La Vita Cattolica

Giovedì 20 Novembre 2014

 

Il Friuli non è più la Catalogna

Un convegno a Fiumicello su economia ed autonomia. Con alcune provocazioni avanzate sulla prospettiva della specialità. Il punto di Muradore (Cisl). «Nel passato la Regione - rileva il dirigente del sindacato - ha saputo con visione, risorse e strumenti promuovere la crescita economica e sociale delle nostre comunità. Da troppi anni, però, non è più così».

La Catalogna insegna. L'autonomia si coniuga con l'economia. L'ha confermato anche il convegno del 13 novembre a Fiumicello, su «Economia e Autonomia», nell'ambito del progetto «Laboratori di Autonomie», che vede insieme sindaci ed associazioni quali «La Grame», «Glesie Furlane», «La Patrie dal Friûl». Tutti concordi i relatori - Graziano Tilatti, Confartigianato, Mirko Bellini di Cantina di Casarsa, Roberto Muradore di Cisl, Luigi Cortolezzis di Secab -, nel considerare la specialità un valore aggiunto per l'economia friulana. Assieme hanno anche recitato un «mea culpa» collettivo per aver perso di vista quella creatività che, accompagnata dalle istituzioni e da leggi appropriate, aveva fatto del Friuli un modello economico.

Ne parliamo con il Segretario generale della Cisl di Udine, Roberto Muradore. «Il futuro economico di un territorio sta in gran parte nella sua autonoma capacità di rinvenire in sé una offerta interessante e originale da offrire a un mercato oramai globale. Penso che, ad esempio, sia importante la modalità scelta per Friuli Future Forum in quanto prevede il coinvolgimento dei cosiddetti portatori di interesse locali in un processo dal basso (bottom up) e non calato dall'alto (top down)». L'autonomia, quindi, è - secondo Muradore -, la possibilità e la responsabilità di trovare la propria strada anche in campo economico. Un'autonomia - insiste il sindacalista - non chiusa ma aperta, che sappia, contemporaneamente, conservare i propri caratteri salienti e li sappia anche far fruttare dinamicamente, «vendendoli al mondo».

Proviamo ad esemplificare. Latterie Friulane è, alla fin fine, un'«azienda territorio». In questo caso - secondo l'esponente della Cisl - si è purtroppo perso tanto, troppo tempo, ma la cosa da farsi era, ed è ancora, conservare nei prodotti di Latterie il valore dato dalla friulanità, cioè quel di più che identificava il territorio e un modo di essere e di produrre e utilizzare una grande rete commerciale per arrivare a mercati nazionali e internazionali.

Questo può valere per i prodotti agroalimentari, ma per gli altri? «Oggi tutto si può produrre dappertutto, anche a costi inferiori, per cui serve dare alle produzioni quel valore aggiunto immateriale che fa la differenza». Obiezione possibile: l'autonomia vale soltanto per vendere? «Soltanto no, ma forse soprattutto», risponde, convinto, Muradore. «Ricordiamoci, sempre, che una parte rilevantissima della nostra economia reale è vocata proprio all'export. Penso, però, che l'autonomia possa e debba portarci all'autosufficienza in alcuni casi specifici. Mi riferisco al campo alimentare e a quello energetico. Evitiamo di farci del male con gli Ogm ed elettrodotti vari e di consegnare la nostra sovranità ad "altri"».

Ma che utilizzo si è fatto e si sta facendo della specialità? Il dirigente del sindacato cattolico sorride melanconicamente. «Fino a due decenni fa la politica ne ha fatto un buon utilizzo. La Regione ha saputo con visione, risorse e strumenti promuovere la crescita economica e sociale delle nostre comunità, emancipandole da situazioni di vera e propria arretratezza. Da troppi anni, però, non è più così». Per Muradore, dunque, urge davvero riformare il sistema amministrativo-burocratico e rivedere in profondità il sistema delle partecipate regionali, affinché la macchina pubblica e para pubblica ritorni davvero al servizio dei cittadini e delle imprese. «Conserveremo la specialità e l'autonomia se saremo capaci di attualizzarle rinnovandole». Come dire che il binario deve contenere un mix di conservazione e di innovazione.

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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