La patrie dal Friul

Martedì 21 Settembre 2010

 
 
 

I sindacati della Sardegna favorevoli all'autogoverno del popolo-nazione.

Un Manifesto per il nuovo Statuto della Regione, che la Cisl del Friuli guarda con tanto interesse.

I sindacati della Sardegna promotori di un manifesto per l’autogoverno, in vista del nuovo Statuto della Regione. E’ questa la notizia che ha fatto molto scalpore in quanto Cgil Cisl e Uil sono riusciti a radunare una pluralità di rappresentanti delle istituzioni e organismi di diversi orientamenti politici, culturali e sociali in un seminario che aveva per tema “Autonomia, federalismo e sovranità”, svoltosi il 16 luglio a Nuraghe. A seguito di questo incontro è stato stilato il “Manifesto per il nuovo Statuto della Sardegna”, indirizzato al “popolo della Sardegna e alle sue Istituzioni”.

Un documento che “rappresenta l’ambizioso punto di riferimento che proponiamo all’attenzione e al confronto di tutti i cittadini della Sardegna, come sprono alla riflessione, all’azione e promessa di impegno”.
Le fondamenta per il domani della loro terra i sindacati le chiariscono in sette punti.

LE FONDAMENTA DEL MANIFESTO. Il primo punto dice: “La Sardegna è una nazione”, ossia che il riconoscimento della soggettività del popolo sardo e “del suo essere nazione”rimanda a una “entità collettiva, a un popolo che nella sua identità – fatta di storia, lingua, tradizioni, stato geo-territoriale – ha la titolarità dell’autogoverno”.

Il secondo principio dice che la Sardegna “sviluppa e mantiene una posizione singolare riguardo alla lingua, cultura e diritto civile alla organizzazione territoriale”.

Il Manifesto dice che l’Italia e l’Europa devono riconoscere alla Sardegna “lo stato di insularità” e che la comunità dei sardi ritiene di “avere il diritto di decidere, oltre il patto di stabilità e il federalismo fiscale, sui diritti essenziali e fondamentali: scuola, sanità, mobilità delle persone e delle cose, supporto alle imprese, imposte, risorse per finanziare il lavoro e lo sviluppo, e su quanta ricchezza prodotta in loco debba restare in Sardegna”.

Si propone poi un “nuovo patto Costituzionale, sulla base del riconoscimento del popolo-nazione”. La Sardegna, poi, “partecipa con i suoi rappresentanti, progetti e programmi alla Unione europea” e offre la sua collaborazione, a partire dalle regioni del Mediterraneo, “per formare una Euroregione”.

E IN FRIULI? Un manifesto che in Friuli è stato letto con attenzione. “Trovo molto positivo che i sindacati abbiano convinto le istituzioni a parlare di autonomia, federalismo e sovranità legando questi concetti allo sviluppo sociale ed economico della loro terra”, dice Roberto Muradore, segretario generale della Cisl Udinese e Bassa Friulana.

“Ho visto, continua, molte analogie con quello che stiamo cercando di fare come Cgil, Cisl e Uil a livello di provincia di Udine, ma anche una grande differenza con quello che dicono e fanno invece i sindacati a livello regionale”. In verità, riconosce Muradore, “non abbiamo mai parlato di popolo-nazione”, ma “da tempo siamo convinti che un nuovo sviluppo debba partire dal basso, dalla gente. Questo ci ha portato ad avvicinarci al mondo dell’autonomismo friulano – continua – e a lavorare coinvolgendo le rappresentanze istituzionali, del mondo economico e sociale del territorio”. Non è stato un caso, aggiunge, che allo sciopero del 19 marzo “tra le nostre bandiere ci fosse anche quella del Friuli”. In questi giorni, aggiunge, nel Comitato provinciale per l’economia e il lavoro, “sindacati, rappresentanti degli imprenditori e istituzioni stanno preparando un documento per rilanciare l’economia reale”. Lo presenteranno alla Regione “come uno strumento di un territorio che si muove e si autorappresenta”.

IDEE CHIARE ANCHE PER L’ORGANIZZAZIONE AMMINISTRATIVA. “Cosa si sta aspettando a fare Trieste città metropolitana e a far sì che il Friuli abbia voce mediante l’Assemblea delle province friulane”, si chiede di fatto Muradore.

Una abilità simile ci vorrebbe nella rappresentanza regionale dei sindacati. Ed invece non ha dato un bel esempio neanche quando si discusse della nuova legge regionale per la tutela del friulano, dice Muradore. “Quando i sindacati sono stati ascoltati dalla Commissione del Consiglio regionale – ricorda – ho visto una Cgil centralista e paurosa e una Uil mazziniana. L’unico che ha difeso il valore dell’insegnamento del friulano nelle scuole – conclude – è stato il pugliese Giovanni Fania” oggi segretario regionale della Cisl.

Roberto Muradore
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