Messaggero Veneto

Venerdì 01 Giugno 2012

 

La crisi peggiora, 10 fallimenti al mese

Ecco i dati del 2012. Allarme della Cisl di Udine: «Situazione pesantissima, se l’industria tracolla la nostra economia è finita»

Nel primo quadrimestre del 2012 sono stati 41 i fallimenti dichiarati nell’Udinese e nella Bassa friulana, con una media dunque di circa 10 al mese. A tale numero si devono aggiungere un concordato e due liquidazioni totali. Numeri che preoccupano molto il responsabile dell’Ufficio vertenze Cisl, Roberto Duca. «In tribunale - dice - ogni giorno restiamo impotenti davanti a un bollettino di guerra».

E dagli uffici del sindacato in via Ciconi, il segretario Paolo Mason invoca una patrimoniale: «Dobbiamo tassare la ricchezza per far ripartire la domanda interna». Se dal 2009 al 2011 il totale dei fallimenti ha superato di poche unità il centinaio, con una decina di concordati preventivi e un numero minore di liquidazioni, il 2012 in prospettiva sembra peggiorare il dato. «L’ecatombe di fallimenti è iniziata nel settore terziario – ricorda Mason – per poi crescere man mano fino a coinvolgere le medie imprese. Oggi l’auspicio è che non salti l’industria, altrimenti saremo rovinati».

Un barlume di speranza viene dalle esportazioni anche se, proprio ieri, i dati relativi ai prezzi al consumo a Udine hanno evidenziato una diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente, confermando di fatto la recessione. «Mentre la domanda interna è ai minimi storici – continua Mason – le imprese che si affidano all’export riescono a sopravvivere nonostante la stretta creditizia. Le banche dovrebbero guardare di più all’economia reale e non alla finanza, investendo sul territorio la pioggia di fondi arrivata dall’Europa».

Proprio sul territorio, infatti, sono numerose «le aziende che non riescono a evadere gli ordini perché manca il credito. In questo senso credo potrà essere fondamentale il ruolo delle banche di credito cooperativo, realtà di prossimità meno coinvolte da meccanismi finanziari mondiali». Export, credito e politica. La terza pedina fondamentale sulla scacchiera della ripresa è in mano a Regione e Provincia. «Sono necessari risparmi di sistema – auspica Mason – per assicurare fondi alle imprese e ai lavoratori. Il settore manifatturiero friulano è stato sostenuto soltanto a prole e non nei fatti. Basta dunque con stanziamenti a pioggia alla ricerca di consensi elettorali, penso per esempio ai fondi destinati alle associazioni sportive. In questo momento ci sono persone che non hanno più lacrime per piangere: la politica deve attuare una migliore ripartizione dei fondi perché la crisi che stiamo attraversando è trasversale. Quello della globalizzazione è un alibi ignobile costruito dalla politica per chiamarsi fuori dai giochi».

Michela Zanutto

Paolo Mason
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