Il Piccolo

Mercoledì 18 Gennaio 2012

 

Interporto utilizzato solo al 25%

Denuncia del segretario Cisl Muradore che invita le istituzioni a fare sistema per fronteggiare la crisi

di Elena Placitelli

«Se il 2012 sarà un anno economicamente nero, la Bassa friulana si faccia avanti». Lo sprone a superare la crisi arriva dalla Cisl, che spinge affinché la Bassa friulana non solo risalga la china, ma faccia da traino all'intero territorio regionale. «Bisogna ripartire dal territorio - afferma il segretario generale della Cisl di Udine, Roberto Muradore -. Non dico rispolverando il patto territoriale siglato nel 99 da Cervignano, San Giorgio e Torviscosa, ma bene sarebbe se le amministrazioni comunali e i gruppi dirigenti ricominciassero a definire un'idea di sé e a proiettarla nel futuro». Per il sindacalista l'imperativo è abbandonare la frammentazione economica e politica del territorio: «I 33 Comuni della Bassa, Grado compresa, rappresentano il 9% della popolazione regionale, ma da molti anni contano lo zero per cento: il primo problema per superare la crisi sta nell'individuare l'identità del territorio, scegliendo in partenza i settori da sviluppare e rafforzando di conseguenza la forza politica della Bassa friulana». Un territorio che abbia un'idea di sé, dunque, e che la metta in pratica con un approccio sistemico anziché a compartimenti stagni.

Il parere di Muradore trova sostegno nelle parole dell'economista Fulvio Mattioni che rimarca «tutte le potenzialità che la Bassa ha per farsi avanti dando lavoro non solo al proprio territorio ma al resto della regione: è la prima volta da 28 anni che le previsioni economiche del Friuli Venezia Giulia sono contrassegnate dal segno meno – aggiunge-. Tutti devono trovare il modo per trasformarlo in positivo, a maggior ragione la Bassa, che continua a non avere tassi di disoccupazione alti».

Sul da farsi, la Cisl ha già tracciato la cartina di tornasole. L'industria e il turismo sono i due punti di forza, entrambi da rivedere e rafforzare. Muradore pensa all'Aussa Corno, San Giorgio, Torviscosa, Cervignano e Latisana. «Bisogna promuovere il lavoro industriale, che ha perso di appeal, pur non avendo niente da invidiare al precariato della grande distribuzione».
La chimica è vocazione naturale della Bassa, «a patto che ci sia l'interesse (privato) di disinquinare il sito e realizzare l'impianto di cloro soda, necessaria alla filiera produttiva della chimica fine ma che, per motivi di sicurezza, non potrà più essere trasportata».

A soffermarsi sull'Aussa Corno, il segretario della Cisl, Paolo Mason, che sottolinea lo scandalo dei dragaggi non effettuati, dell'accesso stradale mancante e della ferrovia che attraversa pericolosamente l'abitato di San Giorgio. Per Cervignano Mason poi cita l'Interporto, «utilizzato al 25% senza prospettive per le attività di imballaggio che possono svilupparsi intorno a qualsiasi polo logistico». Il turismo marino è l'altro settore da rivedere: Grado e Lignano attraggono l'80% dell'intero flusso regionale, ma secondo Muradore bisogna abbassare i prezzi, affittare le case senza venderle e qualificare l'offerta creando una vera e propria industria turistica: «altrimenti non si spiega perché a Bibione il turismo aumenta e nella riviera friulana cala». Aquileia è un caso a parte: «senza marchio e un franchising che ne sfrutti l'immagine a livello mondiale – chiosa – il sito Unesco resta una risorsa virtuale».

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