FELSA

La Felsa - Cisl è costituita a livello Regionale

 

Intervento della Segretaria Generale della Felsa Cisl Fvg

Alessia Degano

 

Udine, 08 Aprile 2013

 

Il mondo del lavoro è cambiato, le tutele non sono le stesse per tutti, i lavoratori sono divisi su diritti che dovrebbero essere universali. Ed anche all'interno della precarietà ci sono distinzioni, da un lato chi è veramente povero e dall'altro chi riesce a sbarcare il lunario, nonostante la totale assenza di certezze e prospettive sul futuro.

Come convivere con la precarietà? Di cosa stiamo parlando?

Anche in Friuli Venezia Giulia è alto il numero di coloro che sono stati coinvolti dai c.d. contratti flessibili, dal lavoro a progetto, al lavoro interinale, dalle collaborazioni occasionali alle associazioni in partecipazione, benché la crisi abbia colpito e colpisca in primo luogo anche i precari e i meno tutelati, come si evince dai dati: nel 2011 vi è stata una flessione negativa del 47,8% degli avviamenti al lavoro con contratti a tempo indeterminato (da 52.985 nel 2008 a 27.654 unità nel 2011), del 13% dei contratti parasubordinati (24.071 nel 2011), dell’11% dei contratti a tempo determinato, del 5.8% dei contratti di somministrazione (30.542 avviamenti al lavoro nel 2011) ed una flessione molto positiva dei contratti di lavoro intermittente del 399,6% (da 3192 nel 2008 a 15.947 avviamenti nel 2011!), positiva del 17.7% per quanto riguarda i tirocini e dell’8,1% per il lavoro domestico. Dunque i contratti che offrono le maggiori garanzie di flessibilità (vedi contratto a chiamata) sono gli unici ad avere avuto un'impennata!

Come uscirne?

Sicuramente battendoci per maggiori politiche attive a livello regionale, per migliorare la relazione tra sistema pubblico e privato di collocamento, per implementare il sistema formativo regionale e renderlo più aderente ai cambiamenti nel MDL, per sostenere la bilateralità, per l'abrogazione del contratto a chiamata e la sua sostituzione con forme di lavoro per esempio in somministrazione ma che offrano garanzie maggiori in termini retributivi, per la trasformazione in senso universalistico degli ammortizzatori sociali.

Alessia Degano

 

Di seguito gli interventi al I Congresso Felsa Cisl Fvg del 18 marzo 2013 di tre lavoratori.

 
 

Intervento al I Congresso Felsa Cisl Fvg - Bernadetta

 

Udine, 18 Marzo 2013

 

Il mercato del lavoro tra flessibilità e precarietà

Sono qui di fronte a voi a parlare di precarietà perché me l’ha chiesto Alessia Degano e la ringrazio per la sua disponibilità e per la grande tenacia con cui svolge il suo lavoro.

L’ho conosciuta nella fase tumultuosa che segue il periodo del mancato rinnovo, circa un anno fa.

Sì, perché per i cocopro, gli interinali e gli altri lavoratori atipici, non esiste la parola licenziamento.

No, è come se tutti fossimo solo degli avatar, delle controfigure dei fissi. Tanto che nei luoghi di lavoro si sono create due categorie: lavoratori di serie A e lavoratori di serie B appesi a un filo.

Quando si avvicina il momento dei rinnovi c’è una lotta all’ultimo sangue, un si salvi chi può che contagia tutti come una forma di isteria collettiva che si trasforma in una rassegnazione silenziosa e piena di frustrazione nel momento in cui suona il telefono.

E’ fondamentale per i cosiddetti lavoratori atipici avere un punto di riferimento, qualcuno a cui rivolgersi. CISL FELSA (federazione lavoratori somministrati autonomi atipici) risponde a quest’esigenza.

Un accenno lo voglio dedicare ad Ebitemp (ente bilaterale per il lavoro temporaneo).

Mi ha permesso di avere un rimborso sulle spese mediche che avevo dovuto sostenere mentre lavoravo tramite contratto interinale.

Ho riflettuto molto. Per me è molto difficile parlare di precarietà. Tutti ne parlano: film, libri, articoli di giornale. Lungo è l’elenco.

Realmente cosa significa essere precari? Vorrei iniziare con una citazione tratta da un libro del 1999 “Vita da precaria “ di Serena Mackesy.

“Un lampo passa nei loro occhi e dopo un paio di secondi vi scaricano come un peso morto. Perché un lavoro non è solo quello che fai, è quello che sei”.

