FIM

Federazione Italiana Metalmeccanici
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Messaggero Veneto

Mercoledì 06 Febbraio 2013

 

Fabbriche in crisi a rischio 3.500 posti

La denuncia della Cisl: la cassa integrazione sta per finire e la ripresa non c’è.
Da domani il congresso che porterà alla nascita della Fim della provincia di Udine.

Nasce la Fim della provincia di Udine. Il sindacato cislino dei metalmeccanici ha infatti deciso di unire in un’unica segreteria la Fim Cisl dell’Alto Friuli e quella dell’Udinese e della Bassa Friulana. La decisione sarà ufficializzata domani e dopodomani nella due giorni di congresso in programma all’hotel Belvedere di Tricesimo. Significativo lo slogan dell’evento: “Uniti, per un sindacato più forte”. Oltre a poter contare di più (con 3.500 iscritti la Fim provinciale sarà tra le prime 15 in Italia) il nuovo organismo consentirà anche notevoli risparmi con un solo segretario e la possibilità di razionalizzare i costi migliorando nel contempo i servizi.

Queste almeno le intenzioni della Fim che si unisce anche per poter affrontare al meglio la crisi. Perché secondo il segretario della Fim Cisl di Udine, Sergio Drescig (che rimetterà il suo mandato in attesa delle decisioni del congresso al pari del collega dell’Alto Friuli, Marco Palese) «mai come in questo momento c’è bisogno di un’azione forte per rilanciare l’economia e contrastare le conseguenze della crisi».

Solo negli ultimi due anni, secondo la Fim, nel settore metalmeccanico sono saltati 500 posti di lavoro. «Le aziende da più di 30 dipendenti che hanno chiuso i battenti sono addirittura 21 - continua Drescig - sempre tenendo presente soltanto il biennio 2011-2012». Ma a preoccupare di più il sindacato sono i lavoratori in cassa integrazione. «Stiamo parlando di almeno 3.500 persone - sottolinea - e in molti casi, che stiamo monitorando con attenzione, gli ammortizzatori sociali non potranno essere ulteriormente prorogati. Questo significa che centinaia di persone rischiano di ritrovarsi in breve tempo in mobilità, l’anticamera della disoccupazione». Ecco perché la Cisl chiede alla politica e alle istituzioni misure forti per favorire la ripresa e il reinserimento di chi, vittima della crisi, si trova a uscire dal mondo del lavoro anche in età avanzata.

Nei giorni scorsi era stato lo stesso segretario della Cisl di Udine, Roberto Muradore a evidenziare le difficoltà del manifatturiero: «I dati sull'export regionale sono negativi, ma la notizia peggiore è il calo delle esportazioni nella provincia di Udine, pari a un meno 7,1%, originato soprattutto dal calo del comparto metalmeccanico, cuore del manifatturiero friulano che è il principale motore della nostra economia. Per sostenerlo era stato creato il Comitato provinciale dell’economia e del lavoro. Uno strumento pensato dai sindacati Cgil, Cisl e Uil e avallato da tutti i soggetti economici e sociali della provincia che però è stato ignorato a livello regionale». Tanto che la Cisl ha deciso di abbandonare il comitato.

Cristian Rigo

 
 

Mercoledì 06 Febbraio 2013

 

SINDACATO. Congresso Fim Cisl

«Bomba sociale da disinnescare»

METALMECCANICI. «La situazione nel 2013 si presenta drammatica per l’occupazione in Friuli».
LE PROPOSTE. Un piano industriale basato sulla ricerca e sulla professionalità.
LA SITUAZIONE. Tra 3300 e 3500 attualmente le persone in cassa integrazione.
LE VERTENZE. Delocalizzazione da evitare all’Abs. Alla Mangiarotti un silenzio che preoccupa.

Metalmeccanica dell'Udinese e della Bassa Friulana: dall'inizio della crisi, quindi da quattro anni a questa parte, non ci sono segnali di ripresa. Anzi: la recessione non ha portato che a un peggioramento, con aumento dei lavoratori rimasti senza occupazione e tra le 3300 e le 3500 persone attualmente in cassa integrazione; 21 le fabbriche chiuse definitivamente.

«Le previsioni per il 2013? Non sono buone». A un giorno dal primo congresso della Fim-Cisl della Provincia di Udine, che si terrà domani e venerdì all'Hotel Belvedere di Tricesimo, il Segretario della Fim-Cisl Udine e Bassa, Sergio Drescig, ripercorre le tappe della crisi che hanno visto sfortunata protagonista anche l'industria metalmeccanica di quest'area.

«Un dato su tutti: il nostro operato, in questo lasso di tempo, si è concentrato per l'80% sulla gestione dell'emergenza. Per il nuovo anno i dati di previsione sono pessimi: si parla di una sorta di stabilizzazione solo nel secondo semestre del 2014 e si tratta comunque di una previsione azzardata, poiché ormai, si naviga a vista e lo scenario può mutare in ogni momento. Indicazioni del tutti simili emergono parlando con gli stessi addetti commerciali delle imprese che non riescono a intravvedere un futuro di ripresa. Viviamo tempi segnati da enormi difficoltà che continuano a peggiorare. Basta pensare ai dati Inps del gennaio 2013 in termini di ore di ammortizzatori sociali utilizzati: quello che è da poco terminato è stato il peggiore mese dall'inizio della crisi. Se la tendenza non si inverte rischiamo concretamente di veder trasformate le posizioni di 3500 persone oggi cassaintegrate in uomini e donne senza più un lavoro, né supporto economico. Una bomba sociale».

