Messaggero Veneto

Lunedì 30 Settembre 2013

 

IL CONVEGNO

Crisi e futuro del Friuli si punta sull’università

Rilanciare il patto università-territorio del 2008 questo l’obiettivo del convegno organizzato dall’Associazione Friuli Europa che si terrà giovedì, alle 17.30, nella sala Valduga della sede di piazza Venerio della Camera di commercio.

Ambizioso il tema L’autonomia dell’università del Friuli per l’internazionalizzazione della regione e la fuoriuscita dalla crisi, che affronteranno il nuovo rettore dell’ateneo friulano, Alberto Felice De Toni, a pochi giorni dal suo ingresso effettivo a palazzo Florio, il presidente della Crup, Giuseppe Morandini, il vice presidente di Confindustria Udine, Alessandra Sangoi, il presidente di Legacoop, Enzo Gasparutti, il vice presidente di Confartigiano Udine, Edgarda Fiorini, e il segretario della Cisl udinese, Roberto Muradore.

«L’obiettivo - spiega il presidente Afe, Renzo Pascolat - è quello di ripartire dall’università e dal dettato della legge istitutiva del 1977 per proporre sfide di rinnovamento che stanno davanti al Friuli di oggi».

 
 

Mercoledì 02 Ottobre 2013

 

Confronto sul futuro dell’ateneo

Fabbro: va rilanciato il patto con il territorio siglato cinque anni fa

«Rinnoviamo il patto per l’università sottoscritto nel 2008». L’obiettivo dell’associazione Friuli Europa, presieduta da Renzo Pascolat, sarà alla base del convegno “L’autonomia dell’università del Friuli per l’internazionalizzazione della regione e la fuoriuscita dalla crisi”. L’incontro si terrà domani, alle 17.30, nella sala Valduga della Camera di commercio. Qui siederanno allo stesso tavolo Pascolat, il presidente della Cciaa Giovanni Da Pozzo, il coordinatore del Patto università-territorio Sandro Fabbro, il nuovo rettore dell’ateneo Alberto Felice De Toni, assieme ai vertici della Crup, di Confindustria Udine, Legacoop, Confartigianato e della Cisl, Giuseppe Morandini, Alessandra Sangoi, Enzo Gasparutti, Edgarda Fiorini e Roberto Muradore.

«Il nostro scopo è quello di fissare i punti da cui il nuovo rettore parte rispetto al passato» spiega Fabbro facendosi portavoce delle istanze del Friuli. Un Friuli che si è battuto per avere l’università di Udine che in pochi decenni ha raggiunto più di qualche primato sia nella didattica che nella ricerca. I friulani, infatti, vogliono salvaguardare tre cose: Mantenere l’ottava posizione nazionale conquistata nell’attività di ricerca e confermata dalla valutazione della qualità dei progetti, migliorare la posizione dell’ateneo sul fronte della didattica dove Udine ha raggiunto un livello medio e per questo - avverte Fabbro - non possiamo negoziare con altri atenei i corsi di laurea dove siamo forti».

Fabbro è convinto, infatti, che «i gioielli di famiglia vanno conservati. Si possono rinegoziare i corsi di laurea con pochi iscritti, ma non quelli che ci caratterizzano in Italia». Ultima ma non per importanza la riflessione sulla terza missione. «Nel 2008 avevamo un’università in difficoltà con la minaccia di commissariamento da parte del ministro, un bilancio non in ordine e l’occhio vigile della politica che, a sua volta, minacciava di mettere l’università di Udine sotto controllo» ricorda sempre il promotore del patto per l’università facendo notare che proprio da quella situazione è nata l’idea di costituire uno scudo per l’ateneo.

