Il Gazzettino

Domenica 22 Dicembre 2013

 

LA POLEMICA
I friulanisti preparano una "controstoria" del conflitto

«Grande Guerra, niente da celebrare»

Patrie dal friûl. Nel 2014 si parlerà di lavoro.
Il sindacalista: «Le pmi lottano e sopravvivono per un senso di identità»

«Siamo di fronte ad un nuovo terremoto: serve ritornare all’unità di intenti della comunità friulana che ha caratterizzato quel periodo per resistere alla crisi e reinventarsi un futuro»: Andrea Valcic può dirlo perché con il contributo creativo di Andrea Venier l’anno scorso ha salvato da chiusura certa "La Patrie dal Friûl" il più antico organo di stampa in friulano ancora in edicola.

I tagli regionali avrebbero consigliato a chiunque di gettare la spugna. Ma l’orgoglio friulanista ha vinto: la rivista ha cambiato veste grafica tornando a quella che nel 1946 era stata usata dai fondatori. «E non solo siamo ancora qui – ha detto il direttore spalleggiato dai collaboratori Dree Venier e Angelo Floramo nel bilancio di fine anno –, ma abbiamo anche incrementato gli abbonamenti superando quota 600. E questo ci dà ancor più forza perché vogliamo dar voce a un Friuli che non si arrende al declino sempre più evidente che non è solo relativo all’identità ma anche all’economia. Marchi storici del made in Friuli stanno prendendo il volo e interi comparti produttivi si stanno desertificando».

Nel 2014 perciò il giornale seguirà a tamburo battente la questione del lavoro: ed è stata eloquente la presenza alla stessa conferenza stampa di Ferdinando Ceschia (Uil) e Roberto Muradore (Cisl), pilastri storici del fronte sindacale friulano, che condividono la necessità di serrare le fila anche in termini di coesione della comunità locale. «Il modello delle grandi imprese che ci avevano spacciato per vincente – ha detto Ceschia – sta mostrando tutti i suoi limiti. Delocalizza e manda a casa, mentre le piccole e medie imprese soffrono, ma lottano e sopravvivono in mezzo a noi per un senso di identità col territorio in cui operano».

A proposito di certezze "spacciate" per vincenti, non è sfuggito allo staff della "Patrie" il bailamme delle celebrazioni che l’anno prossimo ricorderanno la Grande Guerra. «Retorica mangiasoldi», l’ha definita Valcic che ha affidato ad Angelo Floramo l’incarico di scrivere una «cuintristorie» del conflitto. Che spieghi «l’assurdità di spendere milioni per festeggiare quello che fu un massacro, mentre per il friulano non c’è mai un soldo».

Walter Tomada

Ferdinando Ceschia
Ferdinando Ceschia
archivio
Roberto Muradore
Roberto Muradore
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