La Vita Cattolica

Giovedì 09 Aprile 2015

 

Genero: gli Stati generali prima che ci dissolviamo

La Chiesa Udinese, fedele alla storia del suo popolo, si mette ancora una volta a disposizione affinchè ritrovi le ragioni dell'unità, anzichè della dispersione. Lo ha fatto intendere a chiare lettere il vicario generale dell'Arcidiocesi, mons. Guido Genero, presiedendo la solenne celebrazione eucaristica a Cividale, in occasione della Fieste de Patrie dal Friûl 2015, lunedì 6 aprile.

La Santa Messa è stata concelebrata in marilenghe da mons. Genero e numerosi sacerdoti, alcuni anche in rappresentanza delle altre due diocesi del Friuli, Gorizia e Pordenone. «Ribadiamo e preserviamo la nostra identità - ha esordito il vicario generale -, nel rispetto di ogni gente, ogni territorio, ogni storia». Ma, ha aggiunto mons. Genero, «oggi serve una più forte intesa tra i friulani: c'è bisogno di una precisa proposta politica, culturale e sociale, di uno sforzo convergente sui punti che risultano essenziali per il bene del Friuli di oggi e di domani. Rinnovo, allora, una proposta che era stata lanciata - senza fortuna - già in passato: ci si organizzi per promuovere, almeno una volta all'anno, gli Stati Generali della Patrie dal Friûl, occasione per affrontare argomenti di interesse collettivo e per dar voce alla varietà di questa terra. Gli spunti che ne emergeranno andranno poi tradotti in opere politiche, appunto, culturali, economiche e pure ecclesiastiche». Con il vicario generale «la Vita Cattolica» ha affrontato in altre circostanze questi temi. Ma lo stesso mons. Genero ha voluto riprendere in prima persona la riflessione, e ripeterla a voce alta, considerata la delicatezza del momento.

Perchè, mons. Genero, si è spinto così avanti? Forse ha avuto modo di leggere la traduzione di Igino Piutti del «De Antiquitatibus Carneae» di Fabio Quintiliano Ermacora? «Ancora no, perchè?».

Perchè Ermacora, descrivendo la storia del Patriarcato di Aquileia fino al 1200 certifica di come i friulani fecero di tutto per farsi del male e per far tramontare una istituzione che aveva tentato per alcuni secoli di reggerli in libertà e democrazia. «Ci risiamo, dunque?».

«Veda lei». «La Chiesa ha, tra i suoi compiti, quello di promuovere la speranza. E non sarò certo io a fare il gufo. Ma cogliendo l'opportunità di una festa come quella della Patrie dal Friul ho inteso richiamare, anzi richiamarci tutti ad un senso più profondo di responsabilità nella condivisione. Il momento è delicato».

Intende riferirsi alla riforma degli enti locali che di fatto sembra lacerare il Friuli? «Come tutte le riforme, essendo frutto di mediazione, ha aspetti accettabili, altri un po' meno. Ma il lavoro che sta compiendo la Regione riflette la frammentazione che esiste nella società friulana: non solo a livello politico, anche sociale, culturale, economico. Non si riesce a trovare momenti di sintesi, neppure quando sarebbero indispensabili per il bene comune».

Perchè questo non rischi di essere un afflato proclamato nel deserto che cosa bisogna fare? Gli Stati Generali? «Ecco, appunto, è l'idea che mi sono permesso di suggerire a Cividale. Una volta l'anno proviamo ad autoconvocarci, noi friulani, al di là delle appartenenze che ci dividono, e a trovare una sintesi di idee, di proposte. Se la politica (che, non dimentichiamolo, è o dovrebbe essere la più alta forma della carità) rischia di dividerci, sia l'Università, sia l'economia, sia la cultura a provare ad unirci almeno in determinati obiettivi...».

Di tutela, di conservazione? «No, no. Non rinchiudiamoci nei fortini. Pensiamo al futuro di questo Friuli. Abbiamo consapevolezza che i friulani si stanno estinguendo? Da soli, si badi, non per colpa di altri. E magari ce la prendiamo con i migranti che danno ancora gambe a questo Friuli».

Quindi gli Stati Generali... per arrivare forse ad una Costituente del Friuli? «E perchè no? Una Costituente che non sia, però, esclusivamente una prospettiva politica, ma una Ricostruzione, magari una Rinascita 2.0. Una nuova fase storica in cui il friulano la smetta finalmente di pensarsi in termini individualistici, ma si ridefinisca come comunità».

I tempi saranno lunghi. «No, dobbiamo partire subito, per dare nelle prossime settimane alcuni stimoli di pensiero alla Regione affinchè migliori questa proposta di riforma, che di fatto, magari senza volerlo, consente la frantumazione del Friuli».

mons. Guido Genero
mons. Guido Genero
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