Messaggero Veneto

Mercoledì 16 Dicembre 2009

 

Il fisco e i salari - La povertà del lavoro

di Roberto Muradore, Segretario Generale della CISL di Udine

Tutti, a parole, sono contro l’evasione fiscale e non si capisce, allora, il perché lo Stato nel solo 2007 abbia perso 100 miliardi di euro. A tanto ammonta in Italia l’evasione fiscale annua. Una quantità 2/3 volte superiore a quella dei maggiori paesi europei, l’equivalente di 7 punti percentuali del Pil. L’economia sommersa, sempre secondo l’Istat, rappresenta il 17% del Pil. Ma l’attività di prevenzione e contrasto all’evasione fiscale, se lo si vuole, funziona, eccome! Già oggi un’ora di lavoro di un addetto in tale settore produce un rientro nelle casse dello Stato di ben 450 euro.

La realtà è che in quasi tutti i paesi industrializzati le scelte sono andate nella direzione di un non contrasto dell’evasione fiscale, oltre che di una tassazione più favorevole ai già ricchi, di un aumento delle tariffe a favore delle rendite e di una contemporanea sensibile riduzione dello Stato sociale. Non sono, infatti, cresciute solo le distanze tra nazioni ricche e povere, ma anche all’interno delle prime si sono enormemente accentuate le differenze di reddito e sono aumentate di molto le aree di sofferenza sociale.

Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), nei paesi industrializzati si è aggravata la distanza fra ricchi e poveri a partire dagli anni 80, guarda caso in concomitanza con l’applicazione delle teorie neoliberiste. Nei paesi Ocse la disuguaglianza è cresciuta del 12%, in Italia molto di più e cioè del 33%. Sempre nel nostro paese, il 20% della popolazione più povera percepisce il 7% della ricchezza totale e il 20% più ricco si accaparra più del 41% del reddito. Peccato che in Italia al 20% delle persone meno abbienti della popolazione vada solo il 12,5 dei trasferimenti statali, mentre in molti paesi europei l’aiuto pubblico, per la stessa fascia di popolazione, è superiore al 30%. In particolare, dal ’79 al 2007, l’incidenza dei salari sul prodotto interno lordo (Pil) è diminuita del 13%, nonostante gli occupati siano aumentati di qualche milione e i salari italiani, dall’88 al 2006, sono calati del 16%. A giudizio di Eurispes dal 2000 al 2005 la busta paga dei dipendenti italiani è cresciuta mediamente del 13,7% contro un 18% europeo. Il salario lordo nazionale è al quart’ultimo posto in Europa, ma siamo al quarto posto, quasi sul podio, relativamente al cuneo fiscale che è, mediamente, del 45,8%.

Non è più procrastinabile un sensibile alleggerimento fiscale dei salari e anche delle pensioni che sono slegate dall’aumento del costo della vita e, dal 1995 ad oggi, hanno perso ben il 30% del potere di acquisto! “La povertà, oramai, è inglobata nel lavoro”. Ci sono le possibilità e gli strumenti per individuare chi evade, ma sono necessari convincimento, determinazione e una reale volontà politica. Basta con lo strizzare l’occhio benevolmente al proprio vero, presunto o potenziale elettorato composto dai tanti che si arrangiano, evadendo a danno degli altri, a USR Friuli Venezia Giulia danno di tutta la collettività, basta con l’avvantaggiare le posizioni di rendita e gli evasori e penalizzare, invece, quanti creano ricchezza e valore sociale ed economico per tutto il paese. Sulla questione fiscale, chi e in quale misura deve sostenere la cosa pubblica, si gioca la stessa legittimità dello Stato in quanto il Patto fiscale è fondamento costitutivo dello stesso.

Roberto Muradore
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