La Vita Cattolica

Giovedì 30 Gennaio 2015

 

Il futuro del Friuli-Venezia Giulia. Accorpamentoal Veneto improbabile. Intervista con Paolo Feltrin

Il ministro degli Affari regionali, Maria Carmela Lanzetta, ha dato il via ad una commissione di esperti per riscrivere le Regioni, con la prospettiva di accorpare le più piccole o, se vogliamo, le meno grandi. È a rischio la specialità del Friuli-Venezia Giulia che potrebbe affogare nella macroregione del Nordest, con il Veneto e la provincia di Trento, al limite anche Bolzano?

Paolo Feltrin, studioso di Treviso che insegna all'università di Trieste e che da anni si occupa delle problematiche del Nordest, ritiene di no. Feltrin è uno dei membri della Commissione, presieduta dalla professoressa Lida Viganoni, geografa di fama ed ex rettore dell'Orientale di Napoli; gli altri sono Francesco Pizzetti, Giandomenico Falcon, Guido Melis, Alessandro Petretto, Luciano Vandelli, Beniamino Caravita di Toritto, Stelio Mangiameli, Anna Maria Poggi, Andrea Patroni Griffi, Raffaele Bifulco e Marco Olivetti. La commissione dovrà relazionare entro due mesi.

Feltrin, il presidente della Provincia di Udine, Piero Fontanini, interpretando una preoccupazione diffusa, chiama alla vigilanza sull'autonomia e la specialità del Friuli-Venezia Giulia. Lei ci vuole accorpare al suo Veneto? «Io non ho la pretesa di volere chissà che. Il problema non è di accorpare regioni, di fare la macroregione del Nordest. È vero, 20 Regioni forse sono troppe, ma è anche vero che in Germania ci sono realtà amministrative con meno di un milione di abitanti e che negli Usa ci sono Stati di 45 milioni di residenti ed altri di 500/600 mila. È chiaro che se riuscissimo a ridurre il numero delle Regioni sarebbe meglio. Ma non è che passando a 15, 13 o perfino 12 regioni si risolvano i problemi del nostro Paese».

Come no? Lor signori affermano che si risparmierebbe un sacco. «Oggi, in Italia, si risparmia se si interviene nella sanità, nella riorganizzazione degli enti locali, nell'eliminazione delle municipalizzate e della maggior parte delle società partecipate. Si sono tentate esperienze di razionalizzazione, ma sono state fallimentari».

Un esempio? «Le unioni dei Comuni. La riforma è fallita e certifica la necessità che si proceda per via obbligatoria, con l'assegnazione obbligatoria anche delle materie. L'urbanistica, i servizi generali, l'anagrafe, tanto per esemplificare, non sono comparti da distribuire fra 8700 Comuni. Se la tessera sanitaria, il codice fiscale, il passaporto sono ormai centralizzati, perché la carta d'identità deve rimanere municipale? Il risparmio, in conclusione, si fa non tagliando qualche regione, ma gli ospedali».

Ciò che il Friuli-Venezia Giulia ha già fatto? «Ha detto di fare. Anche in questa Regione ci sono troppe riforme solo annunciate. Va dato atto alla presidente Serracchiani di aver chiuso il punto nascita di Gorizia, dimostrando un coraggio che le ha comportato anche sonori fischi. Ma in Friuli-Venezia Giulia ci sono ancora troppi ospedali. Illy voleva fare gli ambiti da 60 mila abitanti, perché è stato bloccato? Attenzione, la specialità non può essere un alibi per non fare le riforme».

Per mettere in sicurezza la specialità che cosa deve fare la Regione? «È semplice. Deve amministrare realizzando efficienza e costi minori. Vuoi più autonomia degli altri? Dimostra che sai spendere meno e meglio degli altri. E che spendendo meno sei in grado di offrire più servizi».

La specialità può fondarsi ancora sulla presenza delle minoranze e sul plurilinguismo? «Legittimare la specialità sulle minoranze linguistiche è poca cosa, seppur importante. Semmai è meglio fondarla sulla funzione strategica della regione in relazione ai confini. Vogliamo salvaguardare la specialità?...».

Appunto. Come? «La cosa più semplice è certificare che le Regioni ci sono e che 5 di queste sono speciali. Punto e a capo. Resteranno tutte tali (o quasi), proviamo a vedere, invece, come le une e le altre possono ridurre i costi e rendere i servizi più efficaci. Poi, è vero, qualche regione o qualche Provincia gode di privilegi. Si intervenga su questi. Ma non è il caso del Friuli-Venezia Giulia».

Francesco Dal Mas

Paolo Feltrin
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