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Messaggero Veneto

Venerdì 21 Settembre 2012

 

I dipendenti della Hypo Bank: l’azienda ha già deciso sui tagli

Il piano di ristrutturazione del gruppo bancario non prevede misure alternative ai 118 licenziamenti.
I sindacati: negato implicitamente il confronto.
A rischio 50 dipendenti della direzione di Tavagnacco

Licenziamenti, senza se né ma. Nell’ambito del proprio piano di ristrutturazione aziendale, propedeutico al processo di riprivatizzazione, Hypo Alpe Adria Bank non prevede il ricorso a soluzioni differenti dal taglio di 118 unità tra personale di sede e di rete, distribuito prevalentemente in Fvg e Veneto.

E’ quanto emerso ieri sera, nel corso della riunione convocata dai sindacati per fare il punto sulla vertenza scaturita dalla comunicazione di Hypo Bank sul taglio dei dipendenti. Nella lettera - inoltrata lo scorso 10 settembre alle rappresentanze sindacali autonome - con la quale l’ad di Hbi, Lorenzo Di Tommaso, illustra il piano di ristrutturazione aziendale, si specifica come «vista la dimensione dell’intervento da realizzare e la sua urgenza, non si ritiene possibile agire con azioni di contenimento parziale e/o temporaneo dei costi, che in quanto non di carattere strutturale non sarebbero efficaci».

Poi, in pochi caratteri, la linea aziendale, letta dai sindacati come inappellabile sentenza: «Non si ritiene che l’attivazione del Fondo di solidarietà rappresenti procedura coerente per il raggiungimento degli obiettivi aziendali, così come il ricorso a contratti di solidarietà o alla trasformazione di contratti da tempo pieno a part-time».

Una presa di posizione inaccettabile per Guido Fasano, rappresentante della Fabi: «L’azienda si dice disponibile a un confronto, chiudendo però preventivamente, in poche righe, il dialogo. È la negazione di tutto ciò che rappresenta l’articolo 18». Le Rsa hanno inviato mercoledì la propria risposta a Hbi, chiedendo un confronto urgente con i vertici del gruppo bancario italo-austriaco. Dei 118 lavoratori a rischio, una cinquantina sarebbero attualmente impiegati nella direzione centrale di Tavagnacco. «La cui sede, peraltro, è costata 37 milioni di euro – ha graffiato Fasano – e che incide per 200mila euro al mese sulle casse dell’azienda». Il rappresentante sindacale si è detto poi deluso «dall’atteggiamento del presidente della Regione, Renzo Tondo, che ha voluto incontrare l’ad di Hypo, ma non ha ritenuto opportuno ascoltare i lavoratori».

«La sensazione è che i licenziamenti servano soltanto per consentire alla casa madre di chiudere in utile il bilancio – ha detto Roberto De Marchi, della Rsa di Dicredito –. E il rischio è che il percorso sia soltanto all’inizio». Nel corso dell’assemblea, ospitata in un albergo di viale Palmanova, sono intervenuti anche il consigliere regionale Roberto Asquini e il sindaco di Udine, Furio Honsell, che ha fornito la propria disponibilità a convocare un tavolo di crisi che coinvolga le istituzioni locali, a partire dalla Prefettura.

Christian Seu

Roberto De Marchi
Roberto De Marchi
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