La Vita Cattolica

Mercoledì 07 Settembre 2016

 

Friuli da rigenerare sul fronte del lavoro

di Roberto Muradore segretario generale Cisl di Udine

Chissà se, nonostante la cupa fotografia scattata dall’Istat, la ripresa post agostana porterà con sé un incremento vero dell’economia e del lavoro. Corre l’obbligo di essere fiduciosi in un futuro migliore che sia, però, non troppo remoto poiché «nel lungo periodo saremo tutti morti».

È un bene che, finalmente abbandonato il progetto di una devastante alta velocità (Corridoio V), ci si concentri sull’unicità del nuovo posizionamento geo politico economico del Friuli-Venezia Giulia per valorizzarlo mediante una logistica che ha come assi centrali il sistema portuale e la Pontebbana (Corridoio Adriatico-Baltico). È altrettanto importante che il vicepresidente Sergio Bolzonello ricordi come una nuova piattaforma logistica non deve solo far «attraversare» i nostri territori, ma «fermare» occasioni di produzione e di lavoro. Concetti, questi, più volte espressi dall’Università di Udine, dalla Camera di Commercio di Udine, dall’Associazione Friuli Europa e dalla stessa Cisl di Udine.

L’Istat ha palesato come nel 2014 in Friuli-V.G. l’economia sia calata dell’1,3% e in Italia «solo» dello 0,3%. Questa forbice negativa potrebbe riconfermarsi nel 2015. Servono, quindi, azioni immediate, congiunturali, che precedono quelle riforme e quegli interventi strutturali, peraltro necessari, concretizzabili solo el medio-lungo periodo. Una situazione economica e lavorativa nostrana che la Cisl di Udine sta monitorando da anni e che anche recentemente ha avuto modo di approfondire in pubblici incontri sul reddito, sul lavoro e sul welfare locale.

I numeri, pochi e ufficiali, dicono di una realtà assai problematica. Nel periodo 2001-2014, in Regione, il Pil è calato del 7,7%, in provincia di Udine del 10,2% e in Italia dell’1,1%. Dal 2008, anno di inizio della crisi generale, il Friuli-V.G. ha perso il 14,4% del reddito e la provincia di Udine un pesantissimo 25%. Negli ultimi due anni in Regione l’occupazione non è cresciuta e in Italia è aumentata dell’1,2%.

Quanto già fatto dalla Regione, ad esempio Rilancimpresa, va bene ma si impone un ulteriore sforzo finalizzato alla ripresa dell’economia reale e all’aumento delle opportunità di lavoro.

La tragedia del terremoto subito dal Centro Italia ha riproposto drammaticamente il tema di un patrimonio immobiliare privato e pubblico per nulla sicuro, anzi! Già nel 2011 la Cisl di Udine, in una iniziativa denominata «Un’edilizia per dare valore al territorio e futuro alla comunità», aveva evidenziato l’opportunità e la necessità di mettere in sicurezza e di rendere meno energivore le abitazioni private e gli edifici pubblici della Regione, aveva rimarcato come fosse proprio il caso di smetterla con la cementificazione del territorio friulano che, invece, andava sistemato anche dal punto di vista idrogeologico. La Cisl di Udine, inoltre, aveva partecipato attivamente a una importante riunione organizzata dall’Associazione Friuli Europa presso l’Università degli Studi di Udine nel dicembre del 2014. In tale occasione il prof. Sandro Fabbro avanzò l’idea di un intervento massiccio e pluriennale della nostra Regione su tutto il patrimonio immobile esistente per rianimare un’economia locale in forte difficoltà e, conseguentemente, aumentare l’occupazione, oltre che per le finalità prima espresse. L’edilizia, infatti, induce attività e produzioni in molti altri settori (legno e mobilio, metalmeccanico, ecc…).

Un territorio da rigenerare, quindi, con un rilancio dell’economia nostrana e del lavoro in quanto gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione edilizia coinvolgono le piccole e medie imprese, proprio l’ossatura del manifatturiero locale.

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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