Messaggero Veneto

Lunedì 01 Dicembre 2008

 

La crisi in Friuli è reale la politica faccia la sua parte

di Roberto Muradore - Segretario Generale Ust Cisl dell’Udinese e Bassa friulana

I dati a disposizione parlano chiaro e dicono di un numero considerevole di imprese del nostro territorio che utilizza gli ammortizzatori sociali, cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria e anche la mobilità. Sfuggono alle statistiche quelle lavoratrici e quei lavoratori, parecchi, assunti a termine, parasubordinati e somministrati che diventano, repentinamente, tanto disoccupati quanto invisibili poiché sprovvisti di qualsiasi tutela. Molte aziende lamentano uno scarico di ordini, utilizzano a più non posso ferie e permessi, hanno programmato una chiusura natalizia molto lunga e non sanno bene cosa fare alla ripresa post natalizia.

Questa crisi generale, di sistema, rischia, a causa delle sue inedite caratteristiche e della sua pesantezza, di non consentire alle imprese manifatturiere di reggere ritrovando competitività e di farle letteralmente sparire a fronte di un terziario che, a sua volta in grossissime difficoltà, non riesce ad assorbire un solo lavoratore espulso dal ciclo produttivo. A differenza che nel passato è una crisi che, se non contrastata e governata, chiude le aziende non le trasforma, le sbaracca non le innova.

Grazie ai propri rappresentanti presenti in molte aziende Cgil, Cisl e Uil vengono a conoscenza delle situazioni in tempo reale e, infatti, già nel mese di settembre, quindi prima del caos finanziario, esplicitarono lo stato di sofferenza dell’industria locale. Questo per sottolineare come le problematicità del nostro apparato produttivo non sono attribuibili in toto alla tempesta economica mondiale, che senz’altro acuisce e amplifica le debolezze, ma sono endogene e stanno dentro il sistema stesso, non sono “importate”.

A differenza che in un recentissimo passato pare che oggi tutti, pur non cogliendone la gravità, percepiscano e diano per reale la crisi del sistema produttivo friulano, anche quelli già iscritti nel, peraltro frequentatissimo, club del “tutto va bene” che tacciavano di catastrofismo le confederazioni sindacali di Udine quando osavano esplicitare i problemi e denunciare una colpevole disattenzione al manifatturiero.

Questa “ammissione”, sebbene tardiva, dello stato di difficoltà dell’economia reale nostrana è importante, ma diventa utile e costruttiva, non triste e depressiva, solo a condizione che si pensino e si decidano da subito i percorsi, gli strumenti e gli interventi da mettere in campo, a livello sia regionale sia provinciale, per sostenere e sviluppare l’industria e il manifatturiero tutto. È ovvio che una crisi globale abbisogna di una governance mondiale, è altrettanto ovvio che saranno decisive le scelte dei governi nazionali, auspicabilmente coordinati, ma è determinante, eccome, anche ciò che si farà o non si farà a livello territoriale.

Il presidente della Provincia di Udine, che ha posto il manifatturiero al centro del proprio programma, ora si assuma il compito di ascoltare e coordinare quanti, a vario titolo, sono parte in causa, e cioè le Associazioni imprenditoriali, gli Istituti di credito, le Organizzazioni sindacali, la Camera di commercio, l’Università, i Consorzi industriali eccetera attivando una sede, un momento nel quale questi soggetti si confrontino con il preciso obiettivo di definire ciò che va concretamente fatto per il bene del nostro territorio. Ascoltare per capire i bisogni e cogliere le proposte. Coordinare affinché nessuno, come successo finora, snobbi il territorio e vada, in egoistica solitudine, direttamente al livello regionale. La Provincia, nel rispetto e nella valorizzazione delle specificità, promuova un approccio di sistema al tema dell’economia reale, perché solo così potranno essere partorite politiche industriali di tenuta, nell’emergenza, e di sviluppo, nel futuro. La Provincia, in definitiva, eserciti un ruolo di regìa del territorio che, superando i propri referati e le risorse assegnatele, ridia al Friuli la capacità di formulare progetti economici e sociali pensati in proprio.

La Regione, dal canto suo, indirizzi quante più risorse possibili a finanziare il sistema delle imprese manifatturiere poiché lesinare oggi gli interventi pubblici, diretti e indiretti, in questo settore significa assumersi la responsabilità, anzi la colpa, di pregiudicare gravemente il domani di tutti e non solo degli addetti.

I soggetti di rappresentanza istituzionale, politica, economica e sociale hanno il dovere di salvaguardare e rilanciare le fonti di creazione della ricchezza e il manifatturiero è il cuore pulsante dell’economia friulana. Come la Cisl di Udine, ostinatamente e quasi ossessivamente, afferma da tempo, non c’è né benessere né coesione sociale per la nostra comunità se dovesse materializzarsi lo spettro della deindustrializzazione. Si ridistribuisce la ricchezza quando questa è stata prodotta, si esercitano i diritti (all’istruzione, alla salute, all’assistenza eccetera) quando ci sono le risorse per poterlo fare! Ecco perché il sindacato friulano, oltre al tema dell’equità redistributiva, dell’estensione e della fruibilità dei diritti e delle tutele, ha tanto a cuore il tema di chi, come e dove si crea la ricchezza.

La politica locale, sia chi governa sia l’opposizione, dimostri di aver capito quali sono le priorità e produca uno sforzo comune per favorire la ripartenza dell’economia reale che, poi, è quella che interessa i cittadini e le imprese, dimostrandosi all’altezza di una situazione drammaticamente inedita ed eccezionale.

Le analisi e soprattutto le proposte, magari da perfezionare, sono in parte già formulate e pronte all’uso perché fortunatamente alcuni, non molti in verità, si sono “attardati” a pensare all’industria in quanto non abbagliati dallo sfavillio della new economy!

Roberto Muradore
Roberto Muradore
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