«Adesso la situazione si è invertita, l’università sta bene, mentre il territorio per effetto della crisi economica sta male. E’ come se avessimo un organo abbastanza sano in un corpo malato» aggiunge Fabbro temendo che sull’università possano ricadere le conseguenze delle situazioni difficili presenti sul territorio dove le famiglie, dal punto di vista dei redditi, risultano indebolite e quindi non sono in grado di mantenere i figli all’università. A tutto ciò si aggiungono le imprese in crisi e un’inevitabile domanda di formazione modesta. Ecco la ricetta di Fabbro: «Il Friuli dovrebbe spronare l’università di Udine a diventare una fucina di idee, una sorta di bussola per orientare la gente perché, in questo momento, nessuno lo fa». E ancora. «Mentre il rettore eletto nel 2008 doveva risanare il bilancio, l’attuale non può essere insensibile ai problemi del territorio».

 
 

Venerdì 04 Ottobre 2013

 

De Toni: patto con gli emigrati

Il rettore: se i friulani all’estero donassero pochi euro potremmo realizzare il nostro centro Pompidou

Il progetto è di quelli ambiziosi. Ma il nuovo rettore dell’università di Udine ha le idee chiare e ha già fatto i conti. «I friulani nel mondo sono 3 milioni, se tutti donassero 10 euro, in cassa arriverebbero 30 milioni». Ma ne basterebbero molti meno, «anche 5», per esaudire il primo dei desideri di Alberto Felice De Toni: «Creare un centro Pompidou in miniatura nel cuore di Udine per dare una biblioteca ampia e completa al polo umanistico, il fulcro della friulanità». La punta di diamante del rilancio dell’ateneo friulano sta tutta qui. Ed è condensata nel binomio internazionalizzazione e collaborazione.

«Non è vero che non si può fare niente in un momento di ristrettezze economiche, dipende sempre dalle persone, dalla capacità di aggregazione. E l’ateneo è pronto a fare la sua parte», ha sottolineato De Toni intervenendo al convegno “Autonomia dell’università del Friuli per l’internazionalizzazione della Regione la fuoriuscita dalla crisi” organizzato ieri in sala Valduga della Camera di commercio dall’Associazione Friuli-Europa.

L’analisi di De Toni comincia dal bilancio degli ultimi cinque anni. «Partiamo con i conti in ordine, merito del rettore uscente Cristiana Compagno che ha sistemato la situazione economica – ha riconosciuto De Toni –, ma non dobbiamo nasconderci perché i numeri parlano da soli: dal 2008 a oggi i docenti sono passati da 750 a 680, gli studenti da 17 mila a 15 mila, il personale tecnico e amministrativo da 615 a 550. Insomma, l’ateneo ha subito una cura dimagrante, dobbiamo dirlo onestamente, ciononostante nella classifica della valutazione della ricerca nazionale siamo ottavi e i nostri numeri non sono nemmeno paragonabili a quelli del politecnico di Milano. Quindi siamo diminuiti di numero, ma il livello è cresciuto, per merito del rettore uscente e dei colleghi». Analizzato l’esistente, De Toni ha snocciolato i quattro cardini del progetto programmatico di rilancio dell’economia nostrana: al motore dell’ateneo fatto di collaborazione e internazionalizzazione, si aggiungono infrastrutture e tecnologia.

Perché la prima malata è la regione: «Dai primi anni 2000 assistiamo a un drastico calo del Pil e gli indicatori di export e occupazione sono andati peggiorando - ha detto Sandro Fabbro docente dell’Ateneo – portando la posizione del Friuli nel contesto nazionale al di sotto della media delle regioni italiane e al 150esimo posto». In questa situazione è un imperativo fare di necessità virtù.

E De Toni ha già incontrato il presidente dell’Ente Friuli nel mondo, Piero Pittaro, per proporgli una sinergia: «Valorizziamo i 3 milioni di friulani all’estero. Cominciamo dalla biblioteca dell’università che potrebbe diventare il luogo dell’identità friulana, per proseguire con stage nelle imprese dei friulani all’estero. Dobbiamo creare un legame economico, non solo amarcord, perché abbiamo grosse potenzialità».

Un incontro molto seguito, quello di ieri, aperto dalle parole del presidente dell’Afe, Renzo Pascolat: «Per l’autonomia dell’università servono sinergie di sistema che superino le contrapposizioni».

Michela Zanutto