La Vita Cattolica

Giovedì 16 Febbraio 2012

 

La gente in difficoltà, non possiamo tacere.

Dei sacerdoti e diaconi della Forania di Rosazzo.

I sacerdoti e i diaconi della Forania di Rosazzo sentono l’esigenza di manifestare la loro preoccupazione e sofferenza per la situazione socioeconomica del Distretto della sedia e di fare un appello a tutti i responsabili delle istituzioni civili e soprattutto politiche perché si dia l’attenzione necessaria ad una crisi che ha e soprattutto potrà avere drammatiche conseguenze anche nell’ambito sociale della nostra zona.

Nel triangolo della sedia la crisi è arrivata prima che altrove, e a distanza di 10 anni dai primi sintomi, la guarigione appare ancora lontana. Lo sgretolamento è partito dalle imprese e dal mondo del lavoro, ma come un fiume in piena, sta travolgendo intere comunità, in un vortice di cui non si vede la fine. I politici non sono stati in grado di trovare una via d’uscita: tra gli imprenditori è mancata la cooperazione, non c’è stata solidarietà; per un po’ i lavoratori della zona in qualche modo si sono arrangiati; gli ammortizzatori sociali hanno illuso di poter rimandare il problema a tempi migliori, in attesa di una possibile ripresa, che però non si è verificata. Ora stanno finendo anche le casse integrazioni e le altre forme di sostegno alle imprese, e il panorama è più che mai preoccupante. Lo vediamo ogni giorno nei nostri paesi: fabbriche e uffici chiusi, capannoni deserti... Anche le attività terziarie della zona stanno patendo pesantemente le conseguenze della crisi. Lo vediamo nell’allontanamento dei lavoratori stranieri, prima gli operai, ora pure le badanti... Anche molti friulani se ne stanno andando, o vorrebbero farlo. I risparmi delle famiglie un tempo benestanti non possono durare ancora a lungo.

Facciamo appello alle istituzioni, affinché guardino a questo territorio con l’attenzione necessaria. Noi sacerdoti e diaconi, unitamente ai Consigli pastorali, non possiamo tacere la sofferenza e l’angoscia che stanno patendo le nostre comunità, né la preoccupazione per il crescente disagio che si va diffondendo e che rischia di condurre ad un’esasperazione dei conflitti, all’aumento della delinquenza, della illegalità, della devianza sociale, o addirittura alla disperazione e a gesti estremi.

Emerge l’urgente necessità di aprire il Distretto della sedia ad altre produzioni, che offrano nuove opportunità per il futuro (il settore energetico, ecologico, informatico…), di rilanciare le opere pubbliche bloccate, l’edilizia abitativa (non la cementificazione selvaggia, ma le ristrutturazioni nei centri storici), il turismo culturale. Chiediamo alle istituzioni maggiore impegno nel promuovere la cooperazione delle imprese, l’apprendistato, il lavoro part-time, i contratti di solidarietà.

Alle nostre comunità chiediamo una rinnovata attenzione nei confronti di chi è in difficoltà.

Il lavoro è una componente importante della crescita sociale della persona e strumento per consolidare la propria dignità di cittadino all’interno della società. La mancanza di lavoro, dunque, non riguarda solo chi è disoccupato, ma tocca ciascuno di noi. Quali forme di solidarietà possiamo attivare senza scadere nell’assistenzialismo? Come possiamo accompagnare la situazione di coloro che sono rimasti senza un’occupazione? Ce lo siamo chiesti, nelle nostre comunità parrocchiali, anche attraverso i Consigli pastorali e i gruppi Caritas.

Oggi, purtroppo, ci sentiamo spesso frustrati e impotenti. Si interviene con le Caritas parrocchiali e foraniali, ma in modo spontaneistico, parziale. Si è consci che questa politica «tappabuchi» non può durare e non è assolutamente sufficiente. Anche le parrocchie risentono della crisi economica, quindi anch’esse hanno difficoltà ad avviare iniziative di autentica solidarietà.

Come sacerdoti, diaconi e Consigli pastorali vogliamo far sentire la nostra vicinanza alle persone che hanno perso il lavoro, ai giovani, alle donne che non riescono a trovarlo, a coloro che non ce la fanno a rientrare nel processo produttivo perché ormai avanti con gli anni.

La crisi che viviamo oggi è anche crisi di significato e di valori. Si nota una crisi anche all’interno delle famiglie, che devono stringere i cordoni della borsa, eliminando spese superflue e necessarie, un certo contrasto tra le generazioni, un arroccamento egoistico da parte di chi gode ancora di una situazione economica di privilegio. Si impone un radicale mutamento degli stili di vita, tanto più che non sarà più possibile (e neppure auspicabile) ritornare al «modus vivendi» precedente alla crisi.

Come ha affermato il card. Scola a Milano: «Dobbiamo rivedere le pretese eccessive in termini di diritti nei confronti dello Stato, che ha portato al formarsi di una società sempre più disarticolata e scomposta. Tale processo ha oscurato un insieme di valori antropologici ed etici, e quindi anche pedagogici di primaria importanza: la capacità di attendere per realizzare un proprio desiderio, la limitazione dei propri bisogni ed il controllo dell’avidità; la cura delle cose invece della loro compulsiva sostituzione».

È importante, seppur difficile, individuare percorsi in cui impegnarsi sia a livello personale che comunitario. Saranno necessarie iniziative virtuose che ci domanderanno un cambiamento degli stili di vita e delle politiche sociali ed economiche.

Celebrare la Giornata della Caritas parrocchiale, come siamo sempre chiamati a fare, può essere un’occasione di riflessione su queste realtà che stanno emergendo, un’opportunità per far sentire sempre più forte a tutti i cristiani l’esigenza e l’importanza di una giusta solidarietà. Può essere altresì un’occasione per recuperare o ristabilire una fiducia vicendevole, per ricostruire un’idea di famiglia, di vicinato, di paese.

Vogliamo sperare che la crisi non solo non ci renda più deboli perché più soli, ma anzi che la solidarietà possa essere il motore di una crescita prima umana e sociale e poi anche economica e produttiva.

Per noi cristiani la riflessione, la preghiera e l’impegno concreto sono gli ingredienti da mettere insieme per vivere questo tempo senza perdere la speranza, ma poter crescere nella carità.

Sentiamo quindi l’esigenza di chiedere una maggiore attenzione da parte dei responsabili di tutte le realtà coinvolte nel processo produttivo, prima che la situazione precipiti con conseguenze inimmaginabili per i nostri paesi che hanno dato un notevole contributo alla crescita del benessere nella nostra Regione negli scorsi decenni e che potranno riprendere ancora, su nuove dimensioni e con nuovi equilibri, a dare delle possibilità di vita dignitosa a tante famiglie.

I sacerdoti e i diaconi della Forania di Rosazzo.

Mons. Giovanni Rivetti
Don Gino Fasso
Don Luigi Paolone
Don Edoardo Scubla
Don Roberto Freschi
Don Carlo Dorlich
Don Elio Romanutti
Don Daniele Antonello
Don Renato Zof
Don Ennio Mesaglio
Don Fiorino Miani