Messaggero Veneto

Domenica 05 Maggio 2014

 

La Cisl invoca un piano industriale

Muradore: essenziale contro la crisi. Critiche a chi «abbandonò la manifattura»

«Va predisposto un piano regionale di politiche attive del lavoro e della formazione capace di amplificare quelle nazionali collegandosi ai progetti e alle risorse comunitarie di Europa 2020. Inoltre deve essere confezionato un piano di politica industriale che, tra le altre cose, ridisegni i modelli creditizi pubblici a sostegno degli investimenti nelle imprese manifatturiere, recuperi capitali e investitori esterni interessati a intervenire nelle principali filiere produttive, promuova l’aggregazione e favorisca l’internazionalizzazione delle piccole e medie aziende». Queste le sollecitazioni del segretario provinciale della Cisl di Udine, Roberto Muradore, dopo la festa nazionale del 1° maggio che siè tenuta a Pordenone.

«Due piani, uno per il lavoro e uno per l’industria - aggiunge - urgenti» a fronte della crisi economica che ha investito da tempo il Friuli. Una congiuntura, sottolinea Muradore, che poteva essere contenuta. «Nella prima metà degli anni Duemila - sottolinea - iniziò il drammatico declino del Triangolo della sedia e Cgil, Cisl e Uil di Udine esortarono con forza le istituzioni, la politica e le associazioni imprenditoriali locali ad occuparsene fattivamente e a non dare per “scontato e naturale” il declino di questo importante distretto produttivo. Non furono ascoltate. Il mantra dell’innovazione e della ricerca (mai specificate nel concreto), l’esaltazione dell’economia e della società della conoscenza e addirittura dell’estetica (mai ben definite) andavano alla grande e in questa visione “alta” i seggiolai di Manzano non rientravano per nulla. Il risultato è stato che dal 2000 ad oggi le imprese e gli addetti si sono poco meno che dimezzati».

Un fenomeno che poteva essere arginato «se non si fosse abbandonata la vocazione manifatturiera. Il sindacato friulano era già pienamente convinto che il modello Friuli andasse rivisto e rigenerato senza, però, abbandonare la vocazione manifatturiera, al contrario delle loro confederazioni regionali che, troppo impegnate a compiacere la giunta Illy, ritenevano inevitabile il drastico ridimensionamento dell’industria, oramai démodé».

Roberto Muradore
archivio

altre risorse: