La Vita Cattolica

Mercoledì 06 Maggio 2015

 

L'autonomia è decisiva anche oggi

Dal Friuli della ricostruzione al Friuli delle riforme

La condizione precaria della politica, delle istituzioni, dell'economia e della società impone una stagione di riforme profonde e radicali in Europa, in Italia e anche in Friuli-Venezia Giulia. Ogni riforma, anche una riforma istituzionale, cioè dare nuova e diversa forma alle istituzioni, deve essere sorretta da saldi e precisi riferimenti culturali in quanto la tanto generica «volontà di cambiare» non solo non è sufficiente, ma può fare addirittura danni.

Il cambiamento non è di per sé sinonimo di miglioramento e può anche peggiorare le situazioni precedenti. Il «nuovismo», in effetti, è una categoria emotiva, della pancia, più che razionale, del pensiero, e fa il paio con il conservatorismo. Fare per fare, riformare per riformare è dannoso tanto quanto il non voler cambiare nulla e lasciare tutto com'è, anche quando non funziona e non è più sostenibile. Di una riforma istituzionale vanno considerate e approfondite tutte le possibili implicazioni politiche, economiche, sociali, valoriali e funzionali per cercare di prevedere, per quanto possibile, tutte le conseguenze della eventuale scelta. Nella definizione di nuovi modelli e architetture istituzionali la superficialità, spesso accompagnata alla velocità, non è semplicemente un errore, ma una grave colpa. Ci si deve riferire, infatti, a principi profondi, solidi e fondanti. A monte, in definitiva, necessitano una o più opzioni culturali forti e argomentate per dare stabilità, coerenza e continuità al modello che si sceglie.

Per la Cisl l'opzione non può che essere il principio di sussidiarietà. Una sussidiarietà non solo orizzontale, ma anche verticale, in quanto la Cisl è da sempre convinta che non può essere tutto «statale» e neppure tutto «centralizzato». La sussidiarietà ha particolarmente ragion d'essere oggi in quanto, a causa della riduzione delle risorse pubbliche, si è costretti a perseguire nuovi modelli di tutela sociale basati proprio sulla società e sulle comunità (welfare society, welfare community). La sussidiarietà è un valore anche economico poiché la crisi o, meglio, il cambio epocale che stiamo vivendo fa sì che un futuro di benessere si renda possibile solo per quelle comunità che sapranno, in un mondo globalizzato nel quale tutto si può produrre dappertutto, rilanciare in modo originale e aperto la propria economia, riportandola al territorio e nel contempo proponendola al mondo intero (glocale per l'appunto). Sussidiarietà perché il federalismo all'italiana è stato solo una vuota ideologia per assecondare pulsioni egoistiche di parte del nostro Paese ed è, infatti, scaduto in un federalismo cialtrone, inconcludente e dissipativo. Il federalismo, in realtà, non è mai stato realizzato. Sussidiarietà poiché la distanza dei cittadini dalla politica, già notevole, aumenta esponenzialmente e non sarà con una visione «top down», fatta di dirigismo e di scelte calate dall'alto, bensì con un approccio «bottom up», cioè favorendo processi decisionali condivisi e dal basso, che si può ritrovare e rinnovare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica.

Un assetto istituzionale decentrato, infatti, moltiplica le occasioni di partecipazione, educa alla responsabilità e motiva ad impegnarsi per cogliere obiettivi pensati in proprio. Ovviamente sempre nel pieno rispetto del principio di adeguatezza affinché ai cittadini vengano resi servizi di qualità e venga data loro la possibilità di esprimersi su temi non solo «micro». Questa volontà, purtroppo estesa, di abolire le Regioni «speciali» e di giungere addirittura a macro regioni, invece, percorre la strada dell'accentramento dei poteri.

Questa voglia prepotente di «neo centralismo» nega ogni principio di sussidiarietà, sacrifica la democrazia e la partecipazione a favore di una «catena di comando» più corta e, in definitiva, oligarchica che, secondo alcuni, darebbe maggiore efficacia, peraltro necessaria, alla politica e alle istituzioni. Ma non si esce dall'attuale crisi con minor democrazia, tagliando livelli di partecipazione e di decisione.

Questa crisi, infatti, è anche e forse soprattutto determinata proprio dall'assenza di democrazia a favore di potentati economici e finanziari sovra nazionali, ma non solo. Al potere dei popoli si è sostituito lo strapotere incontrollato della finanza, con tutti i danni che ne sono derivati. Da questa situazione se ne esce, perciò, recuperando spazi di democrazia e di partecipazione, certamente non comprimendoli e addirittura eliminandoli.

Ma perché non ricordare che la piena riuscita della ricostruzione del Friuli, dopo il terremoto del 1976, fu possibile proprio grazie al fatto che si diede corpo e voce alla territorialità, all'identità, all'autonomia e alla prossimità?

Roberto Muradore - Segretario Generale Cisl di Udine

Roberto Muradore
Roberto Muradore
archivio

altre risorse: