Messaggero Veneto

Venerdì 21 Settembre 2012

 

Fvg, quattro scelte non rinviabili

di Fulvio Mattioni

Il governo tecnico è riuscito a salvare l’Italia dal fallimento perché ha fatto due cose fondamentali: dire la verità sull’entità della crisi dell’economia e della finanza pubblica e rassicurare la UE mettendo a posto i conti pubblici tramite la tassazione del reddito e dei consumi delle famiglie.

Ora sta cercando di tagliare i costi del settore pubblico e i finanziamenti alle Regioni suscitando la polemica tra le ordinarie e le speciali e tra le Regioni-formica e le Regioni-cicala. Il vincolo che il Governo deve rispettare, tuttavia, è d’acciaio perché si tratta di garantire il pareggio di bilancio inserito in Costituzione. Il tratto distintivo della politica di Monti risiede – dunque – nel suo forte legame con le istituzioni e le politiche comunitarie e nel rispetto rigoroso degli impegni assunti: la fase salva-Italia, peraltro, non è ancora superata ma è e rimarrà a lungo fase di quotidiana attualità. Il Fvg è alieno rispetto al quadro abbozzato? Pare di sì.

Mentre è chiaro da tempo che la crisi pluriennale che ci affligge è crisi di carenza di reddito e lavoro, per il governo del Fvg è e rimane prioritaria l’urgenza infrastrutturale preferendo guardare ad un lontano futuro piuttosto che affrontare il presente. Presente, però, che pone una sfida colossale rappresentata da un calo delle entrate del bilancio regionale di almeno 900 milioni, 500 dei quali necessarie alla finanzia statale e 370 regalate dal Fvg con l’accordo Tondo-Tremonti. Una riduzione delle entrate pari al 20% dell’intero bilancio e a 3 punti percentuali di PIL regionale, dice che niente può essere come prima e impone un cambiamento epocale della finanza pubblica regionale (bilancio regionale, sanità, enti locali, enti ed agenzie pubbliche, partecipate, costi della politica, ecc.).

La prima scelta è: cercare alleati con i quali condividere la sfida posta al nostro Fvg o fare da soli? Solo la riapertura allo Stato nazionale e alla UE possono consentirci di trovare una forte ispirazione e collegamento sia per le politiche di risanamento sia per quelle di sviluppo della nostra Regione. La Strategia Europa 2020, le iniziative Faro della CE, la nuova tornata dei Fondi comunitari sono le grandi ed uniche opportunità per rafforzare le politiche del lavoro, quelle per i giovani, per l’istruzione e la formazione, per la diffusione e l’utilizzo delle nuove tecnologie, per l’ambiente. Tutte assieme, infatti, consentiranno di raggiungere una maggiore inclusione sociale, un rafforzamento delle competenze e delle professionalità delle persone e una adeguata competitività del sistema pubblico e delle imprese. Per cogliere l’opportunità, però, serve un rapporto solido e leale di collaborazione con lo Stato che ponga fine all’anomalo contenzioso istituzionale alimentato dalla nostra Regione in questi anni. La prima scelta, dunque, è quella degli alleati istituzionali adeguati per fronteggiare la crisi.

La seconda scelta è di adeguare la macchina burocratica al compito di garantire l’effettivo raggiungimento di politiche di risanamento e sviluppo. L’elefantiaca struttura regionale, l’elevato indebitamento degli Enti Locali e gli sprechi del comparto unico del pubblico impiego possono essere risolti con una strategia unica: andare più vicino ai cittadini e alle imprese con la fornitura di servizi pubblici migliori.

La terza scelta è quella di riavvicinare i cittadini alla politica affrontando il tema della sobrietà di costi e comportamenti. All’esigenza morale, infatti, si accompagna quella economica di dover tagliare del 20% i costi di funzionamento del settore pubblico. Circostanza che – almeno in Fvg perché in qualche altra regione il 20% di tagli potrebbe essere solo un primo passo – azzera la possibilità di sprechi. E qui si può spaziare dalla riduzione consistente del numero dei consiglieri regionali e di alcuni loro privilegi quali la famigerata tabella b – riconoscendo che un passo importante è stato fatto passando al metodo contributivo con riferimento all’indennità di fine mandato – alla riduzione dei finanziamenti ai gruppi consiliari e al taglio delle società create negli ultimi 10 anni che vivono in un mercato “protetto” o del sostegno pubblico diretto. Che producono perdite e/o sofferenze bancarie e che, nonostante ciò, aumentano il proprio personale, i relativi costi e gli emolumenti agli amministratori. Un fenomeno che conta duemila occupati e diverse decine di società ed enti.

La quarta scelta dirimente è: che fare della terza corsia? Optare per una terza corsia faraonica che distruggerà ingenti risorse pubbliche regionali perché fondata su un piano finanziario ed una scelta politica insostenibili? Insostenibili perché il primo è basato su una visione del futuro improntata ad un ottimismo incontinente di crescita dell’economia e del costo dei pedaggi e la seconda al poco rassicurante far da soli con soldi presi a prestito da altri. Oppure una terza corsia che risolve le esigenze trasportistiche e del suo finanziamento? Quattro scelte di legislatura, insomma, che diano il segno di un ritorno alla realtà, di un impegno concreto nell’affrontarla e di lavorare in sintonia con il Paese e l’Europa.

Fulvio Mattioni
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