La Vita Cattolica

Giovedì 09 Aprile 2015

 

La carta di Mereto per salvare l'identità

Lûcs e Trois. I sindaci di Mereto di Tomba, Massimo Moretuzzo, e di Carlino, Diego Navarria, non potevano scegliere un titolo più indovinato per il Manifesto o la Carta del «Laboratori di autonomie». Che è l'ultima spiaggia dell'autonomia; provate a leggere, infatti, il Manifesto:

«Il mondo sta cambiando rapidamente e molti dei riferimenti del passato, sociali culturali ed ideali, non ci sono più di aiuto nell'affrontare le scelte di vita del presente. Non possiamo rimanere vittime della paura e dobbiamo confrontarci con ciò che di vitale la dimensione globale può proporci. Ci sentiamo coinvolti nei processi di trasformazione di un territorio, il Friuli, complesso ed articolato nelle sue diversità, ed a questo riferimento non vogliamo rinunciare, per costruire una nostra interpretazione della società e dell'economia. Riteniamo sia doveroso farlo ascoltando e confrontandosi con gli altri, ma dentro una logica di autonomia che ci permetta di conservare ed utilizzare le nostre identità come una chiave che apra le porte di una modernità sostenibile, capace di futuro anche per chi abiterà questa terra dopo di noi. Vorremmo che l'esperienza avviata nel 2014 con il Laboratori di Autonomie possa proseguire coinvolgendo le risorse umane e sociali che oggi il Friuli, nelle sue diverse articolazioni geografiche e linguistiche, può offrire.

Il cammino fatto a partire dall'impegno di un gruppo di sindaci e dalla collaborazione di soggetti di ispirazione friulanista-autonomista, ha permesso di attivare in alcune piccole realtà del Friuli dei riusciti momenti di confronto che hanno cercato di capire come la prospettiva autonomista e dell'autogoverno possa essere declinata all'interno dei grandi temi dell'oggi, dall'economia alla cultura, dall'informazione alla politica, all'organizzazione istituzionale. Non ci sono certezze e la strada di questa ricerca è ancora lunga. Ma è una strada che non può escludere nessuno e che va battuta anche nelle periferie e nelle piccole comunità, là dove oggi sembra che le ideologie dominanti dell'accentramento istituzionale e del dominio finanziario debbano prevalere su tutto. In questo contesto pensiamo che il Laboratori di Autonomie nel prossimo futuro possa essere:

1) Una fucina di idee e proposte volte al benessere dei territori e delle Comunità locali, orientate dal principio di sussidiarietà e lontane dai continui tentativi di accentramento istituzionale;

2) Uno strumento per la valorizzazione e la promozione degli spazi identitari delle Comunità, che sono state e rimangono l'elemento caratterizzante del nostro territorio, in una prospettiva non di chiusura ma di apertura e di confronto con le diversità;

3) Uno stimolo rispetto al ruolo che potrebbero svolgere le Assemblee delle Comunità (friulana, slovena e tedesca);

4) Un supporto all'esercizio concreto e all'approfondimento dell'autonomia speciale del Friuli-Venezia Giulia partendo dal rafforzamento dei poteri locali, da un nuovo equilibrio tra sistema regione e sistema delle autonomie locali, anche ponendo con forza la necessità di un governo autonomo di alcuni settori fondamentali, come il sistema scolastico e formativo;

5) Una sede di idee e progetti per una interpretazione dei modelli di sviluppo locale, siano essi di natura economica o sociale, in cui il rapporto tra government e governance non venga espropriato al territorio e che possano avviare dei percorsi di forte innovazione in campo culturale e comunicativo anche attraverso l'utilizzo di nuovi «utensili concettuali»;

6) Un luogo di riflessione sui modelli di democrazia di base in grado di coinvolgere i cittadini, non solo sulle scelte ma anche nella pratica di azioni di gestione dell'economia e della necessità di servizi utili al territorio;

7) Un percorso di conoscenza e di informazione equilibrata sui temi di interesse territoriale, in grado di aiutare la formazione di libere opinioni, sia attraverso il confronto, sia aiutando l'autonoma capacità di verifica dei cittadini;

8) Un momento di dibattito e di elaborazione di proposte in merito alla riforma del sistema regionale delle autonomie locali, anche a partire dalla legge recentemente approvata dal Consiglio regionale;

9) Un ambito di studio, ricerca e formazione per una corretta ed adeguata politica linguistica finalizzata alla tutela delle minoranze linguistiche storiche, delle loro lingue e alla valorizzazione dell'intero patrimonio linguistico della Comunità regionale;

10) Uno spazio di rilancio del necessario cammino di integrazione dei popoli europei in una unione che a partire dai bisogni dei suoi Cittadini e delle Comunità sappia valorizzare la ricchezza delle diversità territoriali, aldilà delle attuali egemonie e conflittualità degli Stati.

Chiediamo perciò il sostegno e l'impegno a tutti coloro che condividono tale proposta, in primis ai sindaci, agli amministratori di comunità locali, ai movimenti associativi e culturali del territorio.

Massimo Moretuzzo
Massimo Moretuzzo
archivio
Diego Navarria
Diego Navarria
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