INTERVENTO INTRODUTTIVO DI GIOVANNI FANIA,

A NOME DI CGIL CISL UIL FRIULI VENEZIA GIULIA

Sciopero Regionale - Cgil Cisl Uil Fvg - 15 Novembre 2013

 
     

Lavoratrici, lavoratori, pensionate, pensionati, giovani, disoccupati!!!

CGIL CISL UIL sono oggi in centinaia di piazze italiane a protestare per richiamare, tutti assieme, l’attenzione del mondo politico ed istituzionale su una grande, immensa emergenza: l’emergenza LAVORO.

E nella nostra Regione, CGIL CISL UIL hanno scelto la città di Pordenone per parlare di lavoro: una città che in questo periodo ha avuto una devastante esplosione di crisi aziendali che hanno coinvolto in modo drammatico migliaia di lavoratori con le loro famiglie.

Una crisi che sta falcidiando in modo pesantissimo il sistema industriale di tutti i territori del Friuli Venezia Giulia.

Una crisi annunciata dall’incapacità del nostro sistema Paese che per l’assenza di politiche industriali deve fare conti con multinazionali che vogliono disimpegnarsi dai nostri territori per chiudere o spostare le loro attività. D’altra parte negli anni si sono e si stanno ancora scientemente smontando e svendendo settori strategici nei quali l’Italia era all’avanguardia. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Non siamo neanche più in grado di avere una compagnia aerea di bandiera, altro che capitani coraggiosi di berlusconiana memoria!

Ma il tempo delle parole è finito: servono fatti e i fatti sono che le aziende devono restare perché è troppo facile arrivare, sfruttare e poi andarsene a delocalizzare, portando via impianti e macchinari e rinunciando alla professionalità delle nostre maestranze.

Non faremo andar via nulla dalle nostre fabbriche!!!

Ci deve essere una responsabilità sociale da parte delle aziende: la responsabilità in questo Paese non può arrivare sempre e solo da lavoratori e pensionati.

Oggi abbiamo un dibattito politico la cui principale preoccupazione è la decadenza di Berlusconi: abbiamo una deriva politica impegnata a conservare una serie di privilegi e che non ha smesso di sprecare i soldi pubblici in maniera dissennata: abbiamo una deriva politica che fa gridare vergogna.

La politica, tutta la politica, è troppo distante dai problemi delle persone e dai problemi del lavoro e della gente: non bastano le primarie per ritornare ad avere fiducia nella politica. Vogliamo una politica fatta di persone serie, competenti e dal giusto rigore morale.

Bisogna rilanciare l’industria e il manifatturiero perché solo così possiamo tornare a creare posti di lavoro: ed è soltanto con il lavoro che le persone trovano la loro dignità.

Lo ha ricordato molto bene pochi giorni fa anche Papa Francesco: serve il lavoro, il lavoro vero, quello che non è piegato alle logiche del consumismo ma che si lega invece ad un idea di benessere comune per costruire una società più giusta e solidale.

Serve il lavoro per non andare alla deriva.

Ed era ed è per evitare questa deriva che CGIL CISL UIL avevano chiesto al Governo Letta un atto di coraggio e di responsabilità con la legge di stabilità: di coraggio per realizzare quelle riforme necessarie a rilanciare l’industria del nostro Paese e con essa a creare nuovi posti di lavoro.

Di responsabilità, perché le risorse necessarie per queste riforme si dovevano cercare e prendere laddove fino ad oggi non si era mai preso: dagli sprechi della politica, dalle rendite finanziarie, dalle inefficienze, dalle ruberie, dai clientelismi di politici senza scrupoli.

Invece non c’è stato né il coraggio né la responsabilità: ed è per queste ragioni che oggi siamo in piazza.

Vogliamo che questa legge di stabilità venga profondamente cambiata: dobbiamo ridurre le tasse ed aumentare le detrazioni ai lavoratori, ai pensionati, dobbiamo ridurre l’imposizione fiscale alle imprese virtuose che valorizzano il lavoro ed il ruolo dei lavoratori.

Dobbiamo rendere strutturale la detassazione del salario di produttività che deve essere estesa anche ai lavoratori del pubblico impiego.

Servono politiche nazionali di sostegno all’occupazione, all’innovazione, alla ricerca; e nel frattempo il Governo deve rifinanziare subito la cassa integrazione in deroga che è un provvedimento tampone ma tuttavia necessario per evitare che migliaia di lavoratori si trovino senza alcuna copertura economica e che serve per evitare il crollo delle piccole e piccolissime aziende, del mondo dell’artigianato, che sono la spina dorsale del nostro sistema economico.

Si devono dare certezze agli esodati, un altro episodio vergognoso di questo Paese: lavoratori lasciati in un limbo senza alcuna certezza nel futuro e senza alcuna certezza anche nel presente vista l’indecente gestione dell’INPS.

