FESTA DELLA LIBERAZIONE 25 APRILE 2015

A nome di CGIL CISL e UIL porgo un cordiale saluto alle autorità civili, militari e religiose, alle numerose rappresentanze delle associazioni e a tutti i cittadini oggi convenuti per celebrare il 70° anniversario della Festa della liberazione e della Resistenza.

Anche noi vogliamo dedicare un affettuoso pensiero al partigiano Compagno Rapotez che recentemente ci ha lasciati: era bello vederlo ogni anno qui con noi in prima fila, fiero ed orgoglioso del suo passato di partigiano….. e così vogliamo continuare a ricordarlo.

Sono trascorsi 70 anni da quando i nostri padri e i nostri nonni hanno combattuto e spesso dato la vita per consegnarci un paese libero e proiettato verso un futuro di democrazia, benessere e equità sociale.

Un futuro di libertà e democrazia è anche ciò che cercano disperatamente le tante donne i tanti bambini e i tanti uomini costretti a fuggire dai loro paesi oppressi da dittature, da guerre fratricidi e massacri inusitati che richiamano alla nostra mente le stesse drammatiche situazioni che hanno combattuto i nostri nonni con la Resistenza.

Noi non potremmo celebrare degnamente la nostra festa della liberazione e della resistenza senza esprimere la più convinta solidarietà a quelle popolazioni. E anche da questa Piazza lanciamo un accorato appello ai Governi di tutto il mondo affinché trovino le giuste soluzioni politiche per porre fine al più presto alle drammatiche tragedie del mediterraneo.

Ma torniamo alla nostra festa della liberazione e della resistenza.

Ci potremmo chiedere se ha ancora un senso oggi, celebrare avvenimenti tanto lontani nel tempo e dai tanti problemi che assillano ormai tutti i ceti sociali, quando tutto ciò che è stato conquistato in tanti anni a duro prezzo sembra svanito e più che di “celebrazioni” si sentirebbe il bisogno di “rivendicazioni”.

Rivendicare il diritto al lavoro perché lo dice la preziosa Carta Costituzionale scritta dopo la liberazione;

Rivendicare la pari dignità sociale e l’eguaglianza davanti ad una giustizia non sempre equa ed imparziale.

Rivendicare una tutela sociale per i più deboli, per gli inabili, anch’essa garantita dalla nostra Costituzione.

Ma come si conciliano questi principi con la disoccupazione dilagante, con la precarietà del lavoro giovanile, con una giustizia farraginosa, forte con i deboli e debole con i forti, con la mancanza di tutele per le categorie sociali più fragili (anziani, disabili) avendo smantellato negli ultimi anni il sistema del welfare nazionale?

La Costituzione Italiana, nata dopo la Liberazione e la Resistenza, per la quale i nostri padri e i nostri nonni hanno combattuto e dato la vita, sembra essere diventato un libro dei sogni, una chimera irrealizzabile; il Paese annaspa, stretto nella morsa di una pesantissima crisi economica che morde ancora nonostante i timidi segnali di ripresa dell’economia e da una corruzione pericolosamente diffusa in tutto il paese: Roma capitale, Mose, Expo, tanto per citare i casi più clamorosi.

Il sistema politico è ripiegato su sé stesso e sui propri privilegi, e non appare all’altezza di affrontare i problemi reali del Paese.

Anche l’Europa, fin’ora più attenta alle politiche economiche e finanziarie, che ad un progetto politico di lungo respiro, sta camminando a velocità diverse e fatica a darsi regole condivise e solidali.

Ma in questa Italia ferita non manca il coraggio di chi resiste e lotta ogni giorno: sono le famiglie che sono diventate il vero sistema di welfare e con spirito solidale si sostengono tra generazioni e credono nella vita, nonostante tutto; gli imprenditori che, con grande fatica, non si arrendono allo sfascio; sono i giovani che resistono alla precarietà, i volontari che si impegnano per il bene delle proprie comunità:

Ma la corda è troppo tesa, la povertà avanza anche nel ceto medio e le troppe incertezze rendono il clima collettivo pesante e preoccupante.

Abbiamo bisogno di segnali positivi, che restituiscano fiducia alla gente, semplifichino la nostra vita quotidiana, facciano ripartire l’economia e tutto il mondo del lavoro, soprattutto nel settore manifatturiero che è sempre stato la colonna portante della nostra economia, almeno fino a quando qualcuno ha inusitatamente teorizzato la possibilità di generare ricchezza e benessere prescindendo dal lavoro.

Abbiamo bisogno di restituire dignità alle persone, energia e forza al mondo imprenditoriale; abbiamo bisogno del sostegno di una classe dirigente che pensi al bene collettivo.

Ecco allora che i termini Liberazione e Resistenza che hanno caratterizzato l’ultima guerra, assumono oggi nuovi significati. Liberazione non da un nemico, non dalla guerra, bensì dall’individualismo e dall’intolleranza, dall’apatia e dalla rassegnazione, dalla disonestà, dalla corruzione, dai comportamenti inaccettabili che sono diventati brodo di cultura di una società superficiale e tutt’altro che solidale.

Dobbiamo Resistere: alla corruzione, alla tentazione di prevalere sugli altri e di chiuderci in noi stessi, di perdere la fiducia in un futuro che non può e non deve essere privo di speranza e di prospettive positive.

Se ci arrendessimo di fronte alle difficoltà renderemmo vano il sacrificio di tanti uomini e donne che con coraggio hanno affrontato i periodi più bui della storia e dato la loro vita per consegnarci un’Italia libera, democratica e unita.

Tocca a noi onorarne la memoria e raccogliere il testimone per promuovere ed alimentare una società giusta ed equa che ci renda tutti uguali in diritti e dignità.

VIVA LA RESISTENZA, VIVA LA LIBERAZIONE….
VIVA IL FRIULI!
VIVA L’ITALIA LIBERA ED ONESTA!

Elvio Di Lucente
Elvio Di Lucente
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