Messaggero Veneto

Lunedì 24 Febbraio 2014

 

Il rilancio di Mediocredito richiede discontinuità

L’ispezione di Bankitalia e il disavanzo mettono a nudo le difficoltà dell’istituto .
Nel prossimo cda vanno inseriti tecnici indipendenti. Si cambino alcuni dirigenti
di Fulvio Mattioni

L’ora della verità sta finalmente per scoccare. Evitate pure di fare incetta di amuleti e portafortuna, perché mi riferisco a quella riguardante Mediocredito del Friuli Venezia Giulia. Poiché l’ispezione della Banca d’Italia è agli sgoccioli e poiché il nuovo presidente, Cristiana Compagno, svolge un ruolo cruciale di garanzia, siamo in attesa di conoscere la nuda e cruda realtà sullo stato di salute dell’istituto.

Non provenendo dalla politica, l’ex-rettore dell’università di Udine ed attuale presidente, costituisce una garanzia per l’organo di vigilanza ma soprattutto per l’amministrazione regionale e per la società regionale chiamate ripetutamente a contribuire al suo risanamento. Garanzia di che? Che si faccia piena luce sulle cause e sulla gravità del male oscuro di Mediocredito Fvg.

Chissà, infatti, se la giunta precedente è stata informata a dovere su entrambi gli aspetti! Garanzia di trasparenza di modo ché non vi siano più alibi per la mancanza di direttive strategiche da parte della Regione Fvg. Come? Con una comunicazione esaustiva e chiara sui conti che descrivono il livello di attività dell’istituto, l’entità delle sofferenze, l’elenco delle imprese che le hanno originate, la consistenza del patrimonio netto, l’ammontare delle perdite e i fabbisogni di capitalizzazione per il 2013 e gli anni a venire.

La pubblicizzazione del bilancio 2013 - che fotografa la situazione attuale – deve essere accompagnata da quella del nuovo piano industriale dal 2013 al 2016 che descrive interventi e fabbisogni dei prossimi anni. Ma una evoluzione realistica questa volta, ovvero epurata dai contenuti fiabeschi di quello presentato otto mesi fa dal precedente presidente e approvato dall’attuale consiglio di amministrazione.

Nell’attesa che accada, intratteniamoci con qualche considerazione. La prima si sofferma sull’assoluta necessità che il presidente di garanzia inserisca figure tecniche indipendenti nel consiglio di amministrazione che verrà nominato in primavera. Perché? Perché il cda deve essere scelto per rafforzare operativamente la suddetta funzione di garanzia, non per limitarla.

La seconda dice che, all’insegna del motto “squadra che vince non si cambia”, debbono necessariamente essere rimossi i dirigenti che hanno gestito l’ultimo drammatico biennio. Il motivo? Non avere tradotto in termini gestionali i correttivi suggeriti dalla Banca d’Italia a conclusione della sua ispezione di fine 2010.

Correttivi per fronteggiare: l’assenza di un valido supporto all’esecutivo; una debolezza nel sistema dei controlli interni; un’esposizione al rischio di credito non correttamente segnalata all’organo di vigilanza; un processo creditizio connotato da significative carenze.

Responsabilità che dal versante strategico, invece, ricade sulla seconda giunta Tondo che. a fronte dei pesanti rilievi della Banca d’Italia, ha riconfermato il presidente e la struttura dirigenziale mostrandosi sorda e cieca alle evidenze emerse.

La terza considerazione sottolinea che è cruciale ripartire dalle professionalità interne a Mediocredito Fvg e dalla loro collaborazione per riorganizzare e gestire la struttura in chiave squisitamente professionale. Vanno senz’altro valorizzate le risorse interne, dunque, perseguita una sostanziale riorganizzazione degli uffici e limitata drasticamente l’esternalizzazione di servizi.

Azioni che rendono realistico e pressoché indolore un taglio pari al 25-30 per cento dei costi complessivi del personale. Anzi, che favoriscono il raggiungimento di una forte coesione interna tramite la riduzione delle sperequazioni retributive esistenti - 20 dipendenti (sulle 95 risorse totali a libro paga) assorbono, infatti, il 43 per cento degli stipendi - e un deciso miglioramento della qualità dell’intero ciclo del credito. Insomma, un segnale forte e chiaro di ritorno ad una gestione sobria e professionale auspicata da gran parte dei dipendenti-

Perché? In quanto valorizza le professionalità interne all’istituto e diventa un formidabile biglietto da visita spendibile per attrarre nuove imprese, anche di piccole dimensioni, che accanto ad una migliorata e più celere valutazione professionale delle domande di mutuo, potranno contare su un taglio nei costi dello stesso. In analogia a quanto accade nel caso del gemello Mediocredito del Trentino.

Un Mediocredito Fvg a misura delle imprese nostrane, dunque; non dei consulenti esterni, non del sogno di una crescita a tutti costi che ha prodotto un gigante dai piedi d’argilla, non di bancomat della politica. Un Mediocredito Fvg così fatto, infine, può risultare attraente anche per nuovi soci di capitale interessati magari ad arricchirne l’offerta di servizi.

Lo scenario abbozzato, però, è praticabile ad una condizione inderogabile: che il costo da sostenere con denari pubblici per garantirne il funzionamento di Mediocredito Fvg ripaghi i vantaggi conseguibili con l’esercizio dell’attività tradizionale e con le nuove funzioni che si andranno ad individuare e quantificare. Funzioni che debbono collocarsi all’interno di una politica del credito pubblico e di una politica industriale regionale molto più sobrie ed efficaci.

Fulvio Mattioni
Fulvio Mattioni
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