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Messaggero Veneto

Sabato 04 Gennaio 2014

 

CASO LATTERIE

La Cisl: il Consorzio agrario presenti il piano industriale

«Se il Consorzio agrario del Fvg ha un piano industriale o in alternativa di collaborazione o di filiera che possa coinvolgere le Latterie friulane lo presenti. Nelle sedi deputate. Vale a dire a un nuovo tavolo istituzionale con l’assessore regionale Sergio Bolzonello». Taglia la testa al toro la segretaria di Fai Cisl Fvg, Claudia Sacilotto.

Dinnanzi all’eventualità di una possibile collaborazione tra Latterie friulane e il Consorzio agrario - dal primo gennaio detentore di 1000 quintali di latte in virtù della fusione con Aprolaca -, la sindacalista non si lascia prendere dall’ottimismo. Anzi, mette in guardia «tutti i soggetti interessati dal prospettare soluzioni tanto facili quanto indefinite, di dare l’idea che la risposta ai problemi sia a portata di mano, di illudere i dipendenti che certamente non vi saranno esuberi. Deve essere tenuta in giusta considerazione invece la già stressante situazione che stanno affrontando quotidianamente le lavoratrici e i lavoratori di Latterie friulane, i quali meritano verità e rispetto».

Quanto all’idea di strutturare una filiera lattiero-casearia, obiettivo per il quale il Consorzio agrario ha acquisito Aprolaca e si dice pronto oggi al dialogo con le Latterie di Campoformido, Sacilotto ricorda che è figlia di Fai Cisl. «Nel gennaio 2013, quindi in tempi non sospetti, Fai aveva organizzato all’interno di Agriest un convegno dal titolo “Una filiera per il Friuli Venezia Giulia: utopia o necessità?” In quell’occasione, la dirigenza del Consorzio, che è poi l’attuale, forse non la pensava allo stesso modo tanto che, pur invitata come relatrice è stata l’unica che ha glissato l’invito».

All’ipotesi di un asse Basiliano-Campoformido, Sacilotto risponde invece sollevando domande e richieste. Una su tutte: «Il Consorzio ha già predisposto un piano industriale e commerciale tale da garantire una remunerazione adeguata della materia prima?». In caso affermativo, Sacilotto suggerisce una sua presentazione a Bolzonello e assicura che «se invitata, Fai darà il suo contributo, disponibile a trovare tutte le intese possibili che rilancino il settore lattiero-caseario regionale e salvaguardino occupazione e reddito dei lavoratori dipendenti e degli allevatori».

A oggi l’unico appuntamento in vista è però quello del 7 gennaio, giorno in cui si riunirà il Cda di Latterie friulane per valutare ancora una volta il da farsi. All’orizzonte, salvo l’apertura del Consorzio, restano una trattativa imbastita con Granarolo, l’ipotesi di chiusura per tre reparti e mobilità per 100 persone.

Maura Delle Case

 
 

Sabato 04 Gennaio 2014

 

Filiera lattiero-casearia friulana per contare sul mercato

Prende posizione la Fai Cisl chiedendo una regia regionale per superare le divisioni che indeboliscono

Anche la Fai Cisl chiede la creazione di una filiera lattiero-casearia in Fvg. «Non da oggi, ma da tanto troppo - fa notare la segretaria regionale, Claudia Sacilotto -.

Nel gennaio 2013, in tempi non sospetti, la nostra organizzazione sindacale ha promosso, in seno ad Agriest, il convegno "Una filiera del latte per il FriuliVg: utopia o necessità?". In quell'occasione la dirigenza del Consorzio agrario, che è poi l'attuale dirigenza, forse non la pensava allo stesso modo tanto che, pur invitata come relatrice a portare il suo contributo, è stata l'unica che ha non ha accolto l'invito».

La Fai Cisl aveva volutamente organizzato quell'iniziativa «perché consapevole che solo una filiera, con le necessarie aggregazioni e dimensioni, con una commercializzazione in grado di far uscire i prodotti friulani dai confini regionali e nazionali, poteva dare più soddisfazione economica al conferitore allevatore e alle aziende di trasformazione e, conseguentemente, dare uno stabile futuro occupazionale ai lavoratori».

La Fai Cisl ha chiesto più volte una regia della Regione perché a conoscenza delle divisioni esistenti nel mondo agricolo e nelle stesse organizzazioni professionali: «Crediamo che la Regione possa e debba aiutare a individuare una possibile governance unitaria nel comparto». «Affinché una filiera del latte per il Friuli Venezia Giulia non sia utopia ma diventi realtà, è necessario che tutti i soggetti interessati a questa vicenda non si chiudano in sè, morendo di individualismo, ma si aprano agli altri per un progetto comune».