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Messaggero Veneto

Venerdì 04 Ottobre 2013

 

In regione sono 10 mila i giovani senza lavoro

Non ha occupazione il 30% dei ragazzi tra 15 e 24 anni e il 10% tra 25 e 34
La Cisl ha elaborato i numeri, oggi a Codroipo un incontro con la Regione

Va meglio che a livello nazionale, ma non abbastanza. Il tasso di disoccupazione giovanile nella fascia d’età 15-24 anni, che in Italia nel 2012 si attesta attorno al 40%, in Fvg supera di poco il 30%, pari, in valore assoluto, a oltre 8 mila ragazzi senza lavoro. La percentuale diminuisce quando si passa alla fascia anagrafica successiva, 25-34, ma il miglioramento è solo apparente. Il tasso di disoccupati è infatti sì del 10%, ma corrisponde a poco più di 10 mila giovani senza lavoro, il numero più nutrito tra tutte le fasce d’età. Quello che – a sentire Gabriele Blasutig, ricercatore che per conto della Cisl di Udine ha studiato la relazione tra giovani e lavoro in Fvg – deve far preoccupare maggiormente. «Sono – spiega – persone ormai immesse nel mercato del lavoro e valori assoluti così alti sono allarmanti».

Questi e altri dati relativi alla condizione dei giovani in regione saranno presentati dallo stesso Blasutig oggi, a Codroipo, dalle 9.45 nella sala convegni della Bcc che ospiterà il confronto organizzato dalla Fnp Cisl Udinese e della Bassa Friulana per rispondere a una domanda “chiave”: come attivare un “ponte generazionale” in grado di coniugare l’accompagnamento alla pensione con l’ingresso dei giovani in azienda. Ne discuteranno accanto all’assessore regionale al lavoro, Loredana Panariti, il segretario della Cisl Fvg, Alberto Monticco, i segretari nazionale e regionale della Felsa Cisl, Ivan Guizzardi e Alessia Degano, coordinati dal segretario generale di Cisl Udine, Roberto Muradore.

Come superare il problema della disoccupazione giovanile? La ricetta proposta dal segretario dei pensionati della Cisl Udinese, Ennio Toniutti, è un’alleanza tra generazioni. «Alleanza necessaria per provare a ricostruire il benessere e la solidarietà nelle nostre comunità locali», afferma il segretario che oggi aprirà il convegno (a chiudere sarà invece il numero uno di Fnp nazionale Ermenegildo Bonfanti). Lo studio di Blasutig farà da tappeto per la discussione fornendo un esaustivo quadro dello stato dell’arte. Al di là del tasso di disoccupazione, lo studioso rileva la scarsa quantità di risorse giovanili, che di fatto non assicurano il ricambio, deficit che si compensa solo in termini qualitativi. Ma anche qui va aperta una parentesi, necessaria a sfatare logori luoghi comuni. L’esercito di laureati in cerca di occupazione è infatti un’immagine che poco si risponde alla realtà dei fatti.

Stando all’indagine voluta dalla Cisl, nell’anno scolastico 2008/09 solo il 40% dei 25enni aveva conseguito un titolo di laurea, ben 30 punti percentuali in meno rispetto all’anno accademico 2005/06, che in Fvg ha rappresentato il picco quanto a laureati: erano circa il 63% dei 25enni. L’Italia (con il Fvg in media) è il penultimo Paese dell’Europa a 27 (i dati sono riferiti al 2012) quanto a percentuale di giovani (30-34 anni) con titolo terziario. Siamo appena sopra il 20%. Ben lontani dal 40% che l’Europa ha indicato come obiettivo per il 2020.

Passando alle tipologie dei rapporti di lavoro, spicca l’uso dell’apprendistato che indice, sugli occupati tra i 15 anni e i 19 sono, per circa il 15%, vale a dire che un ragazzo su sei viene assunto con contratti di questo genere. Un uso medio rispetto alle altre regioni d’Italia, non lontano da chi fa meglio, vale a dire le Marche che lo usano nel 25% dei casi. «Più alta è l’incidenza dell’apprendistato e più bassa è la disoccupazione tra i giovani», spiega Blasutig rimarcando l’efficacia «di questo strumento come contrasto della disoccupazione giovanile».

     
 
 
     
 

Sabato 05 Ottobre 2013

 

Scuola non per tutti. Allarme del sindacato.

