Giovedì 3 novembre 2011

 

FVG, LA CRISI DEL LAVORO E’ LA PRIMA EMERGENZA

di FULVIO MATTIONI

L’INTERVENTO

«Circola l’immagine di un Paese disamorato, privo di slanci, quasi in attesa dell’ineludibile. D’altronde, l’Italia non si era trovata tanto chiaramente dinanzi alla verità della propria situazione. Colpisce la riluttanza a riconoscere l’esatta serietà della situazione, amareggia il metodo scombinato con cui a tratti si procede. La situazione del lavoro, la disoccupazione, il precariato, l’inattività di molti giovani sono un assillo costante perché la dignità della persona passa per il lavoro riconosciuto nella sua valenza sociale. Bisogna allora reagire con freschezza di visione e nuovo entusiasmo!» Questa mia telegrafica versione della prolusione tenuta dal cardinal Bagnasco pochi giorni fa capire la centralità del lavoro per la persona e lega il futuro del Paese alla capacità di offrire lavoro ai giovani.

Il giorno dopo, Draghi, nel suo intervento alla giornata mondiale del risparmio, offre una chiave di lettura dell’attuale situazione economica semplice ed illuminante. Chiarisce, infatti, che “le misure non convenzionali adottate dall’Eurosistema impediscono l’aggravarsi degli squilibri finanziari ma non risolvono le cause di fondo che possono essere risolte solo da efficaci e durature politiche nazionali che promuovano una crescita capace di rimuovere gli squilibri delle finanze pubbliche.” Aumentare la crescita dell’economia richiede una riforma strutturale del lavoro: l’innalzamento dei livelli di partecipazione al lavoro, una maggiore equità nelle opportunità occupazionali e nelle prospettive di reddito (sbilanciate a favore dei lavoratori maturi), un sistema di sussidi di disoccupazione più equo e meno costoso.

La “Raccomandazione” di adottare politiche del lavoro per ridurre la disoccupazione, far crescere l’occupazione e far ripartire l’economia era già stata fatta all’Italia dal Consiglio dell’Unione Europea il 12 luglio. Il 5 agosto la lettera della Bce ribadisce l’esigenza e l’urgenza di adottare misure significative per accrescere il potenziale di sviluppo.

Misure di finanza pubblica, di maggiore concorrenza e – come evidenziato nel convegno organizzato dalla Ust Cisl di Udine il 28 ottobre scorso dal titolo “Il lavoro per il rilancio del Friuli” - misure di forte innovazione del mercato del lavoro. Il lavoro è la priorità dell’Italia e del FriuliVg? Lo pensano il 78,2% delle famiglie del Friuli Vg e quote analoghe di famiglie del nord-est e del nord-ovest.

Perché priorità lavoro? Sono due i motivi fondamentali. Il numero eccessivo di lavoratori che non lavorano, è la prima. Nel 2010 erano ben 3,4 milioni in Italia, oltre 61 mila in Friuli Vg di cui 28 mila in provincia di Udine: un numero doppio rispetto al 2007. Perché nel confronto con le maggiori economie europee non emerge la gravità di questi numeri? Perché il tasso di disoccupazione coglie solo parzialmente la situazione mercato/lavoristica nostrana. Il 10,1% di disoccupati dell’Area dell’Euro (nel 2010) rendiconta i posti di lavoro persi, lo stesso vale per il 9,8% della Francia, il 7,9% della Gran Bretagna e il 7,1% della Germania. All’8,4% dei disoccupati dell’Italia, al 5,7% del Friuli Vg e al 6% della provincia di Udine, invece, deve essere aggiunta la quota dei lavoratori mobilitati perché anch’essi disoccupati ancorché etichettati diversamente.

L’Italia sale, allora, al 10,6% di persone senza un posto di lavoro, il Friuli Vg all’8,5% e la provincia di Udine all’8,7%. Mancano ancora, però, i “sospesi dal lavoro” grazie alla cassa integrazione e guadagni che conserva il posto di lavoro in attesa che la crisi di mercato dell’impresa si risolva: se così non è, scaduto il periodo di sospensione, vi è la mobilità o la disoccupazione. Con questa terza componente, nel 2010, la quota di lavoratori che non lavorano sale al 13,6% in Italia, all’11,4% in Friuli Vg e all’11,7% in provincia di Udine. La seconda è l’insufficiente partecipazione al lavoro.

Se la crescita includa buona parte di quelli che possono lavorare o se, invece, tenda ad escluderne quote consistenti, lo segnala il tasso di occupazione che misura la quota di chi lavora tra quanti sono in condizione lavorativa. La strategia europea per l’occupazione aveva quantificato nel 70% il valore da raggiungere nel 2010. Ebbene, l’Italia si piazza al 25° posto tra i 27 paesi della UE con un valore pari al 56,9% e il nord non supera il 65%. Il Friuli V.G. si colloca all’ottavo posto nella graduatoria regionale italiana con il 63,6% (63,5% per la provincia di Udine) sopravanzato da Trentino A.A., Emilia R., Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto, Toscana e Marche, nell’ordine.à del Centri per l'Impiego, oggi affidati a personale precario.

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Fulvio Mattioni
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