Messaggero Veneto

Sabato 04 Ottobre 2008

 

Il segretario Muradore lancia un appello alla Provincia affinché assuma un ruolo di coordinamento sul territorio. E a Fontanini dice: «I lavoratori sono una risorsa, non zavorra».

L’allarme Cisl: un operaio su tre rischia il posto

Nelle 74 aziende monitorate dal sindacato si è fatto ricorso a cassa integrazione, mobilità e altri ammortizzatori

Un lavoratore su tre rischia il posto di lavoro. È la fotografia scattata dalla Cisl dell’udinese e della Bassa friulana sull’occupazione. I numeri snocciolati dal sindacato considerano 74 aziende e 4.031 lavoratori, dei quali il 34 per cento vive un momento di difficoltà tra cassa integrazione, mobilità o altri ammortizzatori sociali. «La situazione è critica, ma non drammatica», afferma Roberto Muradore, segretario provinciale della Cisl. Che lancia un appello alla Provincia perché svolga un ruolo di coordinamento e programmazione dello sviluppo.

La Cisl, il sindacato dei lavoratori più significativo in Friuli con i suoi 30 mila iscritti, sa che quei dati indicano un futuro all’insegna della recessione, come annunciato anche da Confindustria. E allora indica i passi da poter compiere per scacciare la crisi. «Innanzitutto va assolutamente recuperato un rapporto tra mondo dell’impresa e territorio – afferma Muradore –, un territorio inteso come comunità e ambiente che dalle aziende dev’essere considerato una risorsa da valorizzare, da rispettare, non da depredare come in passato. E la vicenda del cementificio insegna: è stato un boomerang perché nella gente ha alimentato lo spirito anti-industriale».

Nelle idee del segretario provinciale c’è poi la Provincia, che non ha competenze e risorse specifiche in politica industriale, ma che per Muradore può e deve rappresentare il punto di incontro tra i soggetti responsabili delle politiche industriali. «L’ente provinciale può dare qualcosa al Friuli in termini di programmazione – continua il leader del sindacato – elaborando idee e svolgendo un necessario ruolo di coordinamento dei soggetti coinvolti nel mondo dell’impresa, dalle associazioni di rappresentanza economica a quelle dei datori di lavoro e delle parti sociali, fino alla Camera di commercio e all’università. E una volta stabiliti i progetti, alla Regione spetterà il compito di finanziarli». E al governo di palazzo Belgrado Muradore suggerisce anche di riavviare due strumenti creati e poi dimenticati.

«In Provincia c’è già un momento istituzionale ufficializzato un paio di anni fa e che la Cisl ha voluto fortemente, il Comitato provinciale per l’economia e il lavoro. Questo – spiega Muradore – e l’Osservatorio chimico sono due momenti che vanno riattivati affinché si possano condividere un progetto e un percorso che definiscano quale economia, quale futuro e quale ruolo vogliamo per il Friuli». Parlando di Provincia un passaggio inevitabile è legato alla querelle tra il presidente Pietro Fontanini e i dipendenti, in stato di agitazione.

«I tempi della burocrazia vanno accelerati – afferma Muradore – affinché i servizi pubblici siano efficienti ed efficaci. L’obiettivo di Fontanini è quindi giusto e condivisibile, ma l’approccio è sbagliato perché il lavoro e i lavoratori sono una risorsa, non una zavorra. Il presidente presenti un piano industriale vero e serio per migliorare l’ente, altrimenti è solo offensivo verso i dipendenti che vanno valorizzati e non mortificati».

Anna Buttazzoni

 
 

Ecco i punti di crisi

I dati forniti dal sindacato indicano 1.371 lavoratori in difficoltà su 4.031, lavoratori costretti in cassa integrazione straordinaria, ordinaria, in mobilità o all’utilizzo di ammortizzatori sociali come la sospensione dal lavoro con uno stipendio parziale, la solidarietà riducendo le ore di lavoro pur di avere un’occupazione o, ancora, l’applicazione sia della cassa integrazione sia della mobilità. «I numeri – dice Roberto Muradore – fotografano una situazione critica che ci preoccupa soprattutto perché coinvolge tutti i segmenti, commercio compreso in decisa sofferenza». Ma il dato che più allarma la Cisl è quello riferito al settore del legno e, quindi, al Distretto della sedia che necessita, secondo il sindacalista, di un’attenzione particolare da parte di Regione e Provincia. Un punto centrale nella nuova necessità di rilancio è poi il manifatturiero, settore sempre sostenuto dalle associazioni sindacali. «Non siamo mono-maniacali – spiega Muradore – bensì consapevoli che il manifatturiero è l’attività prevalente del Friuli, considerato che il nostro Pil è originato per il 70% da quel settore e dai servizi che esistono perché c’è il manifatturiero». Un appello, infine, va alla necessità di fare sistema. «Se in questo Friuli ognuno continuerà a pensare al proprio orto, il Friuli continuerà a non contare nulla. Dobbiamo fare sistema – conclude Muradore –, senza bypassare il territorio ma rispettandolo e valorizzandolo».

Roberto Muradore
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