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Messaggero Veneto

Mercoledì 22 Gennaio 2014

 

Fim Cisl: Italricambi, buco di 20 milioni

Cividale: la denuncia dei sindacati, che temono l’azzeramento del capitale sociale e conseguenze disastrose per i lavoratori

Peggio, molto peggio di quel che si poteva immaginare. Il "gioco", ormai, è a carte scoperte (per quanto di zone d'ombra, nella vicenda, ne restino più d'una): l'Italricambi di Cividale e Flagogna, precipitata nel baratro della crisi non per carenza di commesse - tutt'altro - bensì «per effetto di una moderna pirateria», ha bruciato «tutto il proprio patrimonio ed è indebitata per circa 20 milioni di euro. Si vocifera, fra l'altro, di un azzeramento del capitale sociale...».

Lo hanno reso noto, ieri, Fim e Cisl, nel corso di una conferenza stampa indetta sull'onda della bufera giudiziaria che ha travolto i vertici dell'azienda, accusati di evasione fiscale per un totale di oltre 3 milioni di euro. Pesantissimo l'affondo delle organizzazioni sindacali nei confronti di un sistema «che, finora, immaginavamo colpisse solo le multinazionali»: «L'esperienza Italricambi, purtroppo - ha evidenziato Roberto Muradore, segretario generale Cisl di Udine -, insegna che pure le piccole e medie imprese possono cadere nella rete della vergognosa logica dello shareholder value, della creazione, cioè, di valore per gli azionisti. Un meccanismo perverso, che arricchisce i dirigenti e svuota le fabbriche: non ci troviamo di fronte a imprenditori ma a volgari arraffoni, che rubano e se ne vanno con le tasche gonfie».

L'insufficienza dei controlli, ha rincarato il segretario regionale di Fim Cisl Sergio Drescig, non aiuta di certo. «La situazione - ha commentato - si ripercuote sui lavoratori, i 72 dell'Italricambi ma pure quelli della Weissenfels (controllata al 100% dall'azienda cividalese), attualmente "affittata" all'austriaca Pewag, che si sarebbe impegnata a rilevare l'attività». Si teme un effetto domino, insomma, e su più fronti. La preoccupazione principale è che la deriva possa avere effetti negativi sulle trattative in corso per il cambio della guardia all'Italricambi: c'è infatti una cordata italiana pronta, sembra, ad acquisire l'industria.

Proprio in ragione di un tanto è stato prorogato di un anno il contratto di solidarietà per il personale, provvedimento cui si aggiunge la dilatazione della cassa integrazione ordinaria per ancora un paio di mesi: il problema è che se finora («grossissima anomalia») la ditta ha sempre anticipato le quote ai dipendenti, pur soffocata da una penuria di liquidità che lo scorso agosto ha imposto lo stop della produzione, adesso non può più farlo. Conseguenza: i tempi per l'accreditamento degli stipendi sono destinati a dilatarsi drasticamente. «E c'è, dulcis in fundo, lo scandalo di un amministratore delegato che percepiva, si dice, compensi per 300 mila euro all'anno».

Lucia Aviani

 
 

Mercoledì 22 Gennaio 2014

 

Drescig (Fim): «Sistema troppo accondiscendente con gli impreditori "spavaldi"»

Italricambi, si teme l’effetto domino

L’amministratore della società sotto inchiesta proprietario anche delle Weissenfels

Grande preoccupazione, e anche tanta amarezza, da parte della Fim Cisl Fvg, per la situazione in cui è emerso esser finita la Italricambi, azienda ferma dal 2013 sia a Cividale che e Forgaria. Sulla società, infatti, indaga la Procura poiché pare che gli attuali proprietari, appoggiandosi a una sede fittizia in Lussemburgo, abbiano evaso il fisco per oltre 3 milioni di euro.

Che qualcosa non quadrasse se n'era accorto il segretario regionale Fim, Sergio Drescig: «non ci spiegavamo come una realtà come Italricambi, con nutrito portafoglio clienti, commesse mondiali, solidità strutturale, ben quotata, con un giro d'affari attorno ai 30 milioni di euro annui fino a 5 anni fa, con 72 maestranze in Friuli e 30 in Veneto, tracollasse da un giorno all'altro - dice -. Poi l'amara scoperta: a danneggiare l'azienda non sarebbe stata la crisi ma le operazioni finanziarie ora all'esame della magistratura. Pare, inoltre, che, mentre i lavoratori venivano messi sempre di più alle strette, l'amministratore delegato percepisse un compenso di 300mila euro l'anno».

Il debito è pesante: circa 20 milioni di euro. «Per tutti i dipendenti del gruppo, di recente è stato sottoscritto un accordo di cigo e di solidarietà per 12 mesi - spiega Drescig -, senza anticipo da parte dell'azienda, rispetto alla quale si vocifera un azzeramento del capitale sociale». «La vicenda è paradossale e insegna, purtroppo, come il sistema italiano sia troppo accondiscendente con gli imprenditori più "spavaldi": con quelli, cioè, che invece di investire sul lavoro, preferiscono la speculazione finanziaria".

