Messaggero Veneto

Sabato 05 Novembre 2016

 

Il libro di Fabbro sul “modello Friuli” oggi con il giornale

“Territorio: Capitale da Rigenerare”. S’intitola così il libro che raccoglie la riflessione, sulla crisi e sul possibile rilancio per il territorio regionale, fatta da Sandro Fabbro. Considerazioni emerse a partire dagli articoli scritti dal professore, dal 2003, e pubblicati dal Messaggero Veneto. Il libro, edito da “L’Orto della Cultura” e pubblicato con il contributo di Cisl, Confartigianato e Banche di Credito Cooperativo, sarà oggi, in edicola proprio con il Messaggero al costo di 9,90 euro più il prezzo del quotidiano.

Il carattere del testo emerge già dalla copertina dove spicca la bandiera del Friuli: l’aquila ha però la testa reclinata e un’ala spezzata, indice della sofferenza di un territorio causata, secondo l’autore, da una crisi prolungata e devastante ma spesso rimossa, se non “oscurata”.

Il territorio è un capitale da rigenerare, perché? Perché metà del nostro patrimonio edilizio ha più di 50 anni (circa 300 mila alloggi) e quindi non solo è inadeguato in termini di prestazioni energetiche e vulnerabile ai rischi, anche quello sismico. Gli effetti economici e sociali della crisi, poi, si sono sommati ai naturali processi di degrado del territorio, creando nuove criticità cui non hanno corrisposto seri e consistenti interventi straordinari anticrisi.

Qual è la sua riflessione sulla crisi? Gli indicatori strutturali sono assai allarmanti. Dal 2001 al 2015 il Fvg ha perso il 15% del suo Pil a fronte di una media nazionale del 10%. Ciò significa che il Fvg si è impoverito di più della media delle regioni italiane. Perché la crisi ha impattato duramente sull’industria edilizia e anche sul sistema manifatturiero ma anche perché, dato che viene spesso “oscurato”, il contributo di sangue pagato, negli ultimi cinque anni, dalla Regione al risanamento della finanza statale assomma a circa 1,2 miliardi di euro. Meno entrate alla Regione hanno voluto dire anche meno risorse per le politiche regionali nel territorio ma anche meno incentivi agli investimenti privati.

E quella sul “modello Friuli?” Il “modello Friuli”, in senso stretto, è fatto dalla combinazione virtuosa di tre fattori: la riparazione antisismica degli edifici esistenti, la ricostruzione “dov’era e com’era” e, infine, un modello di governo del processo basato su un forte decentramento dei poteri e su una forte partecipazione dal basso. Oggi, ciò che lascia fortemente amareggiati e preoccupati, è il fatto che quello che ha generato il successo della ricostruzione del Friuli, e cioè modelli spaziali e di governo fortemente empatici con il territorio, sono invisi alla burocrazia statale ma anche ai poteri politici e affaristi, che preferiscono gestire le ricostruzioni in proprio e caso per caso.

Possibile applicarlo oggi alle zone terremotate del centro Italia? L’insegnamento del “modello Friuli” doveva portare proprio alla formazione di una legge quadro nazionale per indirizzare gli interventi in caso di catastrofe. Ma sono decenni che se ne parla senza concludere nulla.

Eleonora Cuberli

Sandro Fabbro
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