Cosa fare? «Come Fim-Cisl abbiamo fatto una serie proposte: più investimento su ricerca e sviluppo, maggiore collaborazione tra aziende e università, aggregazione delle piccole e medie imprese, investimenti sulla professionalità dei lavoratori. E, poi, ci vuole un piano industriale, supportato dalla politica regionale; un piano che tracci delle linee guida precise e indichi con chiarezza dove e come investire, in quali comparti, per risollevare un settore che è strategico».

Che fare per allentare la stretta creditizia? «In questi anni di crisi, il rapporto con le istituzioni nella gestione delle vertenze più importanti non ha portato a frutti positivi: la sensazione è che gli Enti siano impotenti, che non abbiamo gli strumenti giusti per poter intervenire. Ci fa arrabbiare l'aspetto del credito, che non fa più credito: le finanziarie della nostra Regione non stanno facendo più il loro mestiere, cioè quello di supportare le aziende. Si stanno comportando come delle vere e proprie banche».

Quali sono, oggi, le vertenze che preoccupano maggiormente il sindacato? «Abs da una parte, per la salvaguardia di 1200 dipendenti diretti e altrettanti nell'indotto, con un incremento di 300 unità a ultimazione dell'elettrodotto. La nostra azione mira a evitare la delocalizzazione della produzione. Altra questione delicatissima la Mangiarotti, su cui da un mese è calato un silenzio assordante: chiederemo un incontro alla proprietà da fissare entro fine febbraio».

Paola Treppo

 
 

Mercoledì 06 Febbraio 2013

 

DELEGATI. Saranno 100 i partecipanti eletti nelle fabbriche.

Si fondono Alto Friuli e Bassa

Con 3500 iscritti la Fim friulana risulta tra le prime 10 in Italia

«Il congresso che prende avvio domani - spiega Drescig - rappresenta il primo punto di arrivo di un percorso democratico che ha visto coinvolti buona parte dei nostri iscritti in più di un centinaio di aziende a cui sono state illustrate le linee programmatiche che la Fim della provincia di Udine seguirà nel futuro mandato e che hanno votato i 100 delegati che partecipano al congresso, con diritto di parola e di voto».

Nella relazione, che sarà curata dalle segreterie uscenti, si tratteranno, tra gli altri, i temi di crisi, contrattazione, ambiente e sicurezza. Col congresso, Fim-Cisl diventa una sola, con la fusione Alto Friuli e Udine/Bassa Friulana. «Uniti saremo più organizzati ed efficienti, a favore del lavoratore. Conseguenza dell'operazione la creazione di una Fim con 3500 iscritti, una delle prime 10 in Italia sotto il profilo numerico».

Causa anche la crisi, gli iscritti Fim sono aumentati molto negli ultimi anni: si è passati da 2200 nel 2009 a 2500 di oggi, con 45 nuove aziende sindacalizzate: «possiamo quindi dire, con dati alla mano, che la tutela del sindacato oggi coinvolge un numero molto più alto di maestranze. Quello che adesso vogliamo e che tutti gli iscritti abbiamo un ruolo più importante nel sindacato, perché è grazie a loro che il sindacato esiste e grazie a loro il sindacato firma accordi e contratti a tutela di tutti i lavoratori».

Una sfida da vincere, come è diventata realtà per tutti, in Italia, la proposta avanzata in origine da Fim-Cisl Udine per la maggiore tutela economiche per i lavoratori che hanno malattie gravi.

 
 

Mercoledì 06 Febbraio 2013

 

UNITÀ SINDACALE.

«Gravi i contrasti con la Fiom ma a livello locale si opera insieme»

Fim-Cisl e Fiom-Cgil: quali i rapporti tra le due categorie? «Nella mia relazione sottolineo come l'unità sindacale sia un valore importante, fondamentale, da perseguire - specifica Drescig -. Ci rendiamo conto della guerra che c'è al livello nazionale, per la posizione diversa assunta su alcune tematiche. È giusto che esistano delle opinioni contrastanti e che ci sia un costruttivo confronto, altrimenti esisterebbe, come in altri Paesi, un sindacato unico. C'è da dire, però, che ormai da troppi anni le distanze si stanno allargando e che la situazione, in questo modo, rischia di diventare pericolosa. Il sindacato tutto rappresenta la base e non è il caso di farsi la guerra, in generale. In particolare diventa dannoso in questo momento delicato, segnato da una profonda crisi economica».

Drescig sottolinea comunque come, a livello locale, Fim e Fiom abbiamo sempre operato in maniera più che unitaria per la salvaguardia dei posti di lavoro e per l'accoglimento delle istanze dei lavoratori nelle varie sedi in cui si sono incontrate per affrontare una vertenza. «Si auspica il raggiungimento dell'unità prima di tutto a livello confederale e quindi a livello di categoria».

Sergio Drescig
Sergio Drescig
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