Il Friuli

Venerdì 13 Dicembre 2013

 

La ‘cassa' sta finendo

Un dossier della Regione lancia l'allarme: nel 2014 continuerà a crescere la richiesta di ammortizzatori sociali, ma molte realtà stanno arrivando al limite massimo di durata.

     
 
 
     

La situazione è drammatica, ma potrebbe andare peggio. L'allarme è contenuto nel programma regionale di politiche del lavoro, approvato dalla giunta a fine novembre. Il problema è ben definito, infatti, nel rapporto si legge: “il 2014 si prospetta come un anno in cui permarrà una forte richiesta di strumenti di sostegno al reddito; è, infatti, ancora ben lungi dall’essere perfezionato il travagliato percorso di transizione del sistema economico (in primis manifatturiero) regionale, il che rende pressoché certo un ulteriore, forte, fabbisogno di ammortizzatori sociali. Tale richiesta del territorio, in continuità con quanto avvenuto nel 2013, rischia di trovare non semplice risposta per l'assommarsi di due condizioni negative".

Infatti, molte imprese si troveranno ad aver raggiunto i limiti temporali di utilizzo di tali strumenti, senza che in molti casi sia possibile dare sostegno al reddito dei lavoratori tramite gli ammortizzatori sociali in deroga. A quel punto, rimarrebbe soltanto uno strumento a disposizione per evitare licenziamenti: la stipula di contratti di solidarietà ‘difensivi', anch'essi incentivati dalla Regione.

La seconda ‘condizione negativa' indicata dal dossier riguarda specificatamente gli ammortizzatori in deroga, nel mirino dell'attuale ulteriore giro di vite nei conti pubblici. “Le difficoltà di finanziamento di tali strumenti - si legge ancora - già pesantemente avvertite nel 2013, non potranno che acuirsi". Oltre alle risorse finanziarie, è prevedibile un selezione delle fattispecie di intervento.

La Regione, per quanto di sua competenza, cercherà di limitare i danni sia con i lavori socialmente utili, sia con la proroga per tutto il 2014 degli accordi con il sistema bancario di anticipazione ai lavoratori delle indennità nelle ipotesi in cui i datori di lavoro siano in grado di farlo. Il ‘reddito minimo', invece, contenuto nel programma dell'attuale amministrazione rimane nel cassetto. Continuerà a essere oggetto di ‘riflessione' con le parti sociali.

Rossano Cattivello

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