Si teme pure un effetto «domino»: l'amministratore di Italricambi detiene, infatti, anche la proprietà delle Acciaierie Weissenfels di Tarvisio, attualmente cedute in affitto all'austriaca Pewag. «Quanto alla realtà che a Cividale e Forgaria produceva ricambi in acciaio antiusura per macchine movimento terra, non resta che sperare nella cordata tutta italiana, la cui identità resta ancora top-secret, che si sta interessando alla Italricambi. Faremo il possibile per la trattativa vada a buon fine».

 
 

Mercoledì 22 Gennaio 2014

 

CISL. Il sindacato attacca dopo la notizia dell’inchiesta a carico di tre vertici della holding Italricambi, dipendenti a casa da agosto

«Colpa della speculazione finanziaria»

DRESCIG: «SERVONO PIÙ CONTROLLI».
SI SPERA IN UNA CORDATA “TOP SECRET”

Dopo cassa integrazione e contratti di solidarietà, una nuova e brutta sorpresa per i dipendenti della Italricambi: l’inchiesta della procura di Udine a carico di tre dirigenti della holding societaria Tech.Int System (controllante della stessa Italricambi) che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata “esterovestita” in Lussemburgo per nascondere al fisco italiano oltre 3 milioni di imposte Ires e Irap nel 2006.

SPECULAZIONE. «Una situazione paradossale che insegna, purtroppo, come il sistema italiano sia troppo accondiscendente, salvo poi pentirsene, con gli imprenditori più "spavaldi" ovvero con quelli che, anzichè investire sul lavoro, preferiscono la strada ben più facile della speculazione finanziaria». La denuncia è stata lanciata ieri in conferenza stampa dal segretario della Fim Cisl del Friuli Venezia Giulia, Sergio Drescig, sottolineando il contesto che grava sulla storica azienda friulana (produttrice di ricambi in acciaio antiusura per macchine movimento terra) con 72 dipendenti nelle sedi di Cividale e Flagogna e altri 30 nella controllata Mtm di Gaiba, da agosto a casa. «Un imprenditore vero pensa al futuro della sua azienda e crea valore aggiunto - ha commentato Roberto Muradore, segretario generale della Cisl di Udine. - In casi come questo, invece, spremono quello che possono e se ne vanno con le valigie piene, senza dimostrare la minima responsabilità sociale».

IL DECLINO. Fino a cinque anni fa sotto il vecchio titolare - l’imprenditore Giancarlo De Martiis, che fondò l’azienda nel 1962 - la Italricambi vantava un nutrito portafoglio clienti, commesse mondiali e solidità strutturale, con un giro di affari attorno ai 30 milioni annui. «Era un'azienda accreditata sul mercato mondiale, ben quotata, in attivo e con una clientela consolidata, se non addirittura in crescita - prosegue Drescig. - Eppure malgrado la situazione florida, negli ultimi anni, pagando forse la crisi globale, l'azienda, venduta nel 2008 a un gruppo di banche, ha incominciato a vacillare, a non avere i soldi neppure per acquistare la materia prima, e il primo risultato sono stati i contratti di solidarietà e la cigo ordinaria per i dipendenti, da agosto scorso definitivamente a casa. Oggi il drammatico epilogo, con la scoperta che a danneggiare la Italricambi non sarebbe stata la crisi ma operazioni finanziarie attualmente al vaglio della procura di Udine. Senza contare che mentre accadeva tutto questo e i lavoratori venivano sempre più messi alle strette, sembra che l'amministratore delegato percepisse un compenso di 300mila euro all'anno, da far invidia allo stesso Marchionne, fatte le dovute proporzioni». Drescig chiede poi un’attività più intensa degli organi di controllo: «Se oggi emerge un’indagine su fatti del 2006, significa che ormai è troppo tardi per prevenire gli eventuali sviluppi negativi a danno dei lavoratori».

CIGO E SOLIDARIETÀ. «In tutti questi mesi in cui ci siamo battuti per i dipendenti di Italricambi - riprende Drescig - non capivamo come un'azienda sana potesse potesse trovarsi in una situazione del genere, cioè, potesse risultare improvvisamente compromessa nella sua attività malgrado gli ordini e la clientela storica». Il sindacato, inoltre, rileva un pesantissimo indebitamento: si parla di 20 milioni di euro. Proprio la scorsa settimana è stato firmato per tutti i dipendenti del gruppo l'accordo per la cigo e la solidarietà per un anno e senza anticipo da parte dell'azienda, rispetto alla quale si vocifera anche di un azzeramento del capitale sociale. Si teme anche l'effetto "domino", dato che l'amministratore di Italricambi detiene anche la proprietà di un'altra storica azienda friulana, le accierie Weissenfels di Tarvisio, attualmente cedute in "affitto" all'austriaca Pewag.

NUOVA CORDATA? Quanto al futuro, al sindacato e ai dipendenti non resta che sperare nella cordata tutta italiana, ma ancora top secret, che si sta interessando all'Italricambi. «Per quanto ci riguarda - assicura Drescig- faremo in modo che la trattativa possa andare a buon fine per garantire continuità a un'azienda strategica per il territorio e con una storia che non può essere cancellata con un colpo di spugna».

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