Messaggero Veneto

Domenica 16 Marzo 2014

 

I friulanisti: trascurando la lingua si mette a rischio la specialità Fvg

Appello alla regione

«Maltrattando la tutela della lingua friulana mettiamo a rischio la specificità che fa del Friuli Venezia Giulia una Regione a statuto speciale». È una critica ben precisa quella del presidente dell’associazione Friuli Europa, Renzo Pascolat. Con un obiettivo già programmato. Ed è proprio per questo che alla critica segue un appello: «Serve un maggiore impegno, non si possono togliere le risorse alla legge 482 senza attendersi delle conseguenze. Non c’è più tempo: i nostri parlamentari e la Regione devono trovare i fondi per la tutela dell’identità». Ecco il punto esatto in cui la sala dello Ial – che ieri ospitava il primo appuntamento della serie di incontri pubblici “Il friulano come identità” – si è rotta in un applauso.

«In questo periodo il ridimensionamento dei fondi è una medicina amara – aggiunge il presidente dell’Arlef, Lorenzo Fabbro –, ma i diritti da garantire restano al di là delle ristrettezze economiche. Perché la nostra è una lingua minoritaria riconosciuta dalla Costituzione e porta con sé non soltanto una storia e un’identità, ma dei valori. Sono due dunque le questioni: una identitaria e una di opportunità, visto che il friulano è una lingua fondamentale per la specialità regionale. Ma non dobbiamo chiuderci in noi stessi, anzi, guardiamo all’Europa e dal continente impariamo a mettere a frutto il plurilinguismo, anche con il contributo dei nuovi immigrati nel quadro di un’integrazione sostanziale». Ma di chi è il compito di assicurare la trasmissione della marilenghe fra le generazioni? «Non è compito esclusivo della famiglia – sottolinea Federico Vicario, presidente della Società filologica friulana –. Scuola e università devono garantire l’uso e la conoscenza di elementi che servono per comunicare. Ma per farlo è necessaria la formazione degli insegnanti». E in questo campo la Filologica ha organizzato nel 2013 e con la collaborazione dell’Ufficio scolastico regionale, 18 corsi di formazione che hanno raccolto l’adesione di 500 insegnanti.

A ripercorrere le origini della legge 482 del 1999 è Gianni Nazzi, studioso della lingua friulana, che ha sottolineato «la scarsa consapevolezza dei friulani di fare parte di una minoranza. Addirittura fu un francese, Guy Héraud, a mettere in luce per primo questa peculiarità nel testo del 1966 Popoli e lingue d’Europa». Ma il friulano vissuto come «identità, collante che lega persone, tradizioni e storia crea una comunità fortemente radicata sul territorio e alle vocazioni», ha rimarcato il direttore dello Ial Alessandro Cattonar presentando il secondo appuntamento in programma per sabato 29 marzo alle 10.30. In quell’occasione sarà il gusto a diventare protagonista per una mattinata di lavori interamente dedicata alla cucina friulana di ieri e di oggi. Roberto Guido Bertotti, chef e docente di cucina e Giancarlo Ricci, studioso di lingue friulana e già docente dell’Università di Udine, presenteranno una serie di ricette, raccontandone la storia e le tradizioni popolari. Non mancherà un momento per assaggiare le ricette proposte, realizzate dagli allievi della scuola alberghiera dello Ial, ma in una duplice versione: quella originale e quella rielaborata secondo le esigenze della modernità, ovvero dei tempi e dei prodotti.

Michela Zanutto

Alessandro Cattonar
Alessandro Cattonar
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