Messaggero Veneto

Giovedì 22 Novembre 2012

 

Finalmente il Fvg riparla di industria.

REGIONE
Torna il manifatturiero dopo nove anni di silenzi da parte delle Giunte sia di Illy sia di Tondo.

Di Fulvio Mattioni.

Toh, il manifatturiero, finalmente! L’economia reale torna di moda. E alla grande poiché è il riconfermato presidente degli Stati Uniti a riproporla. Dovendo dare una risposta all’America del bisogno di lavoro e di welfare che l’ha eletto, pensa di soddisfare entrambi rendendo nuovamente competitivo tutto il settore industriale ampliando la positiva esperienza fatta con il comparto dell’automobile. Un ritorno all’industria, dunque, ovvero alla parte più solida della old-economy che ha fatto lo sviluppo dei Paesi industrializzati (e del nostro Fvg) e che alimenta, ora, la crescita impetuosa delle economie emergenti. Auguro a tutti noi che questa moda possa contagiare l’Europa. Come? Facendo finalmente decollare l’iniziativa lanciata dalla Commissione Europea di una “politica industriale per l’era della globalizzazione”. Il rilancio dell’industria e della politica industriale accompagnato dalle risorse di “Europa 2020”, infatti, è l’unica chance che abbiamo per non morire di rigor severitatis.

Dopo “Industria 2015” (2006) del governo Prodi non si è più parlato di politica industriale perché secondo il governo Berlusconi l’Italia non ne aveva bisogno. E a nulla è valso che i presidenti di Confindustria Montezemolo e Marcegaglia e il presidente Napolitano fossero di ben altro avviso.

In Friuli Venezia Giulia si comincia a sussurrare la parola manifatturiero da parte di Confindustria dopo nove anni di deferente silenzio nei confronti dei governi regionali guidati dall’imprenditore Illy e dal coadiuvante Tondo. Deferenza nei confronti di una ricetta economica assente nel governo Illy che, ignorando la crisi industriale del 2002/2004, sognava innovazione e alta velocità; deferenza nei confronti di una ricetta economica volutamente assente del governo Tondo che, ignorando la crisi iniziata nel 2008 e tuttora in corso, si estranea con la terza corsia. Deferenza, però, che si abbina ad una partecipazione diretta al governo politico della nostra Regione da parte di esponenti apicali delle associazioni imprenditoriali - l’assessore alle attività produttive e l’assessore alle finanze nella giunta Illy - e alle cariche apicali delle società partecipate dalla Regione Fvg come la presidenza di Insiel (ancora giunta Illy) e di Mediocredito Fvg e Friulia spa nell’attuale governo Tondo. Partecipazione che, purtroppo, non ha giovato affatto al mondo delle imprese perché non ha impedito la lievitazione dei costi di tali strutture, la formazione di risultati reddituali insoddisfacenti o addirittura in perdita e il calo dei finanziamenti alle imprese. Ma se la partecipazione dei vertici delle associazioni industriali alla politica e alle presidenze varie non è riuscita a controbilanciare la mancanza di impegno in economia, ha favorito la condivisione (con la politica) di una comune mancanza di visione strategica e l’incapacità di cogliere i macrosegnali che indicavano l’esaurimento del economico positivo e, con esso, la dovizia di risorse presenti nel bilancio regionale. Nello specifico del settore, inoltre, non si è lavorato per controbilanciare il fenomeno della deindustrializzazione – che ha significato il calo del 20% del reddito industriale negli ultimi 10 anni, le oltre 1.300 imprese manifatturiere scomparse nel solo periodo 2000/2010, le 130 crisi aziendali rilevanti, i 7 mila lavoratori industriali mobilitati, i 10 mila lavoratori manifatturieri sospesi, i 10 mila licenziati - allestendo una politica industriale orientata alla nascita di nuove imprese.

In generale, è più importante il rilancio del manifatturiero regionale o la realizzazione della terza corsia? E’ auspicabile la rivendicazione di un Assessorato regionale dedicato all’industria con il compito di rendere facilmente accessibili i finanziamenti europei, l’erogazione in tempi brevi dei finanziamenti alle imprese, la facilitazione nell’acquisto di brevetti, il trasferimento tecnologico, l’internazionalizzazione delle imprese? E, con riferimento al sostegno agli investimenti in sviluppo delle imprese, è preferibile una Friulia per le imprese ed il lavoro o una Friulia pegno delle banche che debbono anticipare la liquidità per la 3a corsia? Un Mediocredito Fvg vetusto carrozzone ed una Finest spa che finanziano le imprese di altre regioni o le nostre? E che dire, infine, di una visione del futuro che pochi giorni orsono porta la nostra Confindustria a dire che vi sono ben cinque ragioni di ottimismo per il futuro industriale del Fvg e poche ore dopo a presentare dati statistici di propria fonte improntati al più cupo pessimismo?

Servono risposte ai quesiti generali sollevati, una proposta organica per il settore e progetti concreti che la sostanziano. Probabilmente prima, però, servono nuovi dirigenti del settore capaci di cogliere e rappresentare le esigenze delle imprese, desiderosi di dare un taglio netto agli intrecci ancillari con la politica e orgogliosi di fornire un contributo indispensabile al rilancio della nostra regione. Manifatturiero, certamente. Ma non basta la parola.

Fulvio Mattioni
Fulvio Mattioni
archivio

altre risorse: