Messaggero Veneto

Domenica 08 Maggio 2016

 

Il quarantennale che non t'aspettavi.

Di Andrea Valcic

Le ricorrenze seguono canoni abbastanza ben definiti. Gli anniversari vengono pesati anche dal punto di vista mediatico e il risalto dato a un evento non è direttamente proporzionale al numero di anni trascorsi dal suo essersi manifestato: vale quasi per consuetudine la sua celebrazione decennale. Eppure quello cui abbiamo assistito in occasione dei quarant’anni dal terremoto ha assunto contorni diversi, più marcati di altre occasioni.

Non mi riferisco tanto alla presenza istituzionale del presidente Mattarella, era già accaduto in passato con altri presidenti, quanto piuttosto alla mole di documenti, mostre, foto, filmati, testimonianze, emersi nel corso di questi mesi, resi poi vivi e attuali sulle pagine del Messaggero Veneto, negli spazi di un “sempre in attesa” teatro Odeon o della Cineteca di Gemona, nella ricostruzione storiografica di Angelo Floramo o in quella “resistenziale”, nata nelle tendopoli, di Igor Londero, sul mensile “La Patrie dal Friul”.

Dopo quarant'anni è tornata a farsi sentire, forte, l’esigenza di non voler perdere il patrimonio di coraggio e impegno civile che caratterizzarono la ricostruzione, ma anche, e soprattutto, capire quali furono le peculiarità che la resero possibile e vincente.

E la domanda viene di conseguenza: perché proprio oggi, perché non nelle passate occasioni? Cosa fa sì che non si sia trattato di semplice ricordo, bensì quasi di un grido d’allarme?

Credo che questa consapevolezza di essere nuovamente di fronte a una sfida, nasca dal vedere disconosciuti tutti quei valori che furono le fondamenta di un agire collettivo.

Per le nuove generazioni, si tratta in fondo dello stesso smarrimento provato dai loro nonni e genitori di fronte alla perdita di tutto ciò che si era costruito, attraverso il lavoro e la fatica. Questo sentimento è oggi reso ancor più angoscioso dal venir meno di una rete sociale, familiare e paesana, compromessa, se non distrutta, da forme di esasperata globalizzazione.

Aver riscoperto il ruolo dell’identità dei friulani, come forza motrice di quei giorni drammatici, l’aver ridato la parola ai protagonisti, presentato numeri e fatti, rivelato anche lo scontro sulle scelte da compiere, ha di fatto eretto, se non una diga, almeno una solida barriera contro un uso tutto “politichese” del terremoto.

Una ventata di speranza, uno scatto d’orgoglio di cui tutti sentiamo bisogno.

Andrea Valcic
Andrea Valcic
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