La Regione non viva di privilegi. Lo chiede la Cisl.

La Vita Cattolica

Giovedì 07 Marzo 2013

 

IL SINDACATO DELL’UDINESE E DELLA BASSA A CONGRESSO

La Regione non viva di privilegi. Lo chiede la Cisl.

Il segretario Roberto Muradore: «La si finisca con la spocchiosa quanto infondata favola che da noi la politica sia sempre virtuosa. Recuperi, invece, la serietà, la responsabilità e la sobrietà perse»

La Cisl dell’Udinese e della Bassa Friulana celebrerà il suo IX° Congresso giovedì 14 e venerdì 15 marzo. Il segretario uscente è Roberto Muradore.

La Cisl è la più grande organizzazione sociale dell’Udinese. Qual è il suo stato di salute? «La Cisl di Udine si conferma l’organizzazione più rappresentativa con i suoi circa 30 mila iscritti, reali. Gli attivi sono più dei pensionati. Si è dato corpo, inoltre, a un sistema multi-servizi, per gli iscritti e i cittadini, davvero esteso ed efficace. Basti pensare che più di 50 mila sono le persone che vengono da noi per l’assistenza fiscale e che è in aumento il numero dei tanti che scelgono di farsi seguire per le pratiche di successione, per i contratti e le buste paga delle colf-badanti, per la tenuta contabile, per la gestione dei condomini».

La Cisl, quindi, è diventata soprattutto un centro erogatore di servizi. Non è un pericolo? «Infatti non è così. I numerosi servizi di qualità resi ai cittadini sono un valore aggiunto, ma non possono e non devono sostituire l’attività sindacale vera e propria. La contrattazione e la concertazione restano l’essenza dell’agire sindacale. La Confederazione territoriale, con le proprie iniziative di studio e di approfondimento, con le proprie proposte e con le intese che, insieme a Cgil e Uil, ha siglato con tutte le associazioni imprenditoriali, ha cercato di supportare le proprie categorie che hanno dovuto gestire, e l’hanno fatto al meglio, la feroce crisi che ha investito le imprese e che ha falcidiato l’occupazione, arrecando sofferenze alle lavoratrici e ai lavoratori».

Sono stati aperti molti tavoli. L’impressione è che non tutti abbiano dato risultati. «Si è tentato in tutti i modi di fare sistema fra i soggetti economici e sociali della provincia per reagire adeguatamente a una crisi che è di sistema. Il Comitato provinciale per l’economia e il lavoro, però, non è riuscito nel suo duplice intento di mettere assieme stabilmente gli “stakeholder” (portatori di interesse, ndr) del territorio e di condizionare positivamente le scelte della Regione. La Cisl territoriale e soprattutto i pensionati, categoria vivace e interessante, hanno fatto un lavoro egregio di “concertazione sociale” con gli enti locali per proporre e concordare con loro gli interventi possibili a sostegno dei soggetti più deboli. Hanno trattato temi sociali di rilevanza generale che vanno dagli asili nido alla non autosufficienza, dai trasporti all’assistenza».

Quali sono i rapporti con Cgil e Uil locali? «Fino ad oggi questi rapporti hanno tenuto nonostante le divaricazioni nazionali, il comportamento della Fiom, anche locale, e le scelte conservatrici e populiste di una parte della Cgil del pubblico impiego. Non tutti e non sempre, ma si è forse imparato a convivere con le differenze e a non denigrare più le altrui posizioni. Un altro passo in avanti della Cgil per abbandonare definitivamente l’antistorica velleità di egemonia e tutto diventerà più costruttivo nei rapporti tra le sigle».

Ma, allora, a differenza dei partiti il sindacato gode di ottima salute? «Che stia meglio di altri è un dato di fatto ma non è per niente immune dalla crisi che colpisce tutte le rappresentanze. La distanza siderale tra i cittadini e i politici, la fatica delle associazioni datoriali con la propria base sono evidenti, ma anche per il sindacato confederale nulla è scontato e le difficoltà non vanno sottaciute».

Ad esempio? «Non è più possibile, ad esempio, rappresentare quasi soltanto lavoratori e lavoratrici delle medie e grandi aziende e del pubblico impiego. C’è una marea di persone senza alcuna tutela che necessita di attenzione e di rappresentanza per migliorare le proprie pessime condizioni di lavoro e di vita. Ci sono coloro i quali, espulsi dal mondo del lavoro, vanno seguiti, riqualificati e ricollocati. Ci sono le donne che rivendicano una organizzazione e un orario di lavoro non più pensate per i soli lavoratori maschi senza incombenze familiari. I giovani non ne possono più di essere penalizzati da un mercato del lavoro crudelmente duale che, se ad alcuni garantisce tutto, a loro non dà nulla. Sono stufi di percepire stipendi davvero bassi e di versare, loro che avranno pensioni da fame, contributi per chi ha pensioni ben più alte dei loro magri stipendi e di non riuscire ad entrare nel mondo del lavoro».

E la politica? Come considera l’esito delle ultime elezioni? La Cisl non è preoccupata? «Non ha vinto l’antipolitica. Si è espressa la voglia di cambiamento e l’indignazione verso la cosiddetta casta, le sue ruberie e il suo (s)governo della realtà economica e sociale».

Il Friuli-Venezia Giulia sta andando alle elezioni regionali. Quali sono le vostre richieste? «A chiunque governerà a livello regionale, la Cisl di Udine chiederà di non vivere più di privilegi per sé e di vuoti annunci per gli altri, ma di operare per il bene comune e di ascoltare chi, come il sindacato, è dentro la realtà ed è ancora capace di proposte non a difesa del “particulare”, ma dell’interesse generale. Riforme delle istituzioni per alleggerire la Regione e attribuire competenze e risorse agli enti locali opportunamente tra loro aggregati, efficientamento della macchina pubblica, rilancio e riqualificazione dell’economia reale attraverso la quale necessariamente passa un futuro di benessere per la nostra comunità. E la si finisca con la spocchiosa, quanto infondata favola che da noi la politica sia sempre virtuosa. Recuperi, invece, la serietà, la responsabilità e la sobrietà perse».

Politica virtuosa? Le ultime indagini dimostrerebbero il contrario. «È una vergogna, se le accuse di peculato verranno confermate».

Roberto Muradore
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