Messaggero Veneto

Venerdì 24 Aprile 2015

 

Fasin di bessoi è un freno allo sviluppo

di Giovanni Da Pozzo - Presidente della Camera di commercio di Udine

Il prosciutto di San Daniele “sposa” il sushi. Chef friulani si sfidano con piatti innovativi, fatti di prodotti e “filosofie” orientali e locali insieme. Sono due articoli del Messaggero Veneto di due giorni fa e, mi si può ribattere, parlano di sinergie e “ibridazioni” create apposta perché c'è Far East Film Festival. Perciò prendo un altro titolo, stesso giorno: «Friulani? Noi ci sentiamo cittadini del mondo». Il ritratto che i nostri giovani fanno di sé secondo un’indagine realizzata dalle scuole della Bassa. Per non parlare degli articoli, nazionali e locali, riguardo un altro tema, diversissimo ma cruciale: i migranti.

Mi permetto questa breve e certo incompleta rassegna stampa perché mi ha colpito molto la coesistenza di questi articoli con il dibattito sulla specialità e l’autonomismo, che nella medesima giornata sembrava l’unico proiettato non al futuro ma agli anni ’80: Gianni Bravo, mio predecessore in Camera di Commercio, diceva di non capire perché io consideri superati il “made in Friuli”, così come il “fasin di bessôi”. Premesso che li considero grandi conquiste, importantissimi quando sono stati coniati, voglio evidenziare che non sono io a ritenerli superati: è la realtà di oggi, è la realtà che pare prospettarsi in futuro. E i titoli del giornale ne sono eco.

Non mi addentro in consigli tecnici sulla difesa della specialità, su cui si sta impegnando la presidente Serracchiani, della quale ho apprezzato gli interventi, assieme ad altri, come quelli sempre limpidissimi di Sergio Cecotti. Vorrei solamente evidenziare un elemento: il dibattito che si sta sviluppando non può avere i piedi conficcati nel passato. Il mondo è cambiato, l’Italia è cambiata. La regione è cambiata. Non solo: il Friuli è cambiato e continua a cambiare – ne parliamo anche in Udine Economia, mensile della Cciaa, oggi in edicola proprio all’interno del Messaggero Veneto. I confini, anche “immateriali” ed emotivi, si trasformano. Gli equilibri territoriali mutano, complici le riforme, quelle degli enti locali e della sanità, della pubblica amministrazione, le Cciaa stesse, le categorie, i corpi intermedi di rappresentanza di cittadini e imprese. Con essi, cambiano le modalità di comunicazione e sensibilizzazione, di mobilitazione.

Il Fvg d’oggi è una regione con forte identità e indiscutibili radici, che però deve spalancare gli occhi e guardarsi bene dentro e attorno. Forse non è ancora chiaro a tutti che cos’è accaduto in questi ultimi 5-8 anni: una rivoluzione totale, costante, che ha destabilizzato le coordinate fondamentali dell’economia e della società. Le nuove tecnologie hanno dato l’abbrivio alla corsa, tanto in positivo quanto alla crisi. Per le nostre imprese è stato uno schiaffo scioccante: non è stato certo facile, non lo è tuttora purtroppo per molte, capire che tutto cambiava e sarebbe stato necessario reinventarsi, riposizionarsi, continuando a tenere sempre le antenne tese. Non è semplice neanche a parole: le imprese, e i lavoratori con loro, vivono una tensione costante. Spesso insostenibile. Ma hanno capito che non si torna indietro e pretendono interlocutori politici e istituzionali che li aiutino a compiere (almeno non ostacolino) la loro corsa verso il futuro. L’economia è globale, i punti di riferimento non sono più “soliti” né scontati. Le sfide sono europee e internazionali, lo sono tanto le minacce quanto le opportunità. Come possiamo pensare di fare ancora “di bessôi” nel Friuli d’oggi e domani? I nostri ragazzi si sentono cittadini del mondo. È il mondo, a portata di smartphone, lo spazio in cui si devono confrontare, anche stando qui. Ma anche noi “adulti” è meglio che capiamo che la realtà è questa e non c’è ritorno. Dobbiamo saper trasformare la crisi in opportunità e innovazione. È troppo facile fare i registi quanto si è spettatori o gli allenatori quando si guarda la partita dagli spalti. Il mondo è cambiato e chi si candida a governarlo ha un impegno enorme. Da questa realtà si deve partire anche per difendere la nostra identità. Indietro, purtroppo o per fortuna, non si torna.

Giovanni Da Pozzo
Giovanni Da Pozzo
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