La Vita Cattolica

Giovedì 16 Luglio 2015

 

Il futuro del Friuli.

Genero: un deficit di democrazia

Da Aquileia guardando il Friuli. E scoprire, amaramente, che sono più i passi indietro rispetto a quelli avanati. Li ha puntualmente indicati, dal suo punto di vista, l'anima del convegno svoltosi ad Aquileia il 10 luglio, l'ex parlamentare del Pci, Renzo Pascolat. Ma amara, preoccupata, anzi allarmante è stata l'analisi che in quella sede - il municipio di Aquileia - ha fatto il vicario generale dell'Arcidiocesi di Udine, mons. Guido Genero.

«In Friuli - ha sottolineato - rischiamo di scontare un deficit di democrazia. Con le nuove riforme, se non saranno oculatamente gestite e riempite di contenuti, i friulani rischiano di non vedere consolidati quei diritti per i quali si stanno battendo da lunghissimo tempo e, purtroppo, di perderne addirittura la consapevolezza». La consapevolezza, cioè, di avere dei diritti come minoranza che, in verità, è maggioranza. Diritti che, secondo mons. Genero, vengono progressivamente conculcati. Il vicario non distribuisce colpe a chissà quali manovratori più o meno occulti; afferma che tutti hanno delle responsabilità, ovviamente secondo i ruoli che ricoprono, ma che oggi è il tempo di chiamare tutti - «proprio tutti» - alla mobilitazione contro, appunto, l'insignificanza e l'irrilevanza. «Lo dico come cittadino friulano» ha precisato mons. Genero, rilanciando, quindi, la necessità, anzi l'urgenza della convocazione degli Stati Generali del Friuli - magari già nel prossimo settembre od ottobre - in cui tutte le istituzioni, le associazioni, i singoli friulani siano chiamati a riflettere sul loro presente e sul loro futuro, «senza intentare processi a nessuno, ma con l'obiettivo del bene comune». La Chiesa, in questo senso, è pronta ad offrire la sua sponda.

«Non possiamo esimerci dall'esprimere tutta la nostra contrarietà alla decisione del Governo Renzi - ha affermato, dal canto suo, Renzo Pascolat - di toglierci dalle entrate circa 15 milioni e solo a noi e a qualche altra regione, e non alle speciali che si sono mosse sul piano del ricorso alle istanze competenti, cosa che noi non abbiamo fatto. Del resto - ha proseguito - qui paghiamo certamente l'accordo Serracchiani-Padoan, che dà allo Stato competenza assoluta in materia di gestione delle finanze pubbliche».

Per cui, ha aggiunto Pascolat, bene il ricorso al Tar: pare però che non si faccia. «Così come la suddivisione dei collegi o circoscrizione elettorali ci sembrano un altro colpo all'unità del Friuli, dopo le discutibili Uti che se non avranno competenze reali, assomiglieranno alle zone socio economiche di Nereo Stopper, ex assessore alla Pianificazione regionale».

Si è parlato molto, al convegno (organizzato da numerose associazioni), di Aquileia e del suo ruolo, nel passato e in proiezione futura e ci si è soffermati sul passaggio delicato dello statuto regionale. L'Università di Udine ha organizzato il 18 luglio un convegno, coordinato dalla costituzionalista Elena D'Orlando, per fare il punto sullo statuto del 1963 e studiare le opportune modifiche. «Dovranno essere chiari, in questa riscrittura - ha insistito al riguardo Pascolat - dei punti della nostra autonomia finanziaria, senza la quale ogni discorso di riforma resta lettera morta. Naturalmente il tutto dovrà poi passare al vaglio del consiglio regionale e, quindi, del Parlamento».

mons. Guido Genero
mons. Guido Genero
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