La Vita Cattolica

Giovedì 15 Ottobre 2015

 

Il mercato premia chi sa essere «speciale»

di Roberto Muradore - Segretario Generale Cisl di Udine

È buona cosa praticare la Specialità del Friuli-Venezia Giulia e non limitarsi a predicarla (oggi va anche difesa). E praticarla virtuosamente e utilmente così come è stato per lunghi anni nei quali ci si è riscattati da una gravissima arretratezza sociale ed economica che caratterizzava pesantemente troppi territori e comunità locali.

Il prossimo anno si celebrano i 40 anni dal terremoto del '76 e la successiva ricostruzione che è stata ed è ancora un riferimento per tutti, esempio, però, mai eguagliato, purtroppo.

E come dimenticare, poi, la travolgente forza del «Modello Friuli» che tanti successi ha conseguito in campo economico.

Negli ultimi venti anni circa, però, ci si è arrabattati e si è arrancato sia nella gestione della cosa pubblica che nell'economia. Si è gonfiato il sistema pubblico e para-pubblico e anche il sistema manifatturiero, peraltro snobbato per troppi anni, ha perso produttività e competitività per fattori sia esogeni che propri. In più, con la radicale modifica del quadro geopolitico dovuto alla fine della contrapposizione tra il blocco occidentale e quello sovietico, si sarebbe dovuto necessariamente ripensare il ruolo del Friuli-Venezia Giulia perché questo non sarebbe più stato quello di «baluardo» della democrazia contro l'orso comunista.

Improvvisamente ci si è trovati al centro, più o meno, dell'Europa, quindi potenziale snodo di flussi di merci, di persone e di idee.

Si è assistito soltanto all'apertura di una miriade di sportelli bancari e alla colonizzazione del sistema del credito nostrano senza, però, alcuna valorizzazione della inedita e potenzialmente feconda posizione geo economico politica.

Ad esempio l'«unicità» del posizionamento della nostra Regione va messo a profitto il più presto possibile: l'idea di un Porto Regione (Trieste-Monfalcone- Nogaro) va concretamente perseguito al fine di costruire non solo un sistema logistico e trasportistico di livello internazionale, ma anche per rivitalizzare l'intera economia friulana.

Va pensato, questo sistema logistico, in modo tale che ne tragga beneficio il manifatturiero friulano che è e resterà, benché rinnovato, il fulcro della creazione di ricchezza per le nostre comunità.

Il rischio, altrimenti, è di essere declassati a regione o di solo passaggio o comunque dimenticata e marginale. E va ricordato, infine, che i prodotti friulani, non solo quelli dell'agro-alimentare, hanno in sé un valore tanto immateriale quanto decisivo che è dato loro dalla nostra terra: la serietà e l'affidabilità, che tutti ci riconoscono, sono valori per un mercato sempre più esigente. Una identità friulana riconoscibile e spendibile in un mercato che premia proprio chi sa essere «speciale». E perché tali valori e tale identità non si smarriscano nel grande mare della globalizzazione, vanno difesi i baluardi della lingua e della cultura friulana, i veri pilastri della nostra singolarità nel mondo.

Va ricostruito, su basi nuove e rinnovate, un «Modello Friuli» attrattivo e vincente.