Messaggero Veneto

Sabato 21 Dicembre 2013

 

La Cisl: 2013 anno nero persi mille posti al mese

Il segretario Muradore: 75 mila i friulani in difficoltà rimasti senza lavoro.
Il Pil negli ultimi cinque anni è calato di più rispetto al resto d’Italia

Non resta che sperare i primi segnali della ripresa si facciano sentire già da gennaio. Sì, perché a un passo ormai dalla fine del 2013, il bilancio è tutt’altro che incoraggiante. Nei primi 9 mesi dell’anno il Pil ha frenato ancora, contraendosi di un ulteriore 1,8%, così come l’export, calato di un altro 2,6%, mentre sono lievitati i lavoratori coinvolti dalla crisi, 9.300 hanno perso il lavoro, praticamente mille al mese. E sono 75 mila in tutto disoccupati, cassaintegrati e mobilitati. Al netto degli scoraggiati, di quanti cioè non provano nemmeno più a cercare occupazione.

A tirare le fila di un primo bilancio, ancorché provvisorio non essendo disponibili i dati aggiornati a fine anno, è stato ieri il segretario della Cisl di Udine, Roberto Muradore, che ha dipinto senza troppi giri di parole una situazione poco meno che emergenziale. «Il 2012 – ha esordito – si è chiuso con una perdita di Pil pari al -2,1% per il Fvg portando la perdita subita nel periodo 2008-2012 a -7,6%, un punto peggio della media italiana. La previsione per il 2013 è in continuo peggioramento: si cifra in un -1,8% la stima (riferita a ottobre 2013) fatta per il Fvg da Prometeia che per l’anno venturo prevede invece una crescita dello 0,7%. Speriamo sia davvero così».

Da un timido segno più, si riaffonda in una sfilza di meno volgendo lo sguardo alle esportazioni. «Nel 2012 – ha proseguito Muradore – l’export è franato dell’8,9%. Nei primi mesi dell’anno c’è stato un ulteriore calo del 2,6% (il peggiore tra le regioni del centro nord), che in provincia di Udine si è spinto fino a -4,9% nei comparti della meccanica, della siderurgia, del mobile». Per comprendere le dimensioni del fenomeno val la pena guardare al breve periodo. All’intervallo 2008-2013. Stando ai dati Cisl, il Fvg ha perso il 16% del proprio export (il 18% in provincia di Udine, il 19% in quella di Pordenone).

«Significa – ha proseguito Muradore – che dobbiamo recuperare 3,2 miliardi di esportazioni, 1,7 nella sola provincia friulana». A cascata ne ha risentito il mercato del lavoro. Fortemente provato. «Con oltre 9.300 posti persi nei primi 9 mesi del 2013 rispetto all’analogo periodo del 2012 che a sua volta aveva pagato la perdita di 8.900 posti rispetto al 2011. Significa – ha sottolineato il sindacalista – che nell’ultimo biennio sono andati in fumo oltre 18 mila posti di lavoro facendo scendere il Fvg per la prima volta sotto il mezzo milione di occupati».

I disoccupati? Erano 41 mila unità a fine settembre contro le 35 mila del 2012 e le 25 mila del 2011. Quindicimila i lavoratori sospesi che tra gennaio e novembre hanno utilizzato 22 milioni di ore di Cig. Diciotto mila i mobilitati. Somma: 75 mila lavoratori in crisi.

«Altro che mini ripresina all’orizzonte», ha tuonato Muradore, invocando «un piano di politica industriale per lo sviluppo, le ristrutturazioni, l’internazionalizzazione, sul quale i sindacato deve dire la sua». Ed è pronto a farlo. Archiviata l’analisi statistica, il leader di Cisl Udine è partito a illustrare le sue proposte operative. Una gli sta a cuore da tempo: garantire all’industria un assessorato dedicato «o in subordine – ha concesso ieri - il riempimento della struttura di figure professionali all’altezza del compito. Servono ingegneri ed esperti di marketing, non commercialisti». Ha poi chiesto un osservatorio sulle imprese «perché non si possono compiere scelte politiche senza a monte poter contare su indagini, su ricerche, su una fotografia esatta della situazione».

E ancora, il ripensamento delle partecipate. «Oggi sono solo “stipendifici”, al più società erogatrici di quattrini che non ci sono più. Alla Regione serve un braccio operativo unico che non eroghi denaro ma servizi, che accompagni le imprese in giro per il mondo e porti investitori in regione». Muradore ha infine invocato un ripensamento delle politiche del lavoro, a fronte delle poche risorse e dei troppi assi d’intervento, della formazione professionale, «che non deve essere a catalogo, ma mirata», infine dell’imprenditoria giovanile che necessita di un rilancio. «Aiutiamo – ha concluso – chi vuole fare impresa».

Maura Delle Case

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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