Nel 1999 mentre questa ragazza raccontava in modo ironico e allo stesso tempo realistico la sua vita da precaria:” in un anno 14 lavori” e si definisce” la sostituta”, io mi ero appena diplomata e mi sembrava di avere il mondo in mano.

Finalmente avrei avuto un lavoro e messo insieme un po’ di soldi per iscrivermi all’università.

Invece sono finita in un vortice che trascina tutto e tutti. Si comincia a vivere un giorno alla volta.

Il 31 scadrà il contratto. E poi?

Vorrei raccontarvi l’ultimo giorno di contratto. Può cambiare il contesto ma quello che si prova è sempre lo stesso.

Aspetto con le mie colleghe il foglietto. E’ sera ed è l’ultimo giorno del mese.

Cerchiamo di non pensare,ma con la coda dell’occhio cerchiamo di vedere se vediamo in lontananza il responsabile del personale e se ha in mano un foglietto di carta con scritto : rinnovo fino al 30 del prossimo mese.

In realtà siamo ottimiste: conosciamo il lavoro, non abbiamo mai fatto assenze,né scioperi, siamo venute al lavoro con la febbre, con la neve convinte di essere un giorno assunte.

Inoltre abbiamo lavorato tutti i sabati al posto dei nostri colleghi fissi che ovviamente lasciano a noi il sabato; noi non possiamo dire di no.

Noi abbiamo una spada di Damocle sulla testa: il mancato rinnovo e la parola che nessuno vuole nominare ma che è un pensiero fisso, la disoccupazione.

Essere cioè una nullità.

In una società dove prima del nome ti chiedono che lavoro fai, le persone tendono ad appiattirsi sul loro ruolo.

E’ come un marchio a fuoco.

Ogni giorno per anni ho dovuto subire una forma di ricatto infinito e allo stesso tempo implicito: niente malattia altrimenti non ti rinnoviamo.

Ferie? Ma se ti scade il contratto tra 2 settimane.

Non vorrete scioperare,vero? All’ora quanti pezzi producete? per il rinnovo ne terremo conto…

Torno a citare una frase dal libro vita da precaria: “La vita che sto facendo deve essere temporanea, come il mio lavoro. Non vivrò così per sempre. Dio mio, ti prego, fa che non sia vero”.

In 13 anni ho perso 9 volte il lavoro. Solo 2 volte su 9 ho avuto diritto alla disoccupazione.

Ho lavorato in un numero notevole di aziende, in una moltitudine infinita di ruoli e dalla durata più svariata dalle poche ore alla settimana al mese e un’ infinità di proroghe.

Dopo ogni rinnovo si ricomincia a respirare, poi dopo la felicità delle prime ore si ritorna nel tunnel.

Domani è già la fine del mese..

La precarietà colpisce in modo trasversale tutti i settori, non solo gli operai e i giovani.

La cosa che scandalizza e secondo me dovrebbe far riflettere sono gli insegnanti precari e i cocopro: senza ferie, malattia, pochi contributi pensionistici e nessuna considerazione sociale.

La cultura e il rispetto sono fondamentali per porre basi solide alla società.

In Giappone, ci si inchina solo davanti a 2 figure: all’imperatore e agli insegnanti; questo perché gli insegnanti sono le persone che permetteranno alla società di crescere e migliorare.

Come si fa a sperare in un futuro migliore se i giovani, gli insegnanti e la cultura in generale sono allo sbando?

Un articolo del sole24ore del 19 febbraio 2012 si intitolava così: “Senza cultura, niente sviluppo”.

“Cultura e ricerca sono due capisaldi della nostra carta fondamentale”.

L’articolo 9 “promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio artistico della nazione”

In pratica la situazione di disagio degli insegnanti cozza con la Costituzione.

Se dovessimo rimodellare la costituzione sulla società italiana attuale dovremmo mettere: L’Italia è fondata sul non lavoro e dall’annientamento di secoli di cultura e di arte.

Ad esempio il Messaggero Veneto del 20 novembre del 2012 raccontava la storia vera di un’insegnante precaria che ogni settimana doveva fare 1600 km da Salerno a San Giorgio di Nogaro e ritorno x due ore di lavoro presso un’istituto superiore. Uno stipendio mensile di 174 euro a fronte di una spesa di 547 euro di spesa x i viaggi.

Vorrei ricordare anche le signore che si occupano di ogni tipo di promozioni, pochi euro che arrivano dopo grandi patimenti e nessun diritto. Si potrebbe quasi parlare di lavoro nero.

