Messaggero Veneto

Mercoledì 06 Aprile 2016

 

«I Consorzi vanno riformati ma non devono essere aboliti»

Un antico adagio invita a prestare attenzione nell’evitare di gettare via il bambino con l’acqua sporca. Calando la metafora nella vicenda del Consorzio industriale dell’Aussa Corno, «una riforma si impone, ma i Consorzi non vanno cancellati». A dirlo è Roberto Muradore, segretario generale della Cisl di Udine, peraltro promotore (il sindacato) di una approfondita analisi proprio sui Consorzi industriali della regione, vecchia di un anno o poco più, che aveva messo in evidenza pregi, difetti, limiti e risultati di questi enti.

Rispetto alla vicenda specifica «starà alla magistratura approfondire e valutare se ci sia stata o meno malagestione, non è questo compito del sindacato. Ma è invece compito del sindacato – rivendica Muradore – ribadire alcune cose. La prima è che l’esperienza dei consorzi e delle zone industriali in Fvg è pluridecennale, è stata importante e positiva per i territori di questa regione. I consorzi, vale la pena ricordare, avevano il compito di infrastrutturare le aree destinate ad accogliere insediamenti produttivi, in particolar mondo industriali e manifatturieri, e hanno contribuito a sostenere lo sviluppo industriale del Fvg. Possiamo dire – avanza Muradore – che sono stati il braccio operativo della Regione e hanno attrezzato il territorio consentendo l’insediamento di imprese manifatturiere. Altra cosa importante – prosegue il sindacalista – è che proprio l’individuazione di aree da destinare a insediamenti produttivi industriali, aree che sono state attrezzate e dotate di servizi per renderle funzionali al loro compito, ha fatto sì che in Fvg non si sia verificato il fenomeno del “casannone” (casa più capannone), così comune in Veneto, e ben più impattante e invasivo del territorio».

La scelta di individuare spazi definiti e assegnare loro questa vocazione produttiva «ha anche preservato il paesaggio e il territorio, rendendo compatibile lo sviluppo industriale con la conservazione dei borghi e di vaste zone agricole. Poi – ricorda ancora Muradore – c’è stato anche l’errore di consentire la realizzazione di zone artigianali in ogni comune, fenomeno proseguito anche in anni più recenti e i cui limiti li vediamo con molta chiarezza oggi. Ma anche al netto di questo, io credo sia importante ricordare la lezione che ci arriva dal passato e che ci parla di gruppi dirigenti che hanno governato e programmato lo sviluppo industriale della regione dotandosi di strumenti che sono stati utilizzati bene. L’Aussa Corno rappresenta l’eccezione, e non la regola – conclude Muradore – che ci spinge a dire che i consorzi vanno riformati, e il percorso individuato dal Rilancimpresa deve procedere con celerità, ma non cancellati. Ricordando, però, che vanno prima definiti i contenuti, la mission, e poi disegnati i confini».

«La vicenda Aussa Corno è all’ordine del giorno da tempo e il quadro che emerge è complicato e preoccupante – dichiara Franco Belci, segretario regionale della Cgil –. Non credo possa essersi trattato solo di imperizia amministrativa, quanto di deviazioni rispetto ad un percorso definito. Vedremo quali saranno gli esiti del lavoro della magistratura, certo è che il danno erariale è cospicuo e questo mette in discussione il tipo di amministrazione che i Consorzi hanno avuto. Mi pare però che il Rilancimpresa sulla questione Consorzi non vada avanti o avanzi lentamente e senza grande convinzione. Su questo mi aspetto una presa di posizione della Regione e una riorganizzazione che proceda speditamente». Sebbene diversa da quella che la Cgil aveva suggerito: «La nostra proposta puntava a una drastica semplificazione con un unico ente regionale. È stata scelta una via di mezzo».

Sulla stessa linea la Uil Fvg di Giacinto Menis: «Seguiamo con attenzione la riforma dei Consorzi e ci auguriamo che anche quel che sta accadendo rispetto all’Aussa Corno spinga verso una riforma che dia razionalità di sistema, assicuri certezza dei mandati, degli impegni e degli ambiti di intervento».

Elena Del Giudice

Roberto Muradore
archivio

altre risorse: