Messaggero Veneto

Sabato 06 Dicembre 2014

 

Industria in ginocchio «Colpa della politica»

Muradore e Mason (Cisl): in 20 anni non si è fatto nulla, azioni poco incisive
Ma la Caffaro può risorgere. Necessario potenziare il trasporto su ferrovia

È il 1965. Uno dei siti chimici più importanti d’Italia conta cinquemila dipendenti. Si trova in un paesino della Bassa friulana, Torviscosa. Nel 2014, dopo anni di crisi che hanno travolto parte dell’industria italiana, il polo chimico della Caffaro è sempre al suo posto, in una Torviscosa che è poco più di un paesino. Ma l’emorragia di posti di lavoro provocata da un’economia sempre più malata è stata devastante: oggi gli addetti sono 150 e altri 47 si trovano in cassa integrazione. Il loro futuro è già segnato: dopo la mobilità non faranno più ritorno nello stabilimento. Grazie e addio. Le regole imposte dal momento sono spietate.

Caffaro e zona industriale dell’Aussa Corno sono facce della stessa medaglia. Con il triangolo della sedia dovevano rappresentare il motore dell’economia friulana. La forza trainante anche per i paesi che si aggrappavano al destino delle aziende confidando in una crescente prosperità, magari senza fine. Ma così non è andata. Se Torviscosa soffre per il declino della Caffaro, San Giorgio piange per le difficoltà che attraversano le aziende che si sono insediate nell’Aussa Corno. Erano un centinaio: oggi sono circa ottanta. Danno lavoro a 2.200 persone e a 5.000 dell’indotto. Numeri che, tuttavia, hanno la stessa stabilità di una capanna tormentata da un terremoto. Cambiano continuamente perchè c’è chi non ce la fa e chiude, oppure chi è costretto a sfoltire il personale.

Di chi è la colpa di questo tracollo? Può essere ascritta alla crisi, d’accordo. Ma solo e soltanto? Roberto Muradore, segretario provinciale della Cisl, non ha dubbi: «Guardi, nel 1998 tenni una relazione a San Giorgio. Ebbene, allora dissi le stesse cose che ripeto oggi. Per rilanciare l’economia - afferma Muradore - è necessaria una progettualità che nasca dal territorio. Nella Bassa manca la capacità di fare sistema e pensare al futuro». Gli fa eco Paolo Mason, della segretaria provinciale Cisl: «La politica - a suo dire - è stata poco incisiva. In tutto questo tempo non si è fatto quasi nulla. Mi riferisco al potenziamento dei trasporti, su strada e ferrovia, ai mancati dragaggi, alla portualità: è assurda la concorrenza fra Porto Nogaro e Monfalcone, si è trasformata in una guerra fra poveri. Così non si va da nessuna parte. I due scali devono operare in sinergia, proporre ai clienti opportunità e servizi adeguati».

Ma oltre alla nebbia che avvolge il futuro, qualcosa si intravvede. A partire dalla Caffaro. «Il nuovo impianto di soda-cloro - secondo Mason - potrebbe aggregare altre attività produttive che, a loro volta, garantirebbero nuova occupazione. È stato determinante mantenere il sito chimico, guai se si fosse realizzato un cementificio». Sull’Aussa Corno il discorso è legato a troppe variabili e, soprattutto, strettamente connesso alle lungaggini burocratiche e al lassismo della politica che hanno impedito il potenziamento delle infrastrutture. «Uscire dalla crisi è possibile - rimarca il sindacalista della Cisl - ma è necessario raddoppiare la linea ferroviaria con Cervignano ricorrendo anche al cambio delle traversine che oggi non sono in grado di reggere la portata dei carri ferroviari. Poi c’è da intervenire su alcuni ponti che potrebbero cedere da un momento all’altro e creare una viabilità alternativa. Un’intera carreggiata è rimasta chiusa al traffico per diverso tempo dopo che un camion con un carico eccezionale era andato a sbattere in un sottopasso. Ma non basta: a San Giorgio - prosegue Mason - c’è un contenzioso con le Ferrovie dello Stato. I treni passano in centro, è assurdo. Il tracciato va spostato fuori dal paese». E poi c’è l’annoso problema dei dragaggi (che, però, come riferiamo in questa stessa pagina, potrebbe sbloccarsi nel 2015). Si fanno, non si fanno. I fanghi sono inquinati. Anzi no. «L’immobilismo su questo fronte - sottolinea l’esponente della Cisl – è dovuto anche all’impossibilità di decidere. Non è possibile che per fornire l’autorizzazione a pulire i canali serva l’ok di quindici enti».

Rilancio, uscita dal tunnel della crisi, prospettive. Tutto auspicabile. Ma servono i soldi. E tanti. «Io ho una mia opinione e vorrei sintetizzarla. La Regione - spiega Mason - spenderà un sacco di quattrini per la terza corsia dell’autostrada. Ma, al di là di rendere più sicuro il tratto tra Venezia e Villesse, a noi serve a ben poco. La gente passa e se ne va. Quei soldi potevano essere investiti al servizio del territorio e così forse avremmo avuto più chances per sconfiggere la congiuntura negativa». Già, quella resta ed è difficile da sdradicare. Ne sanno qualcosa i 130 dipendenti della Palini & Bertoli, azienda dell’Aussa Corno, a casa da due anni perchè non si sblocca la trattativa con la proprietà del magnate russo Abramovich. E quelli dell’Artenius, scesi da 103 a una trentina dopo il passaggio dello stabilimento a una società portoghese. Gli altri resistono. Ma fino a quando?

Flavio Nanut

Paolo Mason
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Roberto Muradore
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