La lista sarebbe lunghissima di uomini e donne senza diritti e soffocati dai doveri. Da ricordare anche i lavoratori stagionali,spesso i loro diritti vengono calpestati: lavoro nero, orari massacrati,lavoro malpagato…

Tutte queste persone come faranno ad aver diritto ad una pensione dignitosa per vivere?

Concludo dicendo che: essere precari significa vivere perennemente in apnea, sperando di vedere un giorno la superficie.

Una luce in fondo al tunnel.

Ora sono una studentessa universitaria, orgogliosa di esserlo. Amare lo studio e la conoscenza oggi è quasi un atto di coraggio, ma dovuto nei confronti di noi stessi.

“La conoscenza è potere” di Francesco Bacone può fungere da modello.

Grazie.

     
 

Intervento al I Congresso Felsa Cisl Fvg - Viviana

 

Udine, 18 Marzo 2013

 

Ho cominciato a lavorare nel ‘95 nelle maggiori agenzie di comunicazione e marketing di Udine. Fino all’anno scorso non ho mai smesso, nonostante abbia cambiato diverse aziende. Come molti miei colleghi ho una buona specializzazione, quando sai fare una cosa sei una garanzia, ti cercano, ti vogliono… di certo però non ci hanno mai assunti. Quelli come noi non fanno parte di quella categoria e di quella generazione.

Tuttavia guadagnavamo discretamente quindi abbiamo accettato di buon grado i più vari tipi di contratti atipici. Adesso è impossibile. Le aziende hanno chiuso, la prima cosa che tagliano è la voce di spesa della comunicazione. Ci hanno tagliato gli stipendi, prima di un quarto, poi di metà. Così adesso siamo quasi tutti liberi professionisti, imprenditori di noi stessi. Io gestisco in proprio alcuni clienti che mi sono rimasti affezionati, ma rimanere al servizio di una sola azienda non si può più. A proposito di “lavoro povero” voglio riportarvi questo annuncio apparso lo scorso 13 marzo su TROVIT, il famoso sito di annunci, potete trovarlo ancora online, è dello Studio Donato, laboratorio di comunicazione di Udine: cerchiamo giovane eclettico web editor capace di muoversi agevolmente nell'HTML, conoscitore di wordpress... inviare cv e lavori già realizzati. Contratto da valutarsi. Retribuzione netta mensile 400 euro. Retribuzione netta mensile 400 euro per una simile professionalità. Come si permettono? Ho chiesto se per caso ci fosse un errore. Hanno detto no. Questo per dirvi in Friuli quanto viene riconosciuta in questi giorni una specializzazione informatica.

Uno potrebbe dire ok non ho ancora una famiglia e posso accettare pochi euro al mese per imparare, da qualche parte devo pure incominciare...

Ma noi come continuiamo? I nostri figli, i giovani di 14 anni, come facciamo a mandarli al liceo con 400, 700, 800 euro al mese? Come facciamo a mandare a scuola un bambino delle elementari se siamo madri single, come la metá delle madri che incontriamo ai colloqui con gli insegnanti o davanti alla scuola quando andiamo a prendere i ragazzi, non certo davanti alla palestra o davanti al pullman per la gita, perchè tantissimi in gita non vanno più. Molti bambini delle elementari di Udine vanno a scuola grazie alla pensione della nonna.

Hanno chiuso i nidi. Le madri non ne hanno più bisogno: sono a casa. Ma tu sei diversa, sei una professionista. Peccato, non è il tuo momento. Ma come non è il tuo momento? Le manager aumentano nei consigli di amministrazione, il numero delle parlamentari si ingrossa di dieci punti, mai successo nella storia. Sembra che qualcosa stia cambiando eppure la disoccupazione femminile in Italia è tra le più alte in Europa.

La verità è che la battaglia dei diritti va combattuta ogni giorno: la crisi economica crea bisogni materiali e i bisogni materiali erodono i diritti, li annientano, li distruggono. Tu sei una professionista.

Oggi però sono di moda i dilettanti allo sbaraglio: prendi un giovane squalo, buttalo in acqua, per pochi euro, farà di tutto per non annegare, annasperà, andrà al lavoro il sabato, la domenica, di notte, per meno soldi, i diritti? Non sono la questione principale. Oggi sono di moda i dilettanti allo sbaraglio presentati da Beppe Grillo, regia di Roberto Casaleggio, quelli che urlano che bisogna eliminare il sindacato, il quale avrebbe distrutto questo paese.

Io vorrei dire che istituzioni come la Cisl, per la sua storia, per le profonde radici che ha il suo impegno al fianco dei lavoratori di tutte le categorie, devono presidiare i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici perchè la qualitá del lavoro e la giusta retribuzione sono il primo indice di civiltá di un Paese. Se non li presidiamo e non li monitoriamo costantemente perdono terreno, basta un attimo a tornare indietro.

Dobbiamo combattere l'isolamento. Se sei un atipico hai provato sulla tua pelle che l'isolamento indebolisce, che non è affatto vero che uno vale uno, i singoli da soli non valgono niente, e invece l’unione fa la forza. I singoli lavoratori atipici che non hanno mai avuto voce, grazie alla Felsa oggi sono una forza. Quando c'è una crisi, quando si smette di andare avanti è il momento di tornare a presidiare i diritti acquisiti dicevo prima, bene non lasciamo che a intercettare queste esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici siano altri rispetto a chi, come la Felsa, ha concretamente dimostrato di sapere dare coesione, di essere interprete e di dare ogni giorno risposte concrete alle istanze di una grandissima parte di lavoratori, forse la più produttiva, quella che ha sostenuto e dovrebbe continuare a sostenere l'economia e il futuro de Paese.

Molti si sono convinti che il nostro welfare è un lusso, che mantenendo certe conquiste sociali abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilitá e che quindi dobbiamo abbassare drasticamente i nostri standard. Ma siamo sicuri che sia questa la strada? Siamo sicuri che l'Italia è in declino perchè abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi? Noi atipici non abbiamo mai vissuto al di sopra dei nostri mezzi. Abbiamo sempre vissuto senza tredicesima, senza pagamento degli straordinari, senza la prospettiva di una pensione, senza mutuo per acquistare casa, senza congedo di maternitá. Oggi vi dico che alla luce di questo un minimo di benessere sindacale per tutti, anche per gli atipici, è assolutamente necessario.

Poi vorrei capire una cosa. Come mai la famosa "decrescita felice" dovrebbe valere solo per alcuni Paesi e non per altri? Crediamo davvero che saremo tutti più poveri ma più felici in Italia? Io no. Vedo che ci sono diseguaglianze sempre più grandi da equilibrare verso l'alto, per esempio tra i diritti di chi lavora nel pubblico e di chi lavora nel privato, tra i diritti di chi lavora nelle grandi fabbriche e di chi lavora nelle piccole aziende.

In nome della crisi stiamo assistendo a uno smantellamento graduale delle conquiste sociali. Le élite hanno molto pubblicizzato l'idea che il nostro welfare é diventato un lusso, che dobbiamo competere con la manodopera cinese. Ecco non credo affatto che il nostro modello sia superato, al contrario penso che il nostro modello di welfare nelle sue versioni piú riuscite: quello di Svezia, Olanda, Austria, Germania sia di gran lunga il migliore al mondo. Gli stipendi sono alti, le professionalitá riconosciute, le politiche dell'ambiente le più reali ed efficaci. In Italia invece ci dicono che dobbiamo impoverirci per combattere ad armi pari con chi é più povero di noi. Potremmo anche chiamarlo effetto Marchionne perché l'amministratore delegato del gruppo Fiat-Chrysler ha contribuito con le sue scelte aziendali a diffondere l'idea che queste sono le conseguenze ineluttabili della globalizzazione. La realtá è che i nuovi assunti guadagnano grosso modo la metá rispetto ai salari in vigore prima della crisi. La metá. Marchionne preferisce decisamente trattare con i sindacati americani piuttosto che con quelli italiani. L'America accetta di ribassare così tanto i propri salari proprio per ricostruire, lentamente, parzialmente, un po' di quel tessuto industriale che è stato devastato dalle delocalizzazioni in Asia, dalla presenza sempre più capillare di realtá come Walmart che fagocitano e impoveriscono qualunque altra attivitá commerciale nei piccoli territori in cui si insediano.

Esiste per fortuna un altro modello, quello del Nord Europa. Berlino ha imposto alla periferia dell’ Eurozona cioè Roma, Atene, Madrid, Lisbona, Dublino, grandi sacrifici. Però a casa sua la Germania ha difeso strenuamente i suo stato sociale e con risultati eccellenti. Nel corso dell'ultimo decennio la Germania è l'unico grande paese occidentale ad avere accumulato saldi commerciali con la Cina. La straordinaria competitivitá commerciale della Germania è stata ottenuta mantenendo livelli di retribuzione che sono fra i più alti al mondo, un movimento sindacale che immagino molto, molto potente, un alto livello di servizi sociali, regole severe e tutela dell'ambiente. La Germania, e così anche l'Austria, la Svizzera, la Svezia, la Norvegia, la Danimarca, la Finlandia sono la prova che non è vero che nella globalizzazione sopravvive solo chi si adatta a rincorrere i cinesi verso il basso, ridimensionando i propri diritti per adeguarli a quelli che stanno molto peggio. Tutti questi paesi hanno in comune alti salari, sindacati forti, ambiente, non solo, anche qualitá della scuola pubblica e una societá più egualitaria rispetto alle nazioni dell'Europa del sud. Questa crisi chiede all’Italia di decidere se vuole restare tra le repubbliche delle olive insieme alla Grecia, al Portogallo, alla Spagna tutte folklore e allegra povertá o se vuole fare parte dell’altra Europa, quella più civile, ricca, evoluta e moderna.

     
 

Intervento al I Congresso Felsa Cisl Fvg - Luigi

 

Udine, 18 Marzo 2013

 

Buongiorno ai Signori/re Delegati al 1° Congresso Felsa FVG

Il mio nome è Luigi e sono stato recentemente eletto come rappresentante sindacale Felsa presso le Officine Tecnosider di San Giorgio di Nogaro.

Sono un lavoratore a tempo determinato/somministrato e vivo da ormai da più di 2 anni, come già in passato, questa situazione in ambito lavorativo.

Questa mia esperienza mi ha fatto maturare la scelta di partecipare attivamente alla difesa di categorie meno tutelate di lavoratori , in particolare nel settore primario e metalmeccanico.

L’istituzione della Felsa rappresenta oggi per me un passo importante nella tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori interinali/somministrati che in parte rappresento; una presa di posizione e un adeguamento al cambiamento costante del mondo lavorativo in particolare in FVG, in atto da anni.

Ma qual è il punto di vista del diretto interessato, cioè il lavoratore a tempo determinato, che dalla sua posizione osserva e subisce molte volte questi cambiamenti?

Quali sono le domande che si rivolge osservando le modalità attraverso le quali avviene il suo ingresso, per la prima volta o per l’ennesima volta, nel mondo lavorativo?

Il problema è che la gran parte di chi cerca una occupazione è doversi affidare ad efficienti Agenzie per l’Impiego che però sono private che contrattano con le Aziende ma in questo modo si sostituisce il Fondamentale Diritto al Lavoro con scopo di lucro delle Agenzie stesse. Le vittime spesso sono quindi i lavoratori, pur essendo il servizio offerto dalle Agenzie di riempimento per una assenza del pubblico con il pseudo fallimento degli uffici di collocamento.

Nel caso in cui i contratti a termine siano strumento di assorbimento di personale fisso aziendale, quante sono comunque le incertezze, il clima psicologico pesante e le limitazioni in cui vive il lavoratore somministrato, che non conosce il più delle volte quale sarà il suo destino all’interno delle aziende?

La mancanza di normative guida chiare, di tutela, di buchi legislativi, etc… che non riescono a stare al passo con il continuo trasformarsi del mondo lavorativo, con il coinvolgimento ormai quindicennale in tutte le categorie e non solo di alto livello professionale, ha causato un prevalere di interessi privati su diritti fondamentali.

Io rappresento una categoria di somministrati con contratti a termine a scopo assunzione, previa visibilità a lungo termine da parte delle aziende.

Anche qui, non è chiaro il ruolo dei contratti a tempo determinato, che presentano diverse sfaccettature, usati come puri contratti a termine non rinnovabili oppure come strumento di acquisizione di nuovo personale fisso aziendale.

Penso a coloro che hanno subito le riforme dell’età pensionabile, che a 60 anni, increduli, sono costretti ad acquisire una flessibilità lavorativa a cui non erano abituati con grandi difficoltà.

Molte sono le cose fatte, grazie alla Cisl Felsa, in senso di allineamento in ambito di lavoro interinale rispetto ai contratti fissi , per quanto riguarda la tutela dello stato sociale dei lavoratori, la tutela in materie frequenti come malattia, infortuni e sicurezza sul lavoro.

In sostanza molta è la professionalità creata e rappresentata dai lavoratori interinali impiegata in diversi ambiti pubblici e privati, che vengono dispersi come le risorse impiegate, quindi da riqualificare.

Credo, concludendo, che una sempre maggiore informazione rivolta ai lavoratori, dei loro diritti e doveri, lo scambio di idee, il loro coinvolgimento in attività associative di categoria sia un passo importante per creare un fronte omogeneo ed equilibrato da cui nascano volontà che creino situazioni e concezioni nuove rispetto a quelle che stiamo vivendo, oggi, in Italia.

Saluti