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Messaggero Veneto

Sabato 18 Maggio 2013

 

In Fvg sono a rischio 25 negozi Dayli e 70 dipendenti

Ristrutturazione per gli ex punti vendita Schlecker
I sindacati: vogliono ricorrere alla cassa integrazione

Venticinque negozi destinati ad abbassare le serrande. Settanta posti di lavoro a rischio. Questo il costo “regionale” del piano di ristrutturazione che Dayli (ex Schlecker) ha presentato ieri alle parti sociali riunite a Venezia. Si concretizza così la preoccupazione denunciata giorni addietro dalla Cgil sul futuro dei negozi, passati l’anno scorso nelle mani del fondo d’investimento austriaco Tap09, che ha acquistato ricordiamolo tutti i punti vendita Schlecker di Austria, Polonia e Italia.

Se il magazzino vuoto a Portogruaro e la sofferenza dei punti vendita, alle prese con merce sempre più scarsa, avevano messo in allarme le parti sociali, oggi quell’allarme si è tradotto in numeri. Il piano, che il sindacato ha “rispedito al mittente”, prevede a livello nazionale la chiusura di 99 negozi su 290 complessivi e un esubero di 250 lavoratori sugli attuali 1028 complessivamente occupati da Dayli. In questo scenario, il Fvg sarebbe interessato dalla chiusura di 25 punti vendita su 83 e vedrebbe compromessi circa 70 posti di lavoro sugli attuali 200 circa.

«Il piano – fa sapere Diego Marini di Fisascat Cisl – ci è stato esposto da un consulente dell’azienda che ci ha anche annunciato l’intenzione di ricorrere alla cassa integrazione straordinaria per gli esuberi». Stando a quanto riferisce Marini, «Dayli non avrebbe intenzione di pagare le anticipazioni così da finalizzare i 500 mila euro che stima di risparmiare con quest’operazione nel rilancio dei restanti negozi». Promesse verbali e dunque volatili a giudizio del sindacato che rispetto a questo passaggio chiede “garanzie”. «Non vorremmo mai – afferma ancora il cislino – che con questa somma in tasca, l’azienda poi decidesse di sfilarsi totalmente». Non a caso è stato chiesto un incontro formale con l’amministratore delegato di Dayli, concesso il prossimo 24 maggio.

«In quell’occasione – rincara la dose Francesco Buonopane di Filcams Cgil – speriamo di poter visionare un piano industriale che oltre ai tagli e alle chiusure ci parli soprattutto d’investimenti e sviluppo. Solo così sarà possibile mettere in piedi un ragionamento e raggiungere un accordo». Intesa che – questa almeno la richiesta del sindacato – dovrebbe vedere la luce in sede ministeriale in modo che gli impegni presi dall’azienda non possano in seguito essere disattesi.

L’incontro della prossima settimana si annuncia dunque decisivo, ma in vista di quello Cgil, Cisl e Uil hanno deciso ieri di proclamare già da lunedì, unitariamente, lo stato di agitazione. Come detto i negozi versano da settimane in una situazione di estrema difficoltà. Non c’è merce e il magazzino di Portogruaro è ormai vuoto, «tanto che – rivela Buonopane – l’azienda ha invitato i dipendenti a restare a casa e da lunedì ha chiesto di applicare a tutti i prodotti il 30% di sconto, non vorremmo fosse l’ “anticipo” della messa in liquidazione».

Una situazione critica che lunedì sera sarà passata sotto la lente d’ingrandimento alla sede Cisl di Udine dove il sindacato incontrerà i lavoratori.

Maura Delle Case

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