La Vita Cattolica

Mercoledì 24 Aprile 2013

 

1° maggio, la festa del lavoro che manca.
Appello alle istituzioni dei Vescovi del nordest.

Il lavoro è un diritto

Con il lavoro, c’è da salvaguardare il bene incommensurabile della coesione sociale e, soprattutto, di quella spirituale e culturale dei nostri popoli. Così i Vescovi del Nordest

Considerata la gravissima crisi economica che attraversa il Friuli e l’intero Nordest, i Vescovi di queste regioni, incontratisi a Roma per la visita ad limina da Papa Francesco, hanno rietenuto opportuno rivolgersi alle loro popolazioni con un messaggio di vicinanza ai lavoratori, in occasione del 1° maggio, e di richiamo alle istituzioni per precisi impegni sulla frontiera del lavoro. Di seguito il testo integrale.

«Cari fratelli e sorelle, nell’approssimarsi del 1° maggio – giornata dedicata dalla Chiesa a fare grata memoria di san Giuseppe Lavoratore e nella quale, opportunamente, si celebra la tradizionale festa del lavoro – come Vescovi della regione ecclesiastica del Triveneto desideriamo far giungere un messaggio di vicinanza, umana e cristiana, a quanti soffrono per la mancanza di quel bene necessario alla realizzazione di una vita buona che è il lavoro.

Esso, da sempre, è considerato dalla Chiesa come un diritto fondamentale dell’uomo che costituisce, in qualche modo, la chiave e lo strumento indispensabili per affrontare e portare a soluzione le varie questioni sociali che sorgono lungo la storia umana. Anche oggi, in un tempo segnato da un crescendo di preoccupazioni legate ad una crisi economico-finanziaria e produttiva sempre più severa, lo sforzo da fare per uscire da un tunnel senza luce che continua paurosamente ad allungarsi, resta quello di ripartire, sul piano dell’intrapresa economica e su quello dell’iniziativa politica e sociale, dal lavoro.

La crisi è gravissima e anche noi, per la parte che riguarda qualche realtà ecclesiale, ne siamo spesso direttamente coinvolti con intima e dolorosa partecipazione. Una partecipazione che si allarga ogni giorno di più e che, insieme alle nostre Diocesi, ci porta a condividere quotidianamente il dramma di persone – soprattutto lavoratori e imprenditori – che si trovano senza lavoro e senza futuro, di famiglie travagliate da paralizzanti incertezze e dal sentirsi come in mezzo ad una strada che non porta da nessuna parte, di giovani respinti dal mercato del lavoro e ai quali viene negata l’opportunità di farsi una famiglia e di realizzare la propria personalità.

È arrivato il tempo di cambiare marcia, con una rinnovata assunzione di responsabilità che veda prevalere l’impegno e la disponibilità di tutti verso il lavoro: banche, imprese, sindacati dei lavoratori, società civile, comunità politica.

Con il lavoro, c’è da salvaguardare il bene incommensurabile della coesione sociale e, soprattutto, di quella spirituale e culturale dei nostri popoli che – resi ricchi dal dono della fede e con una laboriosità esemplare e intelligente – hanno saputo compiere nel tempo memorabili opere di promozione umana. Una rinnovata e condivisa considerazione del valore del lavoro, del diritto ad esso e dei diritti che ne accompagnano l’esercizio, consentirà di dare concreta attuazione anche a quelle esigenze etiche di base, assai urgenti e pressanti, che consentono di offrire un profilo integrale, comunitario e solidale ai processi del nostro sviluppo e alla nostra convivenza. Ci riferiamo, in particolare, alle esigenze connesse con il rispetto della dignità e della centralità della persona umana, con la salvaguardia del bene prezioso della famiglia cellula fondamentale di ogni sano convivere sociale, con l’impegno incondizionato, soprattutto da parte dello Stato e del ceto politico, per il bene comune e con la promozione di una cultura della solidarietà e della sussidiarietà nelle relazioni sociali, civili e istituzionali.

A tutti vogliamo far giungere la nostra benedizione e l’assicurazione della nostra preghiera al Signore».

mons. Andrea Bruno Mazzocato
mons. Andrea Bruno Mazzocato
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