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La Vita Cattolica

Giovedì 20 Febbraio 2014

 

La società Granarolo batte il Consorzio Agrario nella
conquista delle Latterie Friulane. Il Friuli soddisfatto a metà

Il Friuli ha perso la guerra del latte

Quale lezione trarre? Il Friuli ha dimostrato di non saper fare massa critica, spiega
l'economista Fulvio Mattioni. «Spero che in altri settori prevalga la capacità di ricercare
e stringere alleanze e partenariati da parte dei nostri imprenditori»

Latterie friulane ha detto sì a Granarolo. La decisione è arrivata sabato 15 febbraio, al termine dell'assemblea dei soci, con 28 voti a favore del gruppo bolognese, una a favore della proposta del Consorzio agrario regionale e sei astenuti.

Sulla vicenda, pubblichiamo il commento dell'economista Fulvio Mattioni. Dopo tante speranze questo solo ci resta: riflettere ed imparare dagli errori valutando la classe dirigente nostrana per gli interessi che difende e per i risultati che ottiene. Una magra consolazione pedagogica è l'aspetto più prezioso che si può trarre dall'esperienza fatta recentemente con il caso di Latterie Friulane. Il secondo è il ringraziamento al gruppo Granarolo per avere salvato ciò che rimarrà, a breve, di Latterie Friulane per poi incorporarselo (auspicabilmente senza ulteriori scremature).

Ritornando all'aspetto più rilevante, ricordo che dodici mesi fa era stata fatta la proposta di costruire una filiera unica del latte regionale seguendo le orme di Venchiaredo spa. Impresa che - partendo da una situazione pre/fallimentare - è giunta a costituire una solida realtà in continua crescita economica e finanziaria. Perché? Perché capace di aggredire i mercati esteri, perché consapevole che è vitale investire in impianti all'avanguardia e su un paniere di prodotti in continuo miglioramento per composizione e qualità. Il segreto del successo dopo un percorso iniziato con forti sacrifici ma strenua volontà di farli rendere? La costruzione di una governance interna dove si sono condivisi i sacrifici, prima, i buoni risultati, in seguito. Come? Con trasparenza, realismo e lungimiranza. Costruendo, cioè, una cabina di governo in cui sono presenti le tre componenti che si ritrovano nella filiera del latte: gli interessi e le ragioni degli allevatori, quelle dei trasformatori del latte e quella dei venditori dei prodotti trasformati. Un triumvirato che monitora e governa i problemi e gli stimoli che provengono tra questi tre diversi mondi che compongono la filiera del latte. Diversi, ma costretti a trovare continuamente un equilibrio complessivo.

Dodici mesi fa, dunque, la proposta di realizzare una unica filiera tra Latterie Friulane - già afflitta da gravi carenze di capacità commerciale e da problemi di produttività, risolvibili, però, con un deciso rafforzamento della capacità di vendere - e Venchiaredo. Perché fare ciò? Perché uno dei tre componenti del triumvirato di quest'ultima era (ed è ancora) costituito da una multinazionale il cui apporto specifico alla filiera è vendere sui mercati esteri. Elemento strategico e assolutamente decisivo, quest'ultimo, per risolvere i problemi anche di Latterie Friulane. Data la forte complementarietà tra le due imprese, inoltre, era facile definire un paniere di prodotti da confezionare combinando un mix opportuno di specializzazione reciproca e di ampliamento della gamma produttiva.

Proposta, però, caduta nel vuoto. Per almeno tre motivi: perché Latterie Friulane non essendo mai riuscita a costituire una cabina di regia al suo interno è una filiera monca portata a sottovalutare il mercato, perché una soluzione aziendale ed imprenditoriale rischiava di offuscare il ruolo delle associazioni e per la loro litigiosità di bottega. E così siamo arrivati alle ultime settimane dove la crisi esplode, ingovernata e ingovernabile. E sì che per fronteggiarla c'era stato tanto tempo visto che era già conclamata nella primavera del 2013 allorché una parte dei soci conferitori ha abbandonato Latterie Friulane ridimensionandone attività e vendite. Condannandola, in presenza di costi inalterati, ad un risultato economico significativamente negativo. I protagonisti della crisi hanno quindi perso tempo reclamando - a tempo scaduto - un intervento risolutivo da parte della Regione. Ovvero che mettesse soldi pubblici per sanare i fallimenti derivanti dalla loro ignavia. La Regione Fvg ha fatto qualcosa di diverso e di meglio intrattenendo i rapporti con l'unico soggetto acquirente fattosi avanti cercando di trarre il massivo vantaggio possibile da una situazione di estrema debolezza dell'azienda friulana, incapace anche di sostenere la trattativa.