Giovani e lavoro: quale futuro? Una domanda cui rispondere diventa sempre più difficile, ogni anno che passa. Ci ha provato, ieri, la Cisl Fvg che, a Codroipo, nella sala convegni della Bcc Basiliano, ha riunito ragazzi, esperti e Regione. Per fare il punto. A riportare lo spaccato della realtà occupazione sociologica del mondo dei giovani, tradizionalmente persone tra i 15 e i 24 anni ma ormai di età "estesa", che va anche dai 25 ai 34, è stato Gabriele Blasutig, ricercatore in sociologia, processi economici e del lavoro dell'Università di Trieste.

«Dal nostro studio - ha detto - emerge un preoccupante dato riguardante il "come" i giovani considerino la scuola: sono sempre di più, infatti, i ragazzi che ritengono non importante conseguire il diploma superiore e, di conseguenza, anche la laurea». Le nuove generazioni, insomma, pare non vedano questa istituzione come fondamentale, in particolare per essere inseriti nel mondo dell'occupazione. «Aspetto gravissimo - ha detto Blasutig -; nella nostra regione, infatti, i giovani sono numericamente pochi, insufficienti per il cosiddetto ricambio generazionale, per prendere cioè il posto di chi va in pensione ed è qualificato. In teoria, quindi, tutti i ragazzi dovrebbero ricevere una formazione d'eccellenza, arrivare al massimo, ognuno seguendo il suo talento».

Ma non tutti i giovani posso studiare, laurearsi, fare master e specializzarsi. Perché non tutti i loro genitori, oggi più che ieri a causa della crisi, hanno i soldi per mantenerli fino al termine della formazione superiore. Questo aspetto è stato approfondito anche da Ermenegildo Bonfanti, segretario generale della Fnp nazionale, rappresentate della Cisl dei pensionati in Italia: «Quando si dice "fuga dei cervelli" stiamo attenti, perché i figli degli operai in cassa integrazione non fanno parte di questa categoria. Ci sono giovani cui l'estero non è concesso». Lo stesso Bonfanti ha sottolineato come la società sia segnata, ormai, non solo da un pessimismo generale, ma anche da un decadimento di valori civici e morali: «La scuola può tanto, nella trasmissione del "bene" della convivenza civica e pacifica. È da lì che dobbiamo ripartire».

Paola Treppo

 
 

LA RICERCA

«Dobbiamo ascoltare i giovani. Il lavoro di una volta non tornerà più»

Lo studio di Blasutig rivela come l'Italia, sul fronte disoccupazione giovanile, sia al 5. posto in Europa dopo Grecia, Spagna, Croazia e Portogallo. Il FriuliVg, invece, rispetto alle altre regioni della Penisola, è 12. in classifica (più del 30%), con un fortissimo incremento negativo dal 2004 al 2012 (gli anni peggiori sono lo scorso e il 2011). Dal 1977 al 2011, inoltre, i ragazzi sono diminuiti di numero. Quei pochi che sono rimasti, dal 2006 al 2010, si diplomano di meno e la laurea è a picco. Non a caso l'Italia, in Europa, si piazza in penultima posizione per ragazzi con l'alloro: arrivano prima di noi Repubblica Ceca, Polonia, Estonia e Grecia. Del resto, chi si laurea, resta disoccupato, nel nostro Paese: il 9,1% dei giovani con formazione terziaria non ha lavoro (siamo primi solo davanti alla Spagna, che conta un 11,5%); in Repubblica Ceca, invece, la disoccupazione in questa fascia è appena del 2%.

Fa pensare anche il dato sulle assunzioni di laureati sul totale delle assunzioni previste nel settore privato che vede il Fvg al terzo posto (circa 13%) in Italia. Le previsioni, peraltro, sempre in termini di assunzioni, sono negative anche per il 2013. Che fare per invertire la rotta? Per Ermenegildo Bonfanti «la ricetta preconfezionata "dai vecchi" non va bene. È necessario ascoltare i giovani per capire chi sono, cosa pensano, cosa vogliono. Non nascondiamoci, poi, davanti alla realtà: il lavoro di una volta, che era il nostro e dei nostri genitori, non tornerà più. La flessibilità, che va certo arginata, è comunque uno strumento che ha permesso a tante persone, giovani e meno, di resistere alla crisi».