Messaggero Veneto

Domenica 16 Febbraio 2014

 

Finanziarie, perdite per 59 milioni in 3 anni

Disavanzo record di Mediocredito, Finest e Friulia.
Indispensabile una revisione del sistema delle partecipate.
di Fulvio Mattioni

Una foto sul Messaggero Veneto del 5 febbraio scorso ritrae i sette relatori del convegno “Le partecipate: risorse o stipendifici”?, svolto di fronte ad una platea straboccante di cittadini interessati all’iniziativa promossa dal movimento politico Fare per fermare il declino. Vista la foto e appreso che il convegno è stato felicemente celebrato, rimane una curiosità che merita di essere soddisfatta: quale risposta é stata data alla fascinosa domanda?

Una parte del titolo lascia intuire che le partecipate possono essere un’opportunità allorché svolgono una funzione di traino dello sviluppo economico e dell’ammodernamento della macchina regionale. Perché? Perché è accaduto in Friuli Venezia Giulia. Ma poiché quel tempo è passato, l’altra parte del titolo si interroga sulla loro trasformazione in mero costo. E include anche l’ente Regione Fvg la cui istituzione è stata senza ombra di dubbio decisiva per il decollo dell’economia e della società regionale per almeno 30 anni. Ma la cui trasformazione in ente che gestisce direttamente ed in chiave burocratica molte politiche settoriali l’ha resa pletorica, inefficiente e costosa.

Lo scenario presente e futuro di risorse finanziarie pubbliche calanti, la compresenza di comparti pubblici in cui convivono un forte sottoutilizzo e una grave penuria di risorse umane, impongono di affrontare in modo organico sia la riforma del sistema Regione-Enti locali sia quella del sistema formato dalle società partecipate dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dagli Enti ed Agenzie regionali.

Si potrebbero così risolvere ben due paradossi. Quello della compresenza di una dotazione straboccante di personale regionale (ben 2 mila 801 lavoratori nel 2012), che è tale anche nelle Province e nei Comuni capoluogo, e la sua grave carenza negli oltre duecento piccoli e piccolissimi Comuni restanti. E quello del paradosso del Comparto unico del pubblico impiego regionale che doveva rendere possibile il decentramento di funzioni dalla Regione Friuli Venezia Giulia agli Enti locali, un’incompiuta da oltre 400 milioni di euro.

La riforma non può limitarsi, però, al solo Ente regionale ovvero al lato A del sistema, quello più visibile ancorché labirintico per la sua articolazione in migliaia di stanze e stanzette, in decine di piani e svariati palazzi. C’è, infatti anche un lato B - composto da 33 strutture e 3 mila 177 lavoratori - decisamente più opaco, costato oltre 270 milioni nel solo 2012, qualcosa come il 5,2 per cento delle spese effettive del bilancio regionale 2012.

Se aggiungiamo poi i 330 milioni spesi per il funzionamento dell’ente regionale si arriva a 6 mila lavoratori totali e a 600 milioni di spesa pubblica. Di quest’ultima non sono noti utilità, qualità dei servizi erogati e nemmeno se il corrispettivo pagato per il loro acquisto sia equo.

Perché no? Perché non esistono controlli né valutazioni a riguardo. Ma perché no? Perché non esiste un sistema informativo, un monitoraggio ed una valutazione della loro attività e dei risultati conseguiti. Manca, infatti, una visione complessiva ed integrata dell’apparato pubblico regionale. Nonostante le esortazioni della magistratura contabile ad addivenire ad un sistema integrato della finanza pubblica regionale, nulla si è mosso.

Di questo si è discusso nel convegno suddetto portando molti esempi concreti di società partecipate dalla Regione Friuli Venezia Giulia che hanno perso la loro funzione originaria e di altre che, in più, hanno accusato perdite di bilancio pluri-deca-milionarie. Basti citare Friuli, Finest e Mediocredito che, come si nota dalla tabella che pubblichiamo, nel periodo 2010-2012 hanno accumulato disavanzi per 59,3 milioni di euro.

Quale risposta alla domanda posta a titolo dell’iniziativa, dunque? Che la diversità tra l’essere (state) una opportunità o l’essere (diventate) uno stipendificio dipende dalla qualità, lungimiranza e capacità degli amministratori della cosa pubblica. Quali le eredità specifiche dell’era illyana e tondiana? Tra le più significative, iniziando dalla prima: le fallimentari esperienze di Friulia holding e dell’Agenzia regionale Turismo Fvg, la sciagurata soluzione scelta per Insiel spa, il Comparto unico. E della seconda era rilevano: l’acquisto regionale di Mediocredito Fvg anziché la sua annunciata privatizzazione (ereditandone così i buchi di bilancio da ripianare e gli oneri di ripetute ricapitalizzazioni pluri-deca-milionarie), i giochi di prestigio fatti con Promotur ed Agemont (i cui buchi di bilancio sono stati trasferiti all’interno del bilancio regionale), il rinnovo del Comparto unico e la folle decisione di far autofinanziare ad Autovie Venete spa la realizzazione della terza corsia plurimiliardaria che mette a rischio il bilancio della Regione Fvg per svariati anni.

Come fronteggiare lasciti così sgraditi ed insidiosi? Evitando soluzioni perditempo come i tavoli di consultazione che producono sempre e solo consultazioni permanenti ed evitando solitari interventi presi dai singoli assessorati a cui sono state attribuite le singole partecipate. Serve, invece, un sistema integrato permanente di conoscenza, monitoraggio e valutazione tecnica del sistema Regione, Partecipate, Enti e Agenzie regionali.

Serve una valutazione politica e provvedimenti conseguenti in materia da parte del Consiglio e della Giunta regionale. Perché? Perché serve addivenire alla formazione di un sistema pubblico regionale integrato capace di raggiungere gli obiettivi di finanza pubblica, orientato allo sviluppo anziché alla conservazione dei privilegi, decisamente meno costoso, che non perda soldi. Serve, anzi, urge. Eppur nulla si muove.

Fulvio Mattioni
Fulvio Mattioni
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