Concludo rinnovando il ringraziamento al gruppo Granarolo e all'Assessorato regionale competente per avere salvato metà dell'occupazione. Perché? Bèh, perché hanno impedito che la perdessimo tutta. Ritengo, infatti, che l'alternativa costituita dal Consorzio Agrario non fosse tale, in primis per la mancanza della capacità di vendere all'estero, condizione di vitalità dell'azienda. Poiché si è venduta una filiera monca, tuttavia, si sono resi felici solo gli allevatori che, per qualche tempo, potranno godere di pochi centesimi in più per il latte conferito. Si è sacrificata, invece, la parte della trasformazione e quella commerciale. Nella realtà, quindi, la guerra del latte è stata definitivamente chiusa e persa. Ma i giochi del latte no, perché c'è chi è già all'opera per strutturare il suo (inutile) progetto di filiera. Traendo un insegnamento più generale, spero prevalga anche negli altri settori produttivi - ed in quello industriale in particolare - la capacità di ricercare e stringere alleanze e partenariati da parte dei nostri imprenditori (caso Venchiaredo, dunque) e dalle loro associazioni di categoria piuttosto che a nascondersi dietro la friulanità e svendersi agli altri (caso Latterie Friulane).

Fulvio Mattioni

     

Campoformido potenziato

Con la fusione delle Latterie Friulane nel consorzio Granarolo, l'attuale sito produttivo di Campoformido non verrà smantellato ma, anzi, rafforzato. Oltre a quanto già conferito dagli attuali soci, da Granarolo arriveranno in aggiunta altri 500-600 quintali di latte al giorno per essere lavorati a Campoformido e circa 20 milioni di litri di latte all'anno per la produzione di latte fresco e ricotta.

     

Latterie friulane Subito a casa 89 lavoratori

Col progetto di fusione tra Latterie Friulane e Granarolo, è stato assicurato all'indomani della presentazione, sarà garantito un prezzo remunerativo ai produttori di latte che sarà di circa 0,44 euro al litro (+ qualità + Iva). Intanto, l'assemblea ha anche deliberato di portare, fin da subito, il prezzo del latte a 0,42 euro al litro (+ qualità, secondo la tabella di Granlatte + Iva). Oltre a garantire il prezzo del latte, Granarolo non esclude di effettuare ulteriori investimenti nello stabilimento di Campoformido e ha sottolineato la volontà di valorizzare il Montasio sui mercati nazionali e internazionali nei quali attualmente fattura 200 milioni di euro, con una crescita costante prevista vista l'aggressione del mercato cinese e dei Paesi emergenti con i formaggi a pasta dura.

Grave, tuttavia, la ricaduta sociale. 89 gli esuberi dichiarati da Granarolo, su un totale di 182 dipendenti di Campoformido. Sarà chiesta la cassa integrazione per 12 mesi, eventualmente rinnovabili. Per quanto riguarda i conti, è stata illustrata una situazione pericolosamente negativa. Rispetto ai 58,87 milioni di fatturato 2012, la stima per il 2013 è di una chiusura a 56,45 milioni. Quanto al mercato, in deficit lo yoghurt (-15,1%), la mozzarella (-12%) ed il latte fresco (-7,1%).

Granarolo si è impegnata a mantenere in regione le produzioni di latte fresco e panna, dei pressati, della ricotta industriale e della mozzarella per pizzeria. Saranno invece delocalizzati ad altri stabilimenti del gruppo latte e panna Uht, mozzarella in busta, yoghurt e stracchino con la conseguente chiusura di tre reparti a Campoformido. Allarmati i sindacati. «Vogliamo garanzie sul futuro del sito produttivo» insiste Claudia Sacilotto, segretaria della Fai Cisl.

«Scegliere nell'ottica di salvaguardare un importante patrimonio del Friuli» era stato l'appello che nei giorni precedenti la decisione dell'assemblea di Latterie, il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, e l'assessore all'Agricoltura Leonardo Barberio avevano indirizzato ai soci di Latterie Friulane. «Tra poche ore si definirà il destino della realtà produttiva di Campoformido e alla vigilia di questo cruciale momento, rinnoviamo l'invito a valutare attentamente la strada da intraprendere» puntualizzavano Fontanini e Barberio.

«Raccomandiamo, come abbiamo fatto in queste settimane, di assumere una decisione che miri a salvaguardare prodotto, qualità, marchio e maestranze - tengono a sottolineare gli esponenti di palazzo Belgrado -. Crediamo che l'operazione di acquisizione condotta dalla Granarolo comporterà pesanti sacrifici per la nostra realtà produttiva partendo dai tagli al personale, alle unità dell'indotto alla produzione vera e propria, friulana doc. Il latte dei nostri produttori e allevatori di riconosciuta e apprezzata qualità verrà utilizzato per confezionare prodotti che si fregeranno del marchio Granarolo e non certo quello di Latterie Friulane, il cui marchio, simbolo di qualità, eccellenza prodotta qui in Friuli, verrà dimenticato». Eventualità sulla quale ha espresso forte contrarietà anche la comunità friulana tanto da mobilitarsi con una raccolta di firme, ben 3.200, consegnate al Vicepresidente della Giunta regionale e assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Bolzonello, dalle mani delle promotrici dell'iniziativa, Paola Vianello, Paola Corino e Cecilia Valvo.

Claudia Sacilotto
Claudia Sacilotto
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Fulvio Mattioni
Fulvio Mattioni
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