Messaggero Veneto

Mercoledì 24 Dicembre 2014

 

L’altro volto delle feste per i 27 mila senza lavoro

In provincia di Udine 18.735 disoccupati e 9.001 cassintegrati
In tre anni, 566 imprese in meno. Muradore: penalizzato solo chi produce

Ci siamo. Il rush finale della corsa ai regali rappresenterà anche oggi, come di consueto, la punta dell’iceberg del mese più spendaccione dell’anno. Un salasso travestito da Babbo Natale e consacrato al sempiterno dio del consumismo. Eppure, c’è chi quest’anno ha alzato bandiera bianca: no money, no party. Inutile prendersi in giro, quando i soldi scarseggiano e la scadenza delle bollette incalza. E inutile anche descrivere una realtà che ormai, luminarie o no, è profondamente cambiata. Due dati su tutti: 18 mila 735 disoccupati e 9.001 cassintegrati nella sola provincia di Udine.

Giovani a casa. Succede nel resto d’Italia e il Friuli non fa eccezione: la crisi inginocchia le famiglie e strozza l’economia. E i più penalizzati, quasi superfluo ricordarlo, sono i giovani. Cioè coloro che, oltre a non trovare sbocchi nel presente, rischiano di restare al palo per chissà quanto altro tempo ancora. È l’economista Fulvio Mattioni, tabelle alla mano, a illustrare la situazione e descrivere, suo malgrado, il campo di battaglia nel quale anche il laboriosissimo Friuli si è trasformato. Il tasso di disoccupazione ha registrato un salto da primatisti: in provincia di Udine, si è passati dal 9 per cento del 2004, al 21,2 per cento del 2013 (il 24,2 su scala regionale). Osservato nella prospettiva opposta, basti dire che gli occupati in età compresa tra i 15 e i 34 anni in Friuli Vg sono passati da 167 mila e 110 mila. Che si è perso, cioè, un terzo dei posti nell’arco di un decennio. Nel 2007 (l’anno precedente l’esplosione della crisi), i disoccupati complessivi in provincia erano 8.139.

Record di cassa integrazione. Non meno impressionante il dato relativo alla cassa integrazione. Il totale delle ore autorizzate, nel periodo che va da gennaio a novembre 2014, ha toccato quota 30,4 milioni per l’intera regione e 13,6 milioni per la sola provincia di Udine, con un aumento rispettivo pari al 17,5 e al 28,1 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un andamento in totale controtendenza con il resto dell’Italia, dove la cassa integrazione ha invece segnato un calo del 6,1 per cento, e ancor di più con il nord-est, dove il ricorso all’istituto della Cig si è ridotto del 12,9 per cento. «Siamo la regione con la maggiore sofferenza - conferma Mattioni - e, purtroppo, anche sul fronte dell’export, che, in una regione come il Fvg centrata sull’industria manifatturiera e proiettata verso il mercato globale, rappresenta una voce determinante dell’economia, le prospettive al momento non promettono niente di buono: dall’inizio dell’anno a novembre, abbiamo registrato un aumento di appena lo 0,1 per cento. La quadra del cerchio arriva proprio dal “bollettino di guerra” delle imprese: 1.364 quelle perse in regione dal 2011 al 2013, di cui 566 nella sola provincia di Udine. Ebbene, 253 operavano proprio nel settore manifatturiero (549, se si considera il dato delle quattro province). Simile il trend registrato nel terzo trimestre del 2014: 266 in meno a Udine, di cui 86 manifatture.

Povertà alimentare. Si comprende allora come mai, anche nel risparmioso Friuli, da tre anni a questa parte il reddito continui a ridursi: -2,1 per cento nel 2012, - 1,7 per cento nel 2013, - 0,3 per cento nel 2014 e - su questo Mattioni è pronto a scommettere - segno meno anche per il 2015. Cala la ricchezza e, come diretta conseguenza, cresce la ricerca pressocchè disperata di sostegni economici. Non ultimo, il Banco alimentare, nel quale sempre più gente - 36.550 le richieste di cibo in regione nel 2013 - si è vista costretta ad appellarsi. Stando ai calcoli di Mattioni, il cosiddetto “lavoro non utilizzato”, ossia il calderone che annovera disoccupati, lavoratori sospesi (cassintegrati) ed esercito degli scoraggiati, in Fvg ingloba la bellezza di 95 mila persone. Nel 2004, la conta si fermava a quota 43.850.

Il caso Brendolan. A scuotere la testa e vivere in prima persona il disagio di chi, il lavoro, non lo ha ancora o lo ha perso sono anche gli amministratori pubblici e i sindacalisti. «Il 2014 è stato un anno di sofferenza e il 2015 non si prospetta migliore - afferma l’assessore provinciale al Lavoro, Leonardo Barberio -. Un caso su tanti: i lavoratori della Brendolan di San Daniele. Senza prendere un centesimo da sette mesi, mi chiedo come vivranno questo Natale».

Secondo Roberto Muradore, segretario provinciale della Cisl, per uscire dalle secche è indispensabile eliminare gli squilibri. «Dobbiamo riscoprire la comunità di scopo, nella quale chi cade non viene dimenticato - dice -. Non è possibile continuare a penalizzare chi lavora e produce con prelievi fiscali assurdi. Anche in Friuli c’è gente che vive di rendita, in maniera parassitaria, ed è lì che bisogna intervenire, restituendo ossigeno a chi, come gli imprenditori, i lavoratori autonomi e dipendenti e una parte dei pensionati, crea ricchezza».

Luana de Francisco

Fulvio Mattioni
Fulvio Mattioni
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Roberto Muradore
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