi assetti istituzionali adeguati allo scopo, la facilitazione dell’accesso delle imprese alle risorse e ai progetti comunitari e nazionali e l’adeguamento degli strumenti operativi in funzione di tali scelte. Scelte imposte dalla nostra caratteristica di regione più internazionalizzata d’Italia, dalla necessità di creare nuove opportunità di lavoro e per dare un futuro ai giovani».

Michela Zanutto

Roberto Muradore
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