Si deve mettere mano alle storture della Legge Fornero, che oggi ad esempio rendono ancora meno appetibili i lavoratori espulsi dalla piccole aziende. Per loro come per gli esodati oltre il danno anche la beffa!

Come è possibile che debba essere sempre e solo il sindacato ad invocare la lotta all’evasione fiscale? Non dovrebbe essere una priorità di ogni Governo, quello di garantire un sistema fiscale equo e giusto e di avere la capacità di ricercare e perseguire gli evasori? Non ne possiamo più di finta equità sbandierata da chi fa finte battaglie sulla casa di proprietà e non si scompone per l’ennesimo aumento delle imposte sui carburanti, non ne possiamo più di vedere tassati in modo ridicolo i proventi dal gioco d’azzardo on line, che per la cronaca valgono solo per il poker online 50 miliardi l’anno!

Dobbiamo rivalutare le pensioni per garantire una vita dignitosa a tutti i pensionati che in questo periodo sono stato l’ammortizzatore più usato e più sicuro che è andato in soccorso della famiglia, e che oggi non ce la fanno più.

E’ possibile che lo Stato oggi spenda 51 miliardi per pagare pensioni sotto i mille euro a 7milionitrecentomila persone e 45 miliardi per pagare pensioni superiori a 3000 euro a 861mila persone? Ma dove sta l’equità?

E nel settore pubblico dobbiamo porre fine ad un’altra vergogna del nostro Paese e stabilizzare tutti i precari: non è bastato bloccare gli stipendi ed il turn over, cose che hanno consentito allo Stato di risparmiare miliardi di euro.

Nonostante questo risparmio la spesa pubblica è continuata a crescere.

E anche nella nostra Regione è arrivato il momento delle scelte: siamo stufi di rincorrere le crisi, di passare di tavolo in tavolo a registrare chiusure, esuberi, fallimenti.

Siamo stufi di assistere ai drammi che coinvolgono lavoratori e famiglie e all’impoverimento dei nostri territori.

E’ apprezzabile che l’istituzione Regione sia presente ai tavoli di crisi ma oggi questa presenza, da sola, non basta più.

Servono delle risposte immediate per le crisi in atto che devono avere la priorità e che devono essere gestite tempestivamente e non solo con provvedimenti tampone che spostano solo più avanti nel tempo i problemi.

Ma servono anche degli interventi di sistema, delle politiche industriali che sappiano sostenere sviluppo ed occupazione, che mantengano e consolidino quanto di buono esiste e che facciano partire le politiche attive, quale mezzo reale per riconvertire aree ed aziende decotte.

E’ necessario immaginare e costruire anche interventi di prospettiva facendo leva sugli strumenti e ma anche sullo spirito della nostra autonomia speciale che va tradotta nel coraggio delle riforme, a cominciare da quelle istituzionali, nell’impegno a innovare, sperimentare, rafforzare i meccanismi della solidarietà e della coesione sociale. Lo chiediamo con forza alla Giunta della regione Friuli Venezia Giulia, alla nostra Presidente: dobbiamo concordare rapidamente le azioni da intraprendere per uscire dalla crisi.

CGIL CISL UIL vogliono ripartire proprio da questa piazza di Pordenone per rilanciare la necessità di affrontare, con quelli del lavoro e del welfare, anche i temi della logistica, del costo dell’energia , della fiscalità di vantaggio. Attraverso questi interventi si possono aiutare a gestire le emergenze di Elettrolux e di Ideal Stardard, ma essi possono essere utili nel settore siderurgico, in quello chimico ed in generale in tutti i settori.

Ma davvero possiamo pensare che la nostra economia regionale possa fare a meno del settore manifatturiero e campare solo di turismo e terziario?

Noi chiediamo con forza alla Giunta della regione Friuli Venezia Giulia, alla nostra Presidente perchè non possiamo più attendere: dobbiamo concordare rapidamente le azioni da intraprendere per uscire dalla crisi.

Dobbiamo orientare il sistema del credito e il mondo della ricerca alle necessità del nostro sistema industriale, mettendo in rete ed in sinergia questi fattori.

Dobbiamo rilanciare le infrastrutture per far ripartire l’edilizia e la portualità per valorizzare l’Alto Adriatico, ricercando strategie comuni anche con Slovenia e Croazia.

Questa è la nostra piattaforma con cui, già da lunedì, chiederemo alla Regione di aprire un confronto perché per noi il tempo dell’attesa è finito: adesso è il tempo delle risposte.

 

Grazie a tutti Voi per la Vostra partecipazione a questa manifestazione, per il Vostro sostegno e per la Vostra capacità di aggregazione: questa è la parte buona dell’Italia che CGIL CISL UIL unitariamente sono orgogliose di rappresentare.

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