Messaggero Veneto

Martedì 07 Aprile 2009

 

L’unione sindacale in consiglio ieri a San Giovanni

La Cisl: l’attività del Distretto deve ripartire dal Catas

LA CRISI

Ripartire dal Catas, quale simbolo positivo del distretto per considerare come risollevare le imprese della sedia attraverso aggregazioni e politiche industriali, con il sostegno della Regione e di tutte le istituzioni; il tutto condito da una riforma importante, quella dell’Asdi «perché così com’è, tanto vale chiuderla».

Questo in sintesi il messaggio lanciato ieri mattina al Catas di Giovanni al Natisone dalla Cisl, durante il consiglio generale dell’unione sindacale Ust-Cisl dell’udinese e bassa friulana. Del distretto il direttore del Catas ha delineato, in apertura dei lavori, le criticità e le potenzialità; poi Roberto Muradore Segretario Cisl di Udine e Maurizio Cappellin, segretario regionale Cisl Industria, hanno ribadito l’importanza dell’unione delle imprese, seppur temporanea, per svolgere assieme «alcune funzioni immateriali – ha spiegato Muradore – quali la commercializzazione e il marketing. Insieme si possono presidiare i mercati lontani e andare all’estero, uscendo dalla logica del fare per entrare in quella del vendere».

Sull’onda di quanto proposto in questi mesi dalla Cna anche il sindacato offre la sua ricetta alla crisi: l’aggregazione. «Da soli non ce la si fa – commenta il sindacalista –. Non parliamo di fusioni, né di creare un marchio comune: ci hanno già provato e non funziona. Si tratta di favorire le aggregazioni che però mantengano le individualità; la politica ha l’obbligo di far capire alle imprese che questa operazione è vantaggiosa».

C’è il timore che possa essere tardi, perché è un’agonia, quella del distretto, frutto di una crisi indipendente dalla situazione mondiale. «È il sistema friulano ad essere fragile. Mancano politiche industriali, è necessario ripristinare l’assessorato dedicato solo all’industria: basta con la tuttologia”. A livello regionale, secondo Muradore, Rosolen sta continuando il buon operato di Cosolini, ma «si se agisce bene sulla gestione degli effetti sociali e occupazionali, non altrettanto vale per analizzare le cause. Regione e Provincia dovrebbero mettere in agenda al primo posto il manifatturiero: è quello che crea il Pil regionale». Dall’Asdi, invece, la Cisl non attende grandi risposte: «Così com’è non produce nulla; o la si riforma, rendendola più snella e agile, o la si chiude».

Rosalba Tello

 
 

Martedì 07 Aprile 2009

 

Dal consiglio generale della Fim udinese l’apertura a Fiom e Uilm per azioni comuni, di fronte alla difficile situazione del comparto meccanico.

Crisi, la Cisl ora pensa ai presidi stradali

Iniziative nelle zone industriali per sensibilizzare l’opinione pubblica e la classe politica.

«Basta proclami. Il tempo delle parole è finito: adesso bisogna agire». La Cisl di Udine, riunita in Consiglio generale al Catas, ha fatto il punto ieri della situazione di grave crisi che sta colpendo quasi tutti i comparti produttivi e il commercio. Il più riparato, al momento, è quello dell’industria alimentare. «Si registra una flessione nell’acquisto dei generi di marca - ha detto Claudia Sacilotto - a favore di prodotti di seconda scelta. Ciò causa difficoltà ad alcune realtà locali ma, per adesso, nessuna delle aziende ha attivato la cassa integrazione. Molto più colpito, invece, il comparto dell’agricoltura, anche per il nodo del lavoro nero».

Il legno e il mobile, in particolare per quel che attiene al Distretto della sedia, registra cali di notevole entità con un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali. «In pochi anni abbiamo perso 3mila posti di lavoro - ha detto Gianni Barchetta -; la crisi non è cominciata oggi ma mai la politica si è interessata della flessione. Registriamo una grande frattura tra amministrazioni locali, governo provinciale e categoria degli imprenditori». Oggi la Cisl incontra il sindaco di San Giovanni. Un secondo vertice si terrà nei prossimi giorni con il primo cittadino di Manzano.

«Tutte le aziende metalmeccaniche, a eccezione di un paio, sono in cassa integrazione - ha evidenziato poi Sergio Drescig -; il problema comincia a diventare emergenza sociale». Potrebbe scatenarsi, insomma, una sorta di «guerra dei poveri. Quando i lavoratori saranno senza stipendio del tutto dovremo aspettarci situazioni legate alla “sopravvivenza”: qui non siamo in un deserto, dove non c’è nulla, ma in un ambiente con attività e pieno di centri commerciali». La Fim-Cisl dell’Udinese e Bassa friulana proporrà a Fiom e Uilm territoriali una serie di iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e della classe politica provinciale e regionale, da attuare attraverso presidi e rallentamenti stradali nelle varie Zone industriali del comprensorio. «Ci attiveremo, inoltre, per promuovere un attivo unitario dei delegati di Fim, Fiom e Uilm - dice Drescig -. L’obiettivo è verificare l’andamento della crisi e mettere in campo tutte le strategie utili a salvaguardare al meglio il posto di lavoro e la retribuzione dei lavoratori. La Fim invita, infine, la Cisl dell’Udinese e della Bassa friulana, a proseguire nell’attività fin qui svolta con le associazioni imprenditoriali, la Provincia e la Regione, per individuare risorse per il rilancio del settore manifatturiero friulano. Sono stati importanti l’accordo con Confindustria Udine e l’accordo sugli ammortizzatori in deroga».

Per Augusto Salvador (chimici), «molta della lentezza con cui gli organi politici stanno affrontando la crisi è dovuta a incompetenza e ignoranza», intese come "non conoscenza" degli strumenti da usare e delle funzioni proprie di singoli organismi dirigenziali.

Paola Treppo