Messaggero Veneto

Giovedì 19 Maggio 2011

 

Infrastrutture e la politica che deve dare certezze

di ROBERTO MURADORE – Segretario Generale della Cisl di Udine
In Friuli Vg le istituzioni e le classi dirigenti di politica, economia e società devono saper ritrovare le ragioni dello stare insieme per un progetto

Non c'è lavoro, tantomeno buon lavoro, se non c'è una economia, una buona economia. Quest'ultima, infatti, è la condizione necessaria, anche se non sufficiente, per una buona società. E l'economia, sia la produzione sia il commercio, si è sviluppata, da sempre, laddove si sapevano cogliere i flussi di beni materiali, ma anche di popoli e culture, cioè laddove si mettevano in relazione il proprio territorio e la propria comunità con il mondo. Tutto ciò è ancor più valido per un presente e un futuro fatti di interconnessioni e di interdipendenze globali: la facilità di scambi è fondamentale, necessaria. Sono, infatti, le dotazioni infrastrutturali di base quelle che determinano i luoghi nei quali è conveniente allocare le imprese, localizzare i siti produttivi dando così luogo a nuove occasioni di lavoro. Le infrastrutture sono un elemento indispensabile per cogliere le opportunità di un mercato davvero sempre più mondiale e aperto. L'economia dei flussi, per l'appunto. Questa legislatura regionale si è autodefinita "delle infrastrutture": lo sia davvero. Oggi ci troviamo di fronte a una grande opportunità che va colta, a una storica possibilità che va concretizzata: il superporto di Monfalcone/Trieste. Una struttura importante per cogliere i flussi provenienti dal Far east, per dare un senso compiuto alle reti ferroviarie già esistenti in regione (la Pontebbana), per rivitalizzare l'interporto di Cervignano. Una struttura che abbisognerebbe di pochi nuovi tratti ferroviari e che, oltretutto, giustificherebbe anche il Corridoio 5, l'alta velocità, che, tra 30 anni se va bene, attraverserà il nostro territorio. Il porto, invece, per essere costruito abbisogna "solamente" di qualche anno, non di qualche decennio! Siamo di fronte a un progetto proposto da una impresa di livello mondiale, la Maerks, con un suo piano industriale e da un importantissimo finanziatore, l'Unicredit. Come ogni iniziativa imprenditoriale anche questa ha, però, necessità di tempi certi e di costi certi. E queste certezze può dargliele solo la politica, quella regionale e quella nazionale. Servono, perciò, autorevolezza e decisionalità a partire dalla nostra Regione e non è sufficiente l'indiscutibile impegno dell'assessore Riccardi. Serve un di più di coesione e di forza. Urge, cioè, che una intera regione, senza litigi tra schieramenti politici e baruffe tra i vari campanili, si presenti forte sulla scena nazionale e faccia valere le proprie concrete e fondate ragioni. Ci vuole peso politico perchè la scelta, ora, è "politica": favorire la portualità del Fvg sull'alto Adriatico, quindi Monfalcone/Trieste, o privilegiare altre regioni o altri Paesi vicini che utilizzerebbero direttrici di transito e infrastrutture di trasporto che non interessano il Fvg e che potrebbero emarginarlo. Bisogna fare in fretta. I tempi delle scelte siano rapidi. Per una volta la politica abbia tempi adeguati a quelli dell'impresa e del mercato. L'importanza del momento è tale da meritare forse di pensare a una sede snella e autorevole di promozione e stimolo sul tema cruciale delle infrastrutture portuali e del corridoio Adriatico-Baltico: una struttura che metta insieme chi ha "arte", a esempio le università, e chi ha "parte", a esempio le associazioni datoriali e sindacati, ovviamente con i rappresentanti delle istituzioni locali. Nella nostra Regione le istituzioni e le classi dirigenti della politica, dell'economia e della società devono saper ritrovare le ragioni dello stare insieme per un progetto che, se non attuato, rischia di farci perdere importanti capitali lavorativi, produttivi, sociali e di rendere marginale, altroché centrale, il Friuli Vg. Una regione, la nostra, che a fronte della sua collocazione geopolitica deve ripensarsi in quanto da tempo non è più nè porta, nè ponte, nè cerniera di alcunché e deve diventare qualcos'altro... Il compito di gruppi dirigenti capaci e responsabili è di lasciare alle future generazioni nuove opportunità, non nuovi e vecchi problemi.

Roberto Muradore
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