Messaggero Veneto

Sabato 31 Maggio 2014

 

I successi e lo stallo: dalla cara autonomia all’autonomia cara

Benessere, innovazione, rinascita dopo il terremoto: sfida vinta nei primi 25 anni, oggi manca la visione del futuro
di Fulvio Mattioni

Cara autonomia perché in gioventù sei stata un toccasana per l’economia, il lavoro e la società del Fvg consentendo il passaggio dal sottosviluppo degli anni 60 al benessere dei 25 successivi. Autonomia cara da una dozzina d’anni, invece, con un benessere molto calato così come la considerazione che lo Stato e le Regioni ordinarie manifestano nei nostri confronti. Perché? Perché i comportamenti (innovativi) e i risultati (ottimi) del passato non si sono ripetuti e la specialità è diventata sinonimo di privilegio immotivato accomunando tutte le Regioni speciali.

È possibile dare una prospettiva alla nostra cara autonomia cinquantenne in poche righe? Ci provo ma, dubitandone, invito ad approfondire il tema leggendo Cara autonomia, un libro di Mattioni e Tellia tra poco in libreria. Dalla cinquantina di grafici e tabelle in esso contenuti, estraggo un grafico che, spero, possa dare una idea dell’evoluzione cinquantennale fatta registrare dal Pil pro capite, che approssima e quantifica il concetto di benessere economico e permette un confronto tra le 5 speciali. Traspare che il Fvg dal secondo dopoguerra e fino al 1961 vive in uno stato di sottosviluppo, risulta che dall’avvio dell’Ente regionale e fino al 1981 il benessere lievita (+12,3% della media nazionale) grazie allo sviluppo del reddito manifatturiero delle province di Udine e Pordenone. L’essenza del successo? La disponibilità di un bilancio regionale orientato allo sviluppo delle imprese e dell’economia reale e un Consiglio regionale prodigo di leggi cruciali e innovative. Qualche esempio? La l.r. 24/1965 che istituisce i Consorzi di sviluppo industriale, la l.r.25/1965 che abbatte gli interessi sulla spesa per investimenti delle imprese, la nascita di Friulia nel 1966 (caso unico in Italia), la nascita degli enti sviluppo artigianato (Esa) e agricoltura (Ersa), la legge sul leasing industriale del 1976 e sull’innovazione (1978), anch’esse novità assolute. E soluzioni pionieristiche in altri settori come l’adozione del Piano Urbanistico Regionale, il Consiglio regionale della Sanità, il sistema informatico regionale e, sul versante internazionale, il gruppo di lavoro Alpe-Adria.

Tre, dunque, le principali sfide vinte nei primi 25 anni: l’avvio di un ente regionale capace di innovazione e visione del futuro; il passaggio dal sottosviluppo al benessere economico; la ricostruzione del Friuli terremotato (unico caso italiano di successo). Non a caso, pertanto, il Fvg compie un balzo nel benessere economico incomparabile rispetto a quello delle altre speciali collocandosi nei primissimi posti della classifica regionale. Gli anni 80 si avviano con il difficile “riaggiustamento industriale” che fronteggia il primo calo della domanda di beni industriali. Un proficuo lavoro sia legislativo sia da parte degli strumenti operativi della nostra Regione consente di reggere la sfida e di realizzare interventi strategici come la Protezione Civile (copiata dal livello nazionale) e la legislazione sulle aree di confine. Nel 1991 si tocca l’apice del benessere.

Sorvolando i dieci successivi anni di smarrimento per l’entrata in campo della UE, accenniamo alle macrotrasformazioni degli ultimi dieci. Che sono: l’impoverimento della società regionale con la ricomparsa, dopo 50 anni, della deprivazione materiale (cibo, vestiti, medicine); la formazione di una comunità immigrata connotata da un progetto di vita (lavorativo, scolastico, familiare) nella nostra società; la profonda crisi finanziaria dell’autonomia (del bilancio regionale, degli enti finanziari pubblici, delle società partecipate dalla Regione Fvg e degli enti regionali).

C’è chi pensa che la crisi dell’autonomia si risolve rivendicando di fronte allo Stato le ragioni del plurilinguismo perché ritenute esaustive. C’è chi ritiene che l’autonomia non ha affatto bisogno di giustificazioni ma solo di essere approfondita giuridicamente. Io, invece, penso che l’autonomia del Fvg deve giustificare la sua grigia performance recente nei confronti dei suoi cittadini. E, ripartendo da ciò, tagliare sprechi eclatanti come il comparto unico del pubblico impiego costato oltre 400 milioni in cambio di niente, i buchi pluri/centimilionari degli strumenti finanziari regionali, la plurimiliardaria terza corsia faraonica che mette a rischio il bilancio del nostro ente regionale per i prossimi 25 anni. Non solo, serve anche realizzare le riforme per valorizzare i sei mila dipendenti di Regione Fvg, enti regionali e società partecipate; i ventimila del sistema sanitario regionale e gli undicimila di Comuni e Province.

Dimostrare che sappiamo fare di più e meglio degli altri con risorse calate e calanti è la vera e profonda ragion d’essere attuale dell’autonomia del Fvg. Un Fvg che non chiede l’elemosina, ma produce vantaggi tangibili per sé e per la comunità nazionale. E un Consiglio regionale che abbandona la strada sterile e perdente della contrapposizione allo Stato intrapresa nella passata legislatura e che produce la necessaria normativa di sostegno alle riforme.

Fulvio Mattioni
Fulvio Mattioni
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