Messaggero Veneto

Sabato 17 Aprile 2010

 

Cantieri fermi per centinaia di milioni di euro.

La Cisl: a rischio 10 mila posti

Stime allarmanti per il Friuli e la Bassa: crisi e assunzioni bloccate.
Le aziende colpite sono 343. In un anno “perse” 141 imprese: pochissime le nuove attività.
Boom anche della cassa integrazione: nel primo trimestre autorizzate 3,2 milioni di ore.

La Cisl non ha dubbi: il momento più duro della crisi arriva adesso. Perché dopo il crollo della produzione e la fine della cassa integrazione ci sarà il boom della disoccupazione. Soltanto nell’Udinese e Bassa friulana rischiano il posto 10 mila persone. E in provincia nell’ultimo anno ci sono 141 imprese manufatturiere in meno.

I numeri. I lavoratori colpiti dalla crisi sono 9.869, le aziende coinvolte sono 343 mentre i lavoratori sospesi da 179 ditte artigiane sono 1.004. Per quanto riguarda la cassa integrazione nella sola provincia sono state autorizzate in marzo 1,3 milioni di ore, cifra che sale a 3,2 milioni nel primo trimestre con un aumento esponenziale della cassa straordinaria, che ha iniziato a coinvolgere, accanto agli operai, anche gli impiegati. Preoccupa anche l’export che – sostiene la Cisl – «continua il suo trend di caduta segnando tra novembre e gennaio un meno 19,5% (-25% per tutto il 2009).

Bocciato il piano anti–crisi. Ecco perché, ieri il consiglio generale della Cisl ha bocciato il piano anti–crisi della Regione. «La verità – dice il segretario della Cisl, Roberto Muradore – è che abbiamo perso un anno. I numeri dicono che il pacchetto anti–crisi non ha funzionato. La politica deve aiutare le imprese a ritrovare compatitività. Serve un nuovo piano per favorire il rilancio industriale. Lo chiediamo da tempo, ma siamo rimasti inascoltati e dal 2000 al 2009 il saldo delle imprese manifatturiere in provincia è di meno 720: da 6.490 a 5.770 con un calo dell’11%. Soltanto nel corso del 2009 il numero complessivo è sceso ancora di 141 unità».

Stop alle assunzioni. A calare drasticamente, secondo i dati diffusi ieri dalla Cisl, non sono soltanto le imprese. Da gennaio ad agosto 2009, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in Friuli-Venezia Giulia ci sono state 17.171 assunzioni in meno.

Crisi anche nel 2011. «Il nostro timore – sottolinea il componente della segreteria, Paolo Mason - è che la comunità friulana subisca i devastanti effetti della crisi non solo nel 2010, ma anche nel 2011 e oltre perché la continua emorragia di posti di lavoro non è per niente compensata da nuove opportunità di impiego. E una ripresa del 2% della produzione, dopo i cali drastici dell’anno scorso, è nulla sul fronte occupazionale».

Il nodo infrastrutture. «Si costruisce un collegamento autostradale per il triangolo della sedia quando non c’è più il triangolo della sedia – continua Mason – e si pensa alla terza corsia i cui lavori causeranno forti disagi tralasciando gli interventi più urganti aull’Aussa Corno e a Torviscosa».

Cantieri fermi e banche assenti. Nel mirino della Cisl ci sono anche le banche «colpevoli della stretta creditizia che sta rendendo ancora più difficile la vita alle piccole imprese» e gli enti locali che «tengono fermi cantieri per centinaia di milioni di euro di cui 100 – precisa Muradore – soltanto dalla Provincia e in molti comuni e comunità montane lo scenario è lo stesso».

 
 

«Regione assente, da più di un anno aspettiamo il tavolo anti-crisi»

L’accusa

«Da un anno abbiamo chiesto invano alla Regione l’apertura di un apposito tavolo per affrontare con una progettualità condivisa la crisi che sta declinando al peggio». L’affondo è del segretario regionale della Cisl, Giovanni Fania che spiega: «Gli strumenti di sostegno alle imprese adottati sono vecchi – attacca –, pensati per le crisi industriali degli anni Sessanta e Settanta e certo non efficaci per rispondere a una crisi inedita e straordinaria». Secondo il sindacato è necessario, dunque, un immediato confronto con tutti gli attori del sistema: politica, sindacati, industriali e sistema del credito «perché altrimenti il rischio è che si continuino a perdere posti di lavoro (in Italia siamo già a 700mila) che non verranno recuperati perché colpiscono le fasce più deboli, più difficili da ricollocare e ad alto rischio di emarginazione sociale sulle quali bisogna intervenire in modo deciso».

La Cisl chiede quindi una rimodulazione dell’offerta che le istituzioni hanno studiato per il mondo del lavoro: dagli aiuti finanziari fino allo snellimento delle procedure per aprire nuove realtà aziendali. «Quello che manca - spiega il segretario dell’Udinese e Bassa friulana, Roberto Muradore, anticipando la ricerca di intese con Api e Confartigianato, dopo il patto con la Confindustria locale – è un collegamento reale tra il nostro sistema produttivo, prevalentemente manifatturiero e la politica, sorda agli stimoli, basti pensare che nessuno dopo lo sciopero del 19 marzo ha bussato alla porta per proporre idee e soluzioni ed interpretare i segnali di profondo disagio